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Ordini medici, ‘metal detector in ospedali, operatori vanno protetti’

“Oggi in ospedale si può entrare con un’arma senza alcun controllo. Questo però non può succedere in una banca o in un ministero. Perché i medici devono essere così esposti, nonostante il numero degli episodi di violenza contro di loro sia fortemente aumentato? Perché non mettere i metal detector anche per le strutture sanitarie?”. Così all’Adnkronos Salute il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, che sottolinea come solo pochi giorni fa, a Palermo, si sia verificata un’aggressione con un tirapugni che un paziente aveva portato con sé durante una visita. “Sì quindi al metal detector per dare una risposta sulle armi, essere più tranquilli e ridurre almeno il rischio di lesioni gravissime”, aggiunge ricordando la provocazione del segretario nazionale dell’Anaao Assomed che ha proposto una scorta per proteggere i medici.

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“Si tratta ovviamente di una provocazione – continua Anelli – E’ impossibile avere un ‘carabiniere dietro ogni persona’. Punterei sulla legge che abbiamo, che va applicata, e su una azione più forte a livello centrale, con indicazioni ben precise alle Regioni e alle direzioni generali nelle varie aziende sanitarie”. Serve “responsabilizzare maggiormente le aziende nell’applicare le norme”, esorta il presidente Fnomceo. Per Anelli “la sicurezza non può diventare soltanto un argomento dei convegni”. Nel concreto “la situazione è gravissima”, osserva. Ci sono aree dove “nei pronto soccorso il 70-80% degli operatori ha vissuto un episodio di violenza”. In un contesto così grave, “non è possibile parlare soltanto”. I responsabili del rischio e della sicurezza delle aziende “devono adottare provvedimenti concreti perché si riduca il rischio di avere un’aggressione. Il monitoraggio deve essere più stringente”.

 

In questo quadro, avverte il presidente dei medici, “i professionisti non hanno più fiducia nel sistema perché si trovano di fronte a una situazione in cui tanti episodi di violenza non vengono segnalati alle autorità competenti e ai giudici che dovrebbero avviare la procedibilità d’ufficio nei confronti dell’aggressore. Ora, se tutto questo non avviene, a che serve fare leggi? E’ fondamentale – insiste – che le aziende segnalino ogni episodio di violenza alla magistratura in modo tale da rendere efficace la norma. Se non avviene questo, la legge sarà stata inutile”.

 

 

 

 

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