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Calcio e menzogne

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Il tifoso di calcio è, assieme al fedele, al religioso, uno dei pochi che può permettersi l’esercizio della contraddizione. Il calcio è territorio dell’Eros, del Sacro, teatro suadente per vite dominate dal nonsense, dalla follia, dalla forza, dall’esuberanza, dal delirio, dal surreale. L’unica certezza dell’adepto è quella della fede: non si cambia squadra, Dio, testamento, pena la dannazione eterna.
Il tifoso di calcio vive la propria esperienza ludica con la stessa serietà del bambino che si applica al gioco, alla sfida, alla tenzone; prima di ogni match egli carica la propria postura con le prerogative del guerriero, innalza i vessilli di casata e dipinge il suo volto come quello degli antichi pellerossa.
Per suo conto, Eupalla è divinità capricciosa e corrotta: inebria e illude tramite sofisticatissime arti, falsamente mascherando di tattiche e schemi le fattezze del grottesco, che continua ad operare carsicamente in barba a bilanci e quotazioni in borsa delle società più potenti. Tant’è che la summa degli investimenti e dei calcoli strategici non darà mai la certezza della vittoria.
Chiedere al tifoso di essere coerente e razionale è una bestemmia. Pura blasfemia è solo pensare che egli possa mantenere la promessa data, giacché egli è immediatamente precipitato nell’agone in preda alle febbri dell’amante tradito e passionale. Il tifoso tradisce per statuto la forma. La violenta sempre. Mai tradirà la sostanza dell’appartenenza alla squadra del cuore. Non a caso si dice del “cuore” e non del “cervello”, della testa.
Quella del tifoso non è una forma di regressione, semmai di illuminazione, di consapevolezza dell’assurdità, della fascinazione, della spietatezza dello stare al mondo entro i coercitivi ambiti della “civiltà condivisa” (mentre masse stellari continuano a muoversi negli abissi dell’Inconcepibile).
Il calcio è geroglifico plastico e vivente, frattale di uomini-corpo-magliette, sport per rappresentazioni da tenere in catini ribollenti delle urla dei supporter – spazi chiusi-aperti schiumizzati e contemporaneamente offerti alla crapula asettica delle tv del mondo.
Dunque, non fidatevi mai di un “tifoso”.

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