Sicilia Report
Sicilia Report
Montalto 336×280
© Sicilia Report

Terapia del pianto, la nuova moda dei Crying Club

Trattenere il pianto o non piangere mai può causare danni al nostro organismo che viene privato della possibilità di gestire in modo più efficace lo stress e le tensioni

Perché piangere fa bene? Il pianto è una manifestazione fisiologica che ci permette di riequilibrare l’umore, è per questo che piangere fa bene al nostro organismo. Quindi quando vediamo una persona che piange dovremmo reprimere il bisogno di consolarla e piangere insieme a lei. Siamo trasmettitori di potenti energie che ci animano e ci governano.  Sono le emozioni che ci permettono di scaricare o metabolizzare le tensioni energetiche attivate da stimoli e pulsioni.

Pubblicità

Tutti i nostri vissuti sono innanzitutto esperienze della mente, il pianto può essere di felicità, di dolore, stanchezza, disperazione, ed è per questo che è così importante attivare il grande potere della mente del quale tutti noi disponiamo.

Ci vuole quindi “una diversa prospettiva” per poter comprendere le regole psicosomatiche che partecipano a creare il nostro benessere.

Trattenere il pianto o non piangere mai può causare danni al nostro organismo che viene privato della possibilità di gestire in modo più efficace lo stress e le tensioni.

Perché piangere ci fa stare meglio? Secondo una ricerca scientifica nove persone su dieci si sentono meglio dopo un bel pianto e in questo sono più brave le donne che piangono almeno cinquanta volte l’anno. Evitare di piangere quindi aumenta il rischio di infarti e di danni al cervello. E non è un caso che gli uomini, che piangono molto meno rispetto alle donne sono più soggetti ad infarto e disturbi cardiovascolari: pare che il pianto produca degli ormoni che “accarezzano” il cuore, liberandoci da tossine provocate dallo stress. Sforzarsi di non piangere, blocca le emozioni dentro di noi, favorendo posizioni poco corrette anche per la colonna vertebrale, si pensi ad esempio alle classiche spalle ricurve causate da un irrigidimento della muscolatura. La tensione quindi viaggia dalla mente direttamente allo stomaco danneggiandolo e provocando in ultimo stadio gastriti e dolori intestinali.

Così facendo poi contribuiamo ad indebolire il nostro sistema immunitario già provato a causa dei forti stimoli negativi al quale è stato sottoposto.

 

Una recente ricerca di William Frey, dell’Università del Minnesota (Usa) ha dimostrato in modo scientifico che dal pianto nascono benefici sia fisici che psicologici. Lo studioso ha infatti formulato la “recovery theory” cioè la “teoria della guarigione” secondo la quale le lacrime emozionali, cioè quelle causate da un dolore o dalla commozione, sarebbero un vero toccasana per il nostro benessere. Piangere, inoltre, provoca la produzione di enkfalina, un anestetico che rilassa i muscoli facilitando così uno stato distensivo del nostro corpo. È un anestetico naturale (si liberano due tipi di ormoni chiamati oppiacei e ossitocina che hanno la capacità di calmare) e ti consente di alleviare, elaborare e superare il dolore. aiuta a scaricare i nervi, ad abbassare la pressione e grazie a un particolare enzima, il lisozima, a eliminare batteri e impurità.

È per questo che ogni secrezione che viene dal nostro corpo è preziosa e capace di miracoli.

Non a caso si sente spesso parlare di pianto liberatorio. Ma per essere un vero pianto liberatorio non basta sbucciare la famosa “cipolla” dev’essere quello provocato da un’emozione intensa.

Piangere da soli o in compagnia? Ovvero piangere in privato o in pubblico?

Finita l’era in cui l’idea che piangere in pubblico sia qualcosa di cui vergognarsi o per cui provare imbarazzo, in Giappone, negli Stati Uniti e in Europa, sono stati aperti dei Crying Clubs dove si può piangere accanto a dei perfetti sconosciuti, magari guardando un film strappalacrime o leggendo un libro triste. Nessuno si permette di giudicarti e soprattutto nessuno tenta di consolarti perché ognuno sa che quello che sta avvenendo è fatto solo per stare meglio.

Ma poi noi siciliani non abbiamo una tradizione in tal senso?

Le préfiche nel mondo antico greco e poi siciliano, erano donne pagate per piangere ai funerali

 

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: