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Ultimi scampoli d’estate

Ultima breve riflessione di Francesco Cusa pubblicata su "Lo Stiletto"

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Qua ci sta uno col cellulare che urla a fianco a me. Parla di un gattino. Capisce di “gattino”. È incazzato perché lei non capisce di “gattino”. Che nutre male “gattino”. Che deve ascoltarlo su “gattino” perché lui lavora da sempre con cose relative a “gattino” (si avvicina con la sua foga crescente, ora mi sta a pochi centimetri). Dice che no, non si fa così con “gattino”. Urla adesso che lui conosce bene ogni dinamica da “gattino”. Di non dare croccantini a “gattino”. Che “gattino” è un essere senziente. E che lei non è cosa da “gattino”. Che è senza misura e dovrebbero levargli “gattino”. Conclude questa invettiva condendomi di sputi e mandandola a fanculo (Espressione offensiva rivolta a chi dà fastidio, annoia, o comunque non si sopporta, vd. cfr. www.treccani.it/vocabolario/vaffanculo/ n.d.r.), lei è “gattino”. Le cose da rimarcare sono sostanzialmente due: 1) Perché io subisco tutto questo senza protestare? Forse per un profondo senso di vergogna per l’intera specie? 2) Perché adesso visualizzo un abnorme “gattino” itifallico nell’atto di stuprare il Veterinario Platonico?

Nota – Questo comunicato è stato pubblicato come contributo esterno. Il contenuto non è quindi un articolo prodotto dalla redazione di Sicilia Report.
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