“Chiamatemi coglione”…

di

Della serie: “chiamatemi coglione”. Che faccio, che faccio? Non mi vado a comprare un estrattore? Così, tanto per riempirmi di Natura. Bravo! Lo compro e me lo porto a casa (chi conosce il mio disastroso approccio con la manualità starà già ridendo: sono quello che ha montato una poltrona Ikea al contrario. In quei nefasti giorni, chi venne a trovarmi poté ammirare quel capolavoro d’arte concettuale e astratta), seguo pedissequamente le istruzioni dalle ore 16 alle ore 20 (giornata buttata), poi, disperato, telefono ad alcune amiche dotate di lume che provano a darmi manforte e consolazione. Niente da fare, sarà difettoso. L’indomani mi reco col malloppo in quel di “Trony” ad Acireale: sono determinato e indispettito, insomma desidero reclamare quantomeno i miei soldi. Ho l’aria del cliente arrabbiato, tollero a mala pena che mi si faccia attendere qualche minuto di troppo. Il tizio prende ‘sto estrattore e compie un gesto ultimo, assoluto, mai visto. “Cosa starà mai facendo?”, mi chiedo con timore, improvvisamente pavido, “monta il coperchio al contrario?”. Poi come un trasalimento… “FRRRRRRR”…
Il tizio mi guarda come si fissa il contenitore delle uova scadute in frigo quando si è in cerca d’altro. Poi spegne. Poi riaccende, sempre guardandomi a quel modo, dritto in direzione cervelletto. Il suo sguardo mi perfora. “FRRRRRRR”… un orologio svizzero ‘sto estrattorino qua. L’efficienza dei prodotti di marca “Ariete” (ecco manifestarsi un ariete che mi incorna in una zona non ben definita di campagna, mentre un essere orrendo urla a squarciagola dalle montagne distanti). Senza dire una parola, il tizio smonta l’attrezzo e lo sistema con cautela nello scatolone. Il suo sguardo non mi abbandona mai; c’è disprezzo, c’è ostilità. Vorrei urlare un: “la prego non lo smonti non lo smonti!”. Ma poi desisto, e mi metto a guardare la copiosa mostra di centrifughe e di estrattori, tutti belli colorati e lucenti. Poi, con la mente vado a quel geniale Essere Superno che li progetta, all’infernale macchinista che vorrei tanto conoscere. E penso al me scimunito quale prodotto e cascame di una civiltà atrofizzata, destinata a scomparire alla prossima folata glaciale, quando ci sarà bisogno “di fare cose con le mani”. Mi sento come sollevato, totalmente coglione per questo “landscape acitano”, mentre sgaso e accelero con lo sguardo da Mr. Magoo-che-guida-una-Polo-verde sotto il diluvio che Giove pluvio mi ha mandato per tastare il livello della mia Coglionaggine Maestosa. Faccio “pat pat!” allo scatolone contenente la Bestia Frullante e mi sento sacralmente impotente e dispensato da ogni responsabilità, come il più splendido, sublime, eccezionale, irraggiungibile dei Coglioni Viventi. Mi rilasso su questa melassa di bestialità in cui verso e respiro e faccio degli sbadigli talmente idioti da rasentare il vergognoso. Mi sento il Campione, un asso del mio genere, un demente al livello sommo (scorrono immagini e fotogrammi del mio laborioso e sterile meriggio di ieri, immagini in cui la telecamera mi inquadra dall’alto tutto indaffarato a montare-l’estrattore. Sono immagini di una tristezza indicibile che susciterebbero un certo imbarazzo perfino in uomini freddi e dal battito costantemente al di sotto dei 60 bpm). Ecco… la mia Polo… l’enorme pozzanghera… come dei piccoli scossoni… sto per rimanere in panne in un lago di fango.