Francesca Vitale e Palco OFF: una rassegna per la rinascita degli interstizi

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D – Da dove nasce l’idea di Palco Off? E come si è evoluta nel tempo?

R – Nasce dal desiderio di condividere con un pubblico spettacoli che vado a vedere e mi emozionano. Abbiamo iniziato in uno spazