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Riflessioni sulla “Banana” di Cattelan

Lo Stiletto di Francesco Cusa all'indomani del banchetto liberatorio di David Datuna

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Il problema non è l’atto “in sé”, ma il ritenerlo ancora “provocatorio” nel 2019 e con una tale valutazione assurda in termini economici. Diventa atto patetico (o molto furbo) “dopo” ciò che c’è stato prima: i tagli di Fontana, i silenzi di Cage, le merde d’artista di Manzoni, gli scolabottiglie di Duchamp ecc. In questo senso quest’operazione mi pare figlia del vuoto mediatico del tempo, della patinata stasi delle giovani generazioni che necessitano di tali “gesti”, i quali sono comunque afferenti alla ri-scrittura all’interno di un codice logoro. Non ci può essere “innovazione” né “provocazione” (in tal senso) nella deriva del post-moderno, se non per una salottiera predisposizione allo scandalo. Torna in mente la lezione di Bene: “non si può fare teatro col teatro, musica con la musica ecc.”. Quest’operazione di Cattelan si iscrive nel solco dell’arte parassitaria. A mio modesto avviso.

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