Sicilia Report
Direttore Paolo Zerbo
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Gli italiani del 2019: decomplessati dal sesso con la pornografia su web

I dati sono stati resi pubblici durante la conferenza a Palazzo Giustiniani alla presenza di Francesco Maietta – Responsabile Area Politiche sociali Censis, Paolo Crepet – Psichiatra e sociologo, Manuela Farris – Ginecologa, Roberta Rossi – Presidente Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica, Ester Viola – Avvocato matrimonialista e scrittrice, Massimiliano Valerii – Direttore Generale Censis.

Sono 15,5 milioni di italiani di età compresa tra 18 e 40 anni considerati nel loro comportamento sessuale. Nel grafico il dettaglio delle loro “attività”. Molto attivi (almeno una volta al giorno 8,4%; Attivi (due/tre volte a settimana 33,2%); Abbastanza attivi (una volta a settimana 27,7%); Saltuari (meno di una volta a settimana, ma entro i tre/quattro mesi 21,2%); Rarefatti (una volta ogni cinque/sei mesi o più) 3,9%; Attualmente non hanno vita sessuale (5,6%). Se non riuscite a trovarvi non disperate ci sono sempre i “non-sense”, cioè quelli che non capiscono le domande.

 

Coloro che ne sono soddisfatti (vanno per fasce di età i più giovani fino al 54.4% fino ai più maturi 48,6%)

 

Quelli che sono soddisfatti sperimentano una molteplicità di pratiche, (li avranno visti su web?) che favoriscono o surrogano i rapporti completi. Potrebbe essere una trasmissione di fantasie sessuali intergenerazionali?

In cosa consiste la vita sessuale dei giovani 18-40enni?

I dati raccontano di una vita sessuale decomplessata fatta da un vasto repertorio di consuetudini e situazioni, (sperimentate sul web?), tanto che anche tra coloro che hanno esperienza di rapporti sessuali completi e una vita sessuale attiva, che vivono stabilmente in coppia, con o senza figli, la sessualità si esprime non solo e non tanto attraverso il “tradizionale amplesso”, ma con una combinazione del tutto soggettiva, interna ed esterna al vissuto e alle dinamiche di coppia, di consuetudini diverse dal rapporto completo, di cui sono alternative e/o complementi.

Una tendenza alla sperimentazione che ha reso di massa e consuete, interne alla sessualità ordinaria, pratiche un tempo poco diffuse o dichiarate ufficialmente e di certo identificate come non convenzionali. Tra le più diffuse figurano le seguenti.

Pratiche complementari e alternative: – il sesso orale è praticato dall’80,7% degli intervistati (per il 40% circa è una pratica regolare); – il sesso anale dal 33,1% (per il 6,6% è una pratica abitudinaria); – la masturbazione reciproca senza rapporti sessuali completi dal 67,0% dei 18-40enni.

 

Vanno alla ricerca del piacere lo esigono, e più che amore ricercano passione e complicità per procrastinare la tensione di una società che non dà loro né certezze e né futuro. Il sesso così diventa una forma di “perdizione acquatica”, spesso si parla di fluidità sessuale, dell’ansia, un riempimento colmo di promesse edonistiche per cui dagli “scarni e procrastinabili minuti” di cui parlava l’indagine del Censis del 2000 sulla durata del coito: per la maggioranza degli intervistati, il 50,3%, era compresa tra 3 e 15 minuti, per il 32,4% tra 16 e 30 minuti,  e poi improvvisamente si passa in maniera preponderante ad una “nuova durata” quella dei week end di Sesso-Cialis coadiuvato dalle mirabolanti sex-drugs: fino 72 ore!!!

Una sorta di “relax style”, che se nell’indagine del 2000 rappresentava qualcosa di morboso e di perverso, soprattutto nei confronti della terza età, nell’indagine del 2019 rappresenta invece un modo di vivere accettato e condiviso, anche dalla terza età. Prova ne sia l’ammissione dell’uso “normale” quasi “obbligatorio” della pornografia, in maniera trasversale. Il porno è on line 24 su 24 senza dover andare ad affittare o comprare il filmettino della domenica, o per i fruitori dell’età giurassica con le classiche riviste ormai diventate vintage da collezione, o meglio ancora dei classici cinema hard-core di cui si sono perse “disperatamente” le tracce.

Il porno è uscito allo scoperto scardinando la rivoluzione sessuale degli anni 60-70 (incoscio del Sé collettivo) rimescolando la naturale trasgressione degli anni 80-90 (identificazione del super-io collettivo) ha portato alla liberazione della coscienza collettiva (come un Io individualista ma portatore di valori rappresentanti una comunità collettiva) dagli anni 2000 in poi. Prova ne sia la potenza del web. E la sua diffusione.

Niente è più proibito, scandaloso, disdicevole, perverso, il porno è diventato protagonista e “istruttore” di una serie di pratiche molto diffuse nella sessualità quotidiana degli italiani. La base materiale è la facilità di fruizione, come direbbe lo psicologo Ian Kerner autore incontrastato del termine “pornificazione mondiale”: “Se Internet si è diffuso tra oltre quattro miliardi di esseri umani sul pianeta Terra, è stato tramite il porno. Quindi il Re incontrastato della Re-Te, è ciò di cui gli esseri umani non possono fare a meno ma a cui è stato “concesso”, tramite la Re-Te, di essere vissuto in maniera “libera”, con l’abbattimento di proibizioni culturali, sociali e religiose è ha avuto come il risultato una sola parola: il Sex”.  Dicevamo la facilità di reperimento del porno ha i suoi adepti anche in Italia: Youporn, Pornhub e via dicendo basta fare una ricerca e ti spuntano i “siti migliori” del settore con tanto di recensione e soprattutto con tanto di “categorizzazione” sul tipo di pratiche che intendi conoscere, attraversare, sperimentare…ancora da censire.

