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O come Orgasmo

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Il 31 Luglio di ogni anno ricorre la Giornata mondiale dell’Orgasmo, che riprende l’analoga festa nazionale che si celebra in Australia e nei paesi anglosassoni.

L’orgasmo è, nel modo comune di intenderlo, la più alta forma di piacere sessuale, ed è probabilmente per questo che si è ritenuto necessario dedicare un giorno proprio per ricordarlo e celebrarlo. Come se qualcuno potesse dimenticarsi della sua importanza.

Senz’altro ci sono al mondo molte donne che hanno provato un orgasmo e altre (un numero minoritario ma niente affatto trascurabile) che non hanno mai avuto questa esperienza. Sono sicura però che tutte siano ben consapevoli di quanto sia centrale nei nostri pensieri, dei suoi effetti benefici sull’umore, sulla salute e sul benessere generale dell’individuo. D’altra parte come potremmo dimenticarlo? Ogni giorno ci imbattiamo in articoli su riviste, in post sui social network, in documentari in tv, che ci ricordano che fare sesso con frequenza e con soddisfazione fa bene al cuore, alla circolazione, alla salute della coppia, alla comunicazione, allontana il rischio di certi tumori e chissà a quanto altro: è utile insomma a tutti gli usi e guai a non cercarlo con determinazione!

Forse è il caso di fermarci a riflettere su alcuni aspetti.

Cosa è un orgasmo? Lo si è definito in tanti modi, ma la definizione che più mi piace è di Nagoski “L’orgasmo è il rilascio improvviso e volontario della tensione sessuale (…) La sensazione che dà questo rilascio dipende dal contesto”.

Trovo molto interessante questa definizione, perché offre parecchi spunti di riflessione. Parte dunque da una tensione sessuale (se non c’è, nisba orgasmo), è un atto voluto (dunque non provocato, non indotto, non agito da altri), è improvviso (può avvenire ma anche no, in luoghi e modi inconsueti e persino inattesi), e la sensazione che ci arriva dipende dal contesto. Come non pensare alle mille volte che ci sarà capitato di essere stati infastiditi da un pensiero, un rumore, i figli nell’altra stanza, una parola o un gesto fuori posto del partner: e improvvisamente la tensione sessuale sparisce e addio sensazioni piacevoli. O al contrario, situazioni diverse dal solito, impreviste o inattese potrebbero invece amplificare di molto le sensazioni provate.

Siamo animali strani e complessi. Ci preoccupiamo di indagare minuziosamente se ciò che abbiamo provato sia un orgasmo vaginale o clitorideo, se sia più intenso l’uno o l’altro, se il/la partner sia o meno soddisfatto e quanto intensamente, se la “prestazione” sia stata o meno all’altezza delle aspettative, ci preoccupiamo spesso pure del nostro corpo, delle posizioni assunte, dell’andamento sessuale durante il sesso (il cd. spectatoring) e poi dimentichiamo che la cosa più importante è l’abbandono al piacere. Che ovviamente non potrà esserci se non riusciamo a tenere fuori dalla mente tutto il resto e a fare un poco di vuoto attorno all’esperienza di piacere che stiamo provando.

Nagoski avverte: “L’orgasmo non è l’obiettivo, l’obiettivo è il piacere”, perché in fondo ci sono mille modi di provare piacere e l’orgasmo non è sempre indispensabile, il piacere sì.

Il piacere però è frutto di un percorso, non uno stato improvviso. La scienza può fornirci molte spiegazioni sul funzionamento del nostro corpo, sui meccanismi che si attivano, sugli ormoni che si mettono in circolo. Ma la scienza non può fornirci le chiavi per sperimentare il piacere estatico, né darci il “permesso” di provarlo: quello è il lavoro che dobbiamo osare dentro di noi, fatto di ricerca, di conoscenza del proprio corpo e delle proprie sensazioni e di esperienza personale. Nessuno può farlo al posto nostro e nessun percorso è uguale all’altro e nessun orgasmo è uguale a un altro e vanno tutti bene. Si tratta di un percorso importante e personale di conoscenza di sé da compiere, il solo modo per provare orgasmi spettacolari.

Articolo proposto alla redazione da Viviana Palumbo

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