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L’attualità molesta

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Il livello attuale di conoscenze implica tutta una seria di conseguenti riflessioni ed aiuta, per es., a comprendere la visione di un pensatore come Slavoj Zizek. Il potere dello Stato che, anche se a livello legale dovrebbe essere semplicemente la rappresentanza degli interessi dei suoi cittadini, di fatto, a livello del lato nascosto superegoico (Buñuel docet) “ha come supplemento il messaggio osceno dell’esercizio incondizionato del potere (…) Questo eccesso osceno è necessariamente costitutivo del concetto di sovranità”.
E cosa è questo “eccesso osceno”, aggiungiamo, se non lo scarto rimosso (in chiave “psico-marxista”) di tali cultualità e simbologie in atto?
Le terrificanti esperienze del “secolo breve” trattate nel poderoso volume da Hobsbawm, mostrano come, ad es., secondo Balibar, “per motivi strutturali e necessari, il marxismo sia incapace di pensare l’eccesso della violenza che non può essere integrato nella trama del Progresso storico”, e che il marxismo, in buona sostanza, non può offrire strumenti di comprensione per fatti estremi come la Shoah e il gulag.
Dunque per Zizek “la nozione di doppio/supplemento osceno del potere implica il fatto che non c’è potere senza violenza (vedi anche Hannah Arendt). Lo spazio politico non è mai ‘puro’, ma implica SEMPRE un qualche tipo di rapporto con una violenza prepolitica”.

Insomma, a dispetto degli scandali isterici della cronaca attuale, il rapporto tra potere politico e violenza prepolitica è rapporto di mutua implicazione.
Siamo in un una fase topica di metamorfosi del concetto stesso di “storia”, “epistemologia”, “civiltà”. L’ipertrofia dell’Occidente ha prodotto una dicotomizzazione del Reale talmente grezza da suscitare sconcerto (quantomeno per i fautori della biodiversità). Trionfano i vuoti slogan, le finte battaglie parassitarie volte a preservare ancestrali privilegi. Ripeto sempre: per vivere come un americano medio occorrerebbero 5,6 pianeti Terra. La schiumizzazione di ogni sfera sociale-ideologica è il segno patente di una mutazione irreversibile. Il che, intendiamoci, non rappresenterebbe necessariamente un problema; tutt’altro. E’ la vigliacca pantomima dei e sui nostri “valori” a determinate un processo di stasi e di congestione su scala globale.

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