Le percentuali della fruizione web-pornografica sono presto dette e confermano lo sdoganamento completo della fruizione del porno trasversalmente ad età, genere, area geografica, da soli o in coppia. Dai dati emerge che: – il 61,2% dei 18-40enni (dato che diventa il 68,3% tra i 18-25enni) guarda video porno da solo; – il 25,2% dei 18-40enni e il 20,2% dei più giovani li guarda in coppia; il 31,2% (il 33,9% tra i 18-25enni) riceve immagini pornografiche da una persona specifica, il 25,9% (il 27,0% dei più giovani) invia immagini porno; tra coloro che hanno avuto esperienza di rapporti sessuali completi le quote rispettive si innalzano, indicando che il porno è parte integrante della vita sessuale di milioni di coppie di giovani. Non si parla della differenziazione tra porno e porno-etico di produzione della regista svedese Erika Lust.

 

Ormai i numeri impongono di parlare di fruizione del porno in maniera massificata, in particolare tra i più giovani. Al di là di significato, effetti e senso morale di tutto ciò, è ineludibile partire dal dato di fruizione massiccia e trasversale per capirne ragioni e implicazioni in parte determinata dalla mancanza di un’educazione sessuale/affettiva che era già stata definita dalle direttive di un documento dell’OMS del 2012 nell’ambito europeo, come educazione olistica, completamente disattesa da parte dell’Italia, per ovvie ragioni “politiche, sociali, culturali e religiose”. Non si può quindi considerare dal punto di vista educativo nell’ambito delle scelte sessuali pornografiche l’assenza di pregiudizi e inibizioni da parte degli intervistati, incluse le donne, nel raccontare (ovviamente in un contesto di anonimato) il rapporto con il porno, anche come gioco di complicità nelle coppie. Nelle coppie di una certa stabilità la fruizione di video porno visti e utilizzati insieme è un atteggiamento ormai radicato, così come quella di inviare immagini porno, registrare video e scattare foto durante gli atti sessuali, con il sexting praticato regolarmente o di tanto in tanto dal 38,6% di chi vive in coppia: l’utilizzo è finalizzato a rendere intrigante e non scontata la relazione sessuale, in una consapevole lotta nei confronti della noia, o forse in una reale mancanza di intimità e complicità.

Questo per quanto riguarda un pubblico per così dire adulto, che è forse libero di fare coscientemente e liberamente di fare una scelta.

E per chi adulto non lo è? O per colui o colei che non è scientemente libero di fare una scelta tra le proprie conoscenze ed esperienze sessuali? Quali sono la possibilità di un “non adulto” che non abbia avuto nessun tipo di guida nell’ambito socio educativo affettivo e sessuale? E soprattutto per chi ancora ha una mente in formazione che possa essere “plagiata”? Come dice lo psicologo Dott. John D. Foubert: “Il porno ha riscritto la sceneggiatura sessuale per il comportamento sessuale della generazione millennial e che sta attualmente ri-cablando i cervelli della generazione successiva”.

 

In una ricerca di film pornografici più popolari, il dott.Foubert ha rilevato che nell’88% delle scene dei film porno si trovino diverse scene di aggressione verbale o fisica e di solito verso una donna. E che il 95% delle volte in cui un uomo è violento o degradante nei confronti di una donna, questa violenza viene mostrata come gradita o accolta senza obiezioni da quest’ultima, attrice, consenziente o meno a queste condizioni. In psicologia si dice una sorta di impotenza appresa. Appresa dai modelli di riferimento. E così, si suppone, che gli adolescenti senza nessuna formazione affettiva alla sessualità interpreteranno ciò che vedono. La pornografia insegna ai ragazzi a colpire le ragazze e mostra alle ragazze come questa violenza debba piacere loro per forza.

Questo per fare un esempio di diseducazione sessuale/affettiva relazionale. Disattesa dalle Linee Guida dell’OMS.

 

Che l’Italia sia stato fondato su un Ratto delle Sabine: ovvero il popolo di Roma a causa di mancanze di femmine fece una festa col popolo vicino e gli rapì le ragazze, Non c’è dubbio alcuno. Fa parte della storia tramandata. A distanza di un anno i Sabini, poveri deboli e defenestrati fecero guerra ai romani per recuperare le loro “ragazze”. Ma le ragazze, le femmine rapite erano diventate donne: madri che portavano in offerta neonati e grembi pregni sull’assedio di guerra. Forse questo mito come rappresentazione e trasmissione storica è lontano dal ridurre un immaginario collettivo sulla violenza sessuale o sull’uso della pornografia che alimenta in realtà una cultura che considera le donne come oggetti sessuali e accetta lo stupro. Vedi il Ratto di Proserpina. E la seconda parte di quest’articolo e approfondimento. A chi interessa. Articolo successivo

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