Nuovi preti e nuove dottrine

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Amici, il senso dei miei post, scritti ecc. è da ricercare in una severa critica dei nuovi dogmi. Qui non si tratta tanto di definire un campo, un orizzonte del discorso. La deriva post illuministica del dogma scientista non ha nulla a che vedere col termine “Scienza”, che in sostanza significa Conoscenza. Solo uno stolto potrebbe essere “contro” la “Scienza”, “I Vaccini”, ecc. Qui occorre ristabilire un equilibrio tra conoscenza intuitiva (ciò che la comunità scientifica definirebbe l’euristica) e conoscenza “materiale”. In ogni ambito teoretico-metodologico è oramai diventata una questione “fideistica”, ai vecchi preti se ne sono sostituiti di nuovi. Lo specialismo e le settorializzazione del Sapere (con la “S” maiuscola, in senso dantesco) hanno reso isterico il rapporto dell’essere umano col Reale. Si parte, per ciascuno specifico ambito, col principio di un’idea di “Realtà”-Materia-Immaginario” che pare essere condivisa e comunitaria. Ma così non è. Ogni aspetto disciplinare prevede un infinito rimando di codici, peculiarità su peculiarità da giustapporre: provate a far collimare il concetto di “Realtà” di un astrofisico con quello di un medico delle ossa. In realtà, ciò che domina la cultura mainstream non è che l’Imago della scienza, ossia il frutto di una propaganda mediatica oramai attiva su scala planetaria. E dunque vengono così mortificate le conoscenze “altre” e rigettato tutto ciò che non rientra (rientrerebbe) entro la cruna dell’ago della metodologia scientifica: in poche parole l’Immenso, o il “Tremendo”, per dirla con Abhinavagupta. Quanto poi questo processo possa essere risibile se applicato alla psicanalisi, a certe branche della neurologia, alla storia, all’estetica… beh, lascio a voi stabilirlo.

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