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Il Dubbio

Per ogni programma, nel pubblico dibattito, il messaggio che passa è uniforme, reiterato, ossessivo

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Questo è un periodo molto pericoloso. Ciò al di là dell’emergenza coronavirus. Il pensiero unico, il dogma (ciò che da anni temevo e di cui ho scritto in ogni modo), comincia a mostrare le sue vere fattezze. Troppa gente è mutata nell’arco di settimane o giorni. C’è questo bisogno di essere dal lato della “verità”, emerge una rinnovata idolatria positivistica che viene reiterata dai media. Per ogni programma, nel pubblico dibattito, il messaggio che passa è uniforme, reiterato, ossessivo. Si è aperta ufficialmente una nuova caccia alle streghe. L’emergenza è il combustibile che dicotomizza e rende superfluo l’esercizio del dubbio, semplificando alla cruda polpa dell’osso. Pur se di fronte alle assurdità del Reale, di un Reale che mostra, nella sua distopica evidenza, tutte le contraddizioni e il fallimento della prospettiva neo positivista, essere fuori dal coro significa essere etichettati e bollati, significa essere messi dentro gabbie e pattern che mortificano l’esercizio di dialettiche che non siano ampiamente preparate, contemplate e tollerate entro codici prestabiliti. Si palesano le nuove teologie mascherate da laicismo. Nel calderone finiscono assieme alle cialtronate, le sacrosante rimostranze di fronte a processi e metodi che palesano evidenti falle e paradossi. Questa cosa fa davvero sentire la necessità di non abbassare mai la guardia. Ora più che mai.

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