La granita “platonica” al bar

di

Bar catanesi: “Nella granita per favore poco, pochissimo caffè, perché non…” “Non cinni mentu nenti”. Ecco, #noncinnimentunenti è la dose omeopatica perfetta per versare QUELLA lacrima di caffè nella granita di mandorla. Poesia. Ossia: nel linguaggio è implicita la nullificazione del contenuto della materia, e quel determinato micro apporto di caffè diventa così “le phantom” della granita di caffè. Affermare categoricamente “neanche-ce-ne-metto-granita-di caffè-se-è-questo-il-tuo-volere, se ciò che mi chiedi non è un servizio ordinario ma straordinario che non fa di me un semplice barman ma un Aedo della Mescita”, implica un percorso iniziatico di millenni di civiltà, conquiste e distruzioni. La risultante di questo processo è nella fantasmagorica poetica di questi linguaggi, che si declinano poi in uno smisurato caleidoscopio di variabili interpretative, in cangianti e molteplici prassi. Il dosaggio perfetto è dunque quello della maieutica di una formazione che non può essere codificata. Pensare che un giorno tutto questo scomparirà, seppellito dall’oltraggio dell’omologazione, fa male al cuore.