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Acireale, seminario promosso dal Gal Terre di Aci con Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali provincia di Catania

“La via dei Mulini nella valle delle Aci” è il titolo della nuova iniziativa promossa dal  Gal Terre di Aci per il prossimo 20 dicembre 2022 nella Sala Stampa del Comune diAcireale a partire dalle 17

“La via dei Mulini nella valle delle Aci” è il titolo della nuova iniziativa promossa
dal  Gal Terre di Aci per il prossimo 20 dicembre 2022 nella Sala Stampa del Comune di
Acireale (ingresso da via Lancaster 13) a partire dalle 17. L’incontro, moderato da Carmelo Danzì, animatore del Gal Terre di Aci, conta sulla collaborazione dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della provincia di Catania e dell’Ordine degli architetti di Catania, nonché sul contributo dell’Associazione ingegneri e architetti acesi e della Fondazione ordine architetti pianificatori paesaggisti conservatori della provincia di Catania. Ai professionisti Agronomi, Forestali e Architetti che prenderanno parte all’evento saranno infatti riconosciuti i relativi Crediti Formativi Professionali (CFP).
I saluti istituzionali saranno di Stefano Alì e Anna Privitera, rispettivamente Presidente e Direttore del GAL. Ad affiancarli Enrico Catania, presidente dell’Ordine dei dottori Agronomi e dottori Forestali di Catania, Sebastian Carlo Greco, presidente dell’Ordine Architetti di Catania e Eleonora Bonanno, presidente della Fondazione Ordine Architetti di Catania. A seguire una serie di interventi curati dagli ospiti che si susseguiranno. Il primo sarà a cura di Tindara Crisafulli, che introdurrà un’analisi relativa alle buone pratiche per la valorizzazione di sentieri del percorso. A seguire Giuseppe Marano, consigliere dell’Ordine Architetti PPC Catania, curerà un intervento dal titolo “Dall’acqua come risorsa all’architettura dei mulini. L’ingegno dell’uomo e la sua opera di antropizzazione sostenibile”. Poi sarà il turno di Antonio Raciti, presidente dell’Associazione ingegneri architetti acesi. Introdurrà l’Istituzione del Parco Archeologico e paesaggistico “Valle
dell’Aci”. Successivamente sarà Mariagrazia Leonardi a occuparsi dei “Paesaggi della
memoria” e di come, dal punto di vista storico e paesaggistico, la via dei mulini possa costituire una prospettiva per lo sviluppo turistico culturale locale.
Tra le mission del Gal Terre di Aci nel Piano di Attuazione Locale (PAL) vi è la valorizzazione
dell’area compresa tra i 5 Comuni aderenti al partenariato. Con questo seminario, che chiama a raccolta gli esperti di tutte le componenti di attrazione di cui il sentiero dei mulini è dotato, il GAL vuole assurgere ancora una volta al ruolo di precursore e catalizzatore di sviluppo, rispetto ad un territorio la cui componente politica/economica lavora in perfetta sinergia per il raggiungimento di un obiettivo comune. Il confronto sarà altresì funzionale a rendere la sintesi delle molteplici potenzialità di un sistema da proteggere e conservare anche grazie ad un’appropriata pianificazione progettuale che poggia le proprie ragioni di essere negli indirizzi e prerogative di tutti i fondi disponibili, a partire dal PNRR.

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Il caratteristico percorso dei mulini si sviluppa su quasi quattro chilometri del comprensorio
acese: partendo dalla frazione Reitana, arriva sino a Capomulini ed esprime un immenso serbatoio di storia, cultura e attrattive naturalistiche che risalgono già al I e II secolo d.C. Un sentiero lungo il quale nell’antichità vennero collocati dei Mulini “a pale orizzontali” che, sfruttando la potenza dell’acqua del fiume Aci, venivano attivati per la lavorazione della canna da zucchero ma anche per la produzione di seta e panni: emblema di una fervida attività industriale che sino agli anni sessanta animava il comprensorio. Lungo questo sentiero è inoltre facile imbattersi in reperti archeologici ma anche più semplicemente in ciò che rimane di quel patrimonio di architettura contadina fatta di ruderi e sistemi di irrigazione per scorrimento a supporto dei fiorenti limoneti che, ancora oggi,
insistono nella zona.

 

Un patrimonio legato all’economia locale e nello specifico alla resilienza degli agricoltori, ultimo baluardo di una limonicoltura di qualità, che possono agevolare il richiamo turistico per fruitori interessati a cogliere i misteri di un passato che ancora oggi resiste in tutta la sua bellezza.

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