Matteo Grimaldi: intervista a cuore aperto

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Matteo Grimaldi, giovane aquilano, è uno scrittore emergente che, sceglie di impugnare la penna per descrivere tratti della nostra società, per contribuire concretamente al suo cambiamento. Matteo, è un uomo semplice, sensibile e solidale verso il prossimo, ma è altrettanto diretto e determinato quando esprime chiaramente la sua battaglia contro l’omofobia, sensibilizzando tutti a farlo; non c’è nulla di più bigotto nel relegare a inutili stereotipi di genere, due persone dello stesso sesso che, si incontrano, si amano come qualsiasi altra, a prescindere dalle scelte personali di ognuno di noi. Dopo aver pubblicato vari libri, nel corso degli anni, nel 2017 nasce: La famiglia X, un racconto che, sta facendo appassionare centinaia di lettori nel nostro paese.

Matteo, ci parli di lei della sua infanzia, della sua famiglia d’origine.

Ora vivo a Firenze, ma ho vissuto la mia infanzia a L’Aquila. Direi una famiglia comune, la mia. Di sani principi, con delle regole da rispettare. I miei genitori mi hanno insegnato il valore delle certezze, l’importanza della stabilità. Mi hanno insegnato a dare le giuste priorità alle cose. Questo loro carattere fermo aveva un rovescio della medaglia: non riuscivano a riconoscere l’importanza della scrittura per me, la consideravano un hobby pericoloso, così come pure la lettura, colpevoli di distrarmi dai miei doveri scolastici e poi universitari. Adesso rispettano il mio lavoro, hanno capito che una passione può salvare la vita e io ho capito grazie a loro che bisogna sì fare quello che ci piace, o almeno provarci, ma è fondamentale avere sempre un piano B e anche uno C, nella vita.

Nel 2009 ha vissuto il terremoto della sua città, L’Aquila. Cosa ricorda di quei momenti?

Tutto molto nitidamente. Dall’istante in cui ho avvertito il soffio della terra a quello in cui sembrava dovesse crollarmi la casa addosso, fino all’immobilità totale quando finalmente tutto si è fermato. C’è una cosa che non scorderò mai, anzi due: le urla nella notte – si sentivano soltanto quelle, provenivano da ogni direzione – e la paura di non poter salutare le persone che amavo, che mi è rimasta addosso fino al momento in cui sono riuscito a uscire di casa, quando ho potuto sbarazzarmene con un lungo pianto liberatorio.

Prima le ho chiesto di parlarci della sua famiglia per arrivare alla tematica del suo libro: La famiglia X. Perché Matteo Grimaldi sceglie ad un certo punto di scrivere un libro sulle famiglie arcobaleno?

In verità non ho mai considerato La famiglia X un romanzo sulle famiglie arcobaleno. Penso sia molto di più. Direi principalmente una storia di rapporti. Di come talvolta alcune persone, finite per caso nella nostra vita, acquistano per noi un ruolo così importante da determinarne un pezzetto. Michael a 13 anni si ritrova affidato a una coppia di giovani ragazzi, che si amano e che sono intenzionati a prendersi un impegno serio con lui, un impegno genitoriale, seppure a termine, perché l’affido per definizione è un rapporto a termine. Ma hanno davvero un termine i rapporti? Ecco, era su questo che volevo indagare, e poi sulla definizione di famiglia. Qualcuno è in grado di darne una che sia incontrovertibile?

L’Italia, ha fatto dei passi avanti sui diritti per le pari opportunità di genere, secondo lei cosa si può fare per arginare l’omofobia che ancora persiste in tante persone?

L’Italia ha fatto dei passi avanti. Sembravano rivoluzioni e invece erano molto timidi, e andavano sostenuti e rafforzati negli anni da nuovi provvedimenti. Non dimentichiamo che siamo sempre fra gli ultimi Paesi al mondo in termini di diritti civili. Adesso ci siamo nuovamente incagliati. L’attuale governo non sembra avere intenzione di procedere in quella direzione.
L’omofobia deve essere combattuta innanzitutto con una presa di posizione chiara da parte delle istituzioni. Abbiamo bisogno di una legge che inasprisca le pene per i reati tipici a sfondo omofobico o transfobico. E poi tutti noi possiamo cambiare nel nostro piccolo le cose. Io vado spesso nelle scuole a parlare del libro, e le nuove generazioni mi stupiscono e mi fanno sempre ben sperare. Educare alle differenze come peculiarità della persona, e non come caratteristiche negative che portino all’esclusione, è il primo importantissimo passo.

Matteo si descrive come: uomo, scrittore e perché no, come futuro padre.

Presentarmi non mi riesce mai bene, sarà che quando parlo di me mi sembra sempre di dire cose poco interessanti. In questo momento, a 37 anni, mi sento ancora in linea col modello di persona che vorrei diventare: felice, onesta, amata, soddisfatta, entusiasta e combattiva. E questo non è poco. Come scrittore mi sono posto un’unica grande regola: non tradire mai i miei lettori. Come futuro padre non ti so rispondere, né riesco al momento a fare ipotesi. Spero che il futuro mi sorprenda.