Fichetti e crudeltà: Nietzsche e Carmelo Bene come antidoto

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Pagine fondamentali di Nietzsche sulla “Crudeltà”. Ieri notte, nei lunghi viaggi dei concerti, riguardavamo alcune parti del famoso “Carmelo Bene contro tutti”. Orbene, sono grida del recente passato che possono essere ritrovate nelle letture di questi “Speleologi del Sacro”. Storie di grandi isterici, di ossessivi compulsivi, almeno secondo i grezzi almanacchi della nosologia odierna; per dirla con Lacan, problematiche di identificazione con la maschera, essendo per Lacan poi, tutto questo interrogarsi del soggetto intorno al suo titolo simbolico, il percorso dell’isterico, ma anche del nevrotico. Zizek afferma che “il ‘Riccardo II’ è la più grande opera di Shakespeare sull’isterizzazione in contrasto con ‘l’Amleto’, massima opera sull’ossessione”. Carmelo Bene è dunque l’incarnato di una summa che attraversa Sant’Agostino, Nietzsche, Sade, Maradona, Artaud, la Madonna e Pinocchio. CARNE E SANGUE: Ormai riesco a leggere, ascoltare, “vivere” solo autori sinceri e visionari, solo chi ha mischiato il proprio sangue nel travaglio della vita dell’arte. Epoca di fichetti, di vigliacchi, di mezze calzette, di mediocri che determinano i patetici ambiti dell’estetica contemporanea. Coi ragazzini che dormono e ragionano come novantenni, tanto amati dai nuovi (re)censori perché – in buona sostanza – “non rompono il cazzo”. I risultati devastanti sono sotto gli occhi di tutti. Nietzsche, nel capitolo “Per la storia naturale della morale” affonda il coltello nella piaga. Quante volte abbiamo ascoltato sedicenti filosofi nei loro tristi compendi figli del compromesso “borghese”, rivendicare con forza le “conquiste dei nostri diritti”, trincerarsi dietro i paraventi osceni dei discorsi intorno ai “valori occidentali”? Loro hanno semplicemente paura del Tremendo. L’Osceno non ha ombrelli. Non ci si ripara dal Sacro. Eccoli: “i filosofi della morale” e, per estensione, i critici-cantori del nostro tempo patetico.