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Il futuro ermafrodito

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È un dato oggettivo. Il maschio sta scomparendo dallo scenario del teatro della percezione del Reale. Fateci caso, viviamo la tirannia della rotondità: tette, chiappe, cosce, forme e sinuosità. Non c’è più ragione di “vedere” il maschio, sempre più fagocitato entro il buio dei futuri eoni dalla declinazione al femminile delle bolle delle cosiddette civiltà. Al momento, la brutale marcia dell’Orda Desnuda è dannazione estiva del maschio post-prandiale, col tempo sarà pura oggettivazione e annientamento della fallocrazia. La Bologna attuale è per me invivibile. Sono accerchiato da questa sinuosità e la mia mente prova pace solo nello scandaglio di certe tubature del gas o nella contemplazione dell’innocenza di certi binari dismessi. Dove sono finiti quei bei maschi proustiani? Quegli adoni, semidei che popolavano le opere di Catullo? Semplice: sono stati frantumati dalle fauci di Siva danzante, adesso regina incontrastata della nuova era: scompare un immaginario e si impone la curva sinuosa che annienta. Ecco, passa una coppia. C’è lei con dei pantaloncini divorati dalle forme, e c’è lui, un’ombra di uomo. Il paragone tra i due non regge: lei è una dea, lui un funzionario del catasto della vita. Io e lui (‘sto tal “lui”sembra pure un bel ragazzo, intendiamoci, eh?), osservatore e osservato, siamo solo due funzioni, o meglio, i sensori pavloviani deputati a registrare la presenza e il passaggio di questa semidea. Annotiamo, registriamo. Non è più questione di dive e star, di cinema pecoreccio, di scandalo e lussuria, Von Masoch e De Sade. La Bellezza di Venere è oramai accessibile al mondo, è conclamata. Questa è la più grande tragedia di sempre, in chiave maschile. Se un tempo crollarono imperi, adesso che gli argini hanno ceduto, si celebra l’eclissi di Adamo. Il maschio è il funzionario notarile che attesta la fine dell’era del Cinghiale Bianco. Spero e penso di non uscire mai più di casa. Cari amici maschi, guardare una coscia significa scomparire di un po’, e un po’ diventar fantasmi.

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