Cali sulla testa degli empi la scure del Giusto

di

Tutto il mio disprezzo vada al giudizio barbaro di chi vuol fare la Storia a colpi di cronaca. I fatti relativi agli orrori perpetrati nel resto del pianeta – l’obsoleta classificazione di Terzo e Quarto mondo -,passati al vaglio del giudizio piccino, miserabile, gretto di chi ha ancora uno spazietto nell’animo da destinare all’indignazione. Dal cortile martirizzato dal sole invernale padano, il coretto indignato dei condomini, il tiggì sparato a palla e il maccheronazzo col sugo squadernato sul piatto come in un quadro di Guttuso. Si “argomenta” dell’ennesimo stupro nelle Indie, della bomba pakistana, mentre cala la Peroni e si gonfia l’epa dopolavoristica. Non c’è differenza tra “Basso” e “Alto”: la qualità dei commenti è solo diversamente ammantata. I nostri maître à penser esprimono la medesima quintessenza del pensiero dominante omologato, a “destra” come a “sinistra”. Poche le voci fuori dal coro. Il commento razzista rampolla, malcelato, nel nodo scorsoio delle cravatte colorate dei bellimbusti-mezzibusti. La necessità di dire qualcosa, di riempire il vuoto nel palinsesto (che è sempre metafisico) genera lo stratificarsi del mostruoso sotto le vuote forme, i concetti post-prandiali di etica, diritto, civiltà. Vengono attribuiti tempi storici omogenei a realtà eterogenee, dinamiche, multilivellari, in questa rozza corsa dei sacchi alla semplificazione, alla “normalizzazione”, all’analisi cinica operata dalla poltroncina Ikea: il massacro della diacronia e della sincronia, il tempo storico imploso. Muniti di calosce ad attraversare lo stagno (la paura dell’orrore, quello vero, del diverso, dell’irrazionale, ed in definitiva della Morte, quella con la M maiuscola), eccolo il piccolo esercito di paffuti privilegiati, eccoli lì a stuprare i fatti, ad isolarli dai contesti, dai processi storici, dalla vita pulsante che è a sua volta figlia del gioco della maree, degli stramaledetti corsi e ricorsi. Osservare i fenomeni, inferire, dedurre a partire da presupposti che sono frutto di stratificazioni infinite, di storie edificate sulle scorie di altre storie (al plurale) è atto sommamente violento. Lá si impiccano le povere figlie della bestialità fanatica qui si continuano a sterminare le famiglie nel raptus standardizzato del capo-famiglia pasciuto ed esautorato dalla possibilità di sperperare moneta spicciola nelle sale Bingo. Possa calare sulle teste degli empi la scure del Giusto.