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Intervista con Roberta Rossi psicoterapeuta e sessuologa autrice del libro “Vengo prima io. Guida al piacere e all’orgasmo femminile” per Fabbri Editori

Il libro è il risultato di 16 mila questionari che hanno ancora di più rafforzato l’idea che un libro del genere era necessario, perché erano tantissimi anni che non ne veniva pubblicato uno sulla sessualità femminile fatto a partire dall’esperienza delle donne. Non c’è un senso di sfida o supremazia nel titolo ma un invito a porre l’attenzione prima di tutto su sé stesse

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Roberta Rossi psicoterapeuta e sessuologa presso l’istituto sessuologia clinica di Roma Isc, Presidente della Fiss Federazione Italiana Sessuologia Scientifica, 30 anni di esperienza di sessuologia clinica alle spalle, diverse pubblicazioni scientifiche, ha un blog su Repubblica e una rubrica su Mind. Roberta Rossi conosce bene la realtà, i dubbi, le difficoltà e i desideri delle donne sulla sessualità e l’orgasmo. Insieme alla giornalista Giulia Balducci ha scritto “Vengo prima io. Guida al piacere e all’orgasmo femminile” per Fabbri Editori.

Come nasce l’idea di questo libro?

Il libro nasce dall’esigenza di rispondere a tutta una serie di domande, spesso molto simili che le donne mi rivolgono in terapia o via email e con un tono colloquiale, né giudicante né prescrittivo abbiamo accompagnato chi legge alla scoperta del corpo femminile, della sessualità, delle fantasia, della contraccezione, delle difficoltà ed evoluzioni nell’intimità dalla pubertà, la menopausa, attingendo dalle riflessioni e dalle esperienze di 16 mila donne che hanno risposto a un questionario online.Un manuale che le donne potranno tenere a portata di mano ogni volta nascano dubbi e quesiti sulla propria sessualità.

Perché era “necessario” questo libro?

Questi 16 mila questionari hanno ancora di più rafforzato l’idea che un libro del genere era necessario, perché erano tantissimi anni che non ne veniva pubblicato uno sulla sessualità femminile fatto a partire dall’esperienza delle donne. Un’esperienza che viene messa al centro a partire dal titolo stesso, Vengo prima io, non è inteso in senso di sfida rispetto all’altro o come un tentativo di affermare una sorta di superiorità, ma come un invito a porre l’attenzione prima di tutto su sé stesse. La donna, la ragazza, deve conoscersi, deve conoscere il proprio corpo, deve essere consapevole delle cose che possono essere più piacevoli per lei, per poi poter portare questo patrimonio anche all’interno di un’eventuale coppia.

Qual è il ruolo di internet nella sessualità femminile: confusione, disinformazione o possibilità di confrontarsi le idee?

Internet, è un calderone, pieno di roba buona e cattiva. Ha “deliberatamente” fondato miti sulla sessualità femminile, non aiutando a fare chiarezza. Ma ha contemporaneamente dato il permesso a tante donne di scrivere, di parlarsi, di poter leggere e discutere sul tema della sessualità. Su Internet si trovano ancora cose come istruzioni per l’uso molto meccaniche o fantomatiche. Questo libro è un manuale ma non dà delle indicazioni uniche e assolute per tutte.

Nel libro si parla anche dell’uso che anche le donne possono fare della pornografia?

Anche l’ultimo rapporto Censis ci ha detto che la pornografia è stata un po’ sdoganata. Chi è incuriosita di vedere o leggere qualcosa, lo fa,  o da sola o col partner, quindi ci sono meno inibizioni e più voglia di conoscere. Così anche l’autoerotismo femminile viene visto in maniera più “normale”. Sia se è vissuto da single, sia se all’interno della coppia.

Come è cambiata la sessualità femminile?

Il piacere, come ci racconta la ricerca Censis viene ricercato con rapporti diversi, orali, manuali, con sex-toys e non più necessariamente con un rapporto genitale-penetrativo. È anche vero che l’ostentazione figlia di un esibizionismo fine a sé stesso di performance innaturali potrebbe portare ad una mancanza di piacere e di sperimentazione. Ma proprio perché siamo all’inizio di questa prodigiosa avventura sembra che tutto proceda in maniera equilibrata. In futuro si vedrà.

Sulle testimonianze delle donne del libro cosa ci dice?

Le donne che hanno parlato di esperienze dolorose, perché scriverne aiuta forse a superare, piccole e grandi violenze e molestie subite. Le domande che sono state vagliate riguardano principalmente la conoscenza del corpo e i diversi miti riguardo ai vari tipi di orgasmo condividere dubbi, domande, incertezze, curiosità in base alla propria esperienza, rispondendo a tutto o solo a qualcosa. Per esempio è sintomatico che la maggior parte delle giovani donne alle quali si domanda che cosa si aspettano dalla “prima volta”, rispondano il dolore, o ancora che, quando si parla di preliminari, continuino a essere considerati preparatori al “sesso vero”, cioè la penetrazione come momento massimo del piacere. Anche il mito della spontaneità sessuale, tecnica e talento devono concentrarsi su fattori che accompagnano alla bellezza del piacere.

Insomma si parla solo di “piacere della sessualità” all’interno del libro?

Si parla della sessualità femminile così come viene percepita dalle stesse protagoniste: ad esempio poco si conosce la disforia postcoitale quando invece molte donne, ma anche molti uomini, la provano. È una sorta di condizione di tristezza, voglia di piangere o irritabilità anche a chi vive piacevolmente il rapporto sessuale. Si parla di variazioni ormonali o rapporti di attaccamento psicologico e quindi ansia dell’abbandono. Sono ipotesi. Ma anche il fatto di poterlo condividere “normalizza” in qualche modo la sensazione.

Chi dovrebbe leggere questo libro?

Uomini e donne, ragazzi e ragazze, insomma mi piacerebbe che diventasse un libro da dibattito sulla conoscenza di cose di cui si è persa la cognizione a causa di una cattiva informazione.

 

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