Videogames e personaggi Lgbt, in mostra a Berlino

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Nel 1985, una nota marca di videogiochi, mise in cantiene un progetto innovativo: inserire all’interno dei giochi virtuali, personaggi fantastici che per la prima volta non erano Super Heroes, ma racconti di eroine, lgbt. “Birdo” ad esempio, impersonificava un ragazzino che, sentiva di essere una bambina anche se il suo corpo l’ho definiva maschio; insomma il primo protagonista queer, della storica fabbrica dei giochi che, nel 1988 simulò il suo: coming out. La mostra inaugurata nel dicembre scorso al museo di Schwules a Berlino, Germania chiamata: Rainbow Arcade, potrà essere visitata fino al 13 maggio prossimo; sono esposti infatti le avventure dei protagonisti arcobaleno, presenti nei games sin dal loro esordio, nel 1985 al 2018. La mostra è stata voluta ed organizzata da: Adrienne Shaw, Sarah Rudolph e Jan Schorrenberg, quest’ultimo facente parte del museo berlinese, cui la mostra è dedicata. Perchè quindi, un pezzo di storia virtuale appare in un museo? Per riportare sempre, il messaggio di eguaglianza tra i sessi, nel rispetto di tutti eliminando stereotipi, ricordando agli appassionati del genere che, anche il mondo dei games ha dato il suo supporto pieno alle comunità lgbt. Rifiutare la discriminazione gender, fu la prima idea, dunque di produrre qualcosa di diverso dei soliti giochi passatempo, non rappresentando solamente una novità, ma uno dei passi di riconoscimento di identità sessuale e scelta personale, individuale. Le comunità Lgbt, hanno accolto positivamente tra le innumerevoli “cose” tecnologiche non reali come i videogiochi, questa mostra insolita ma originale da non perdere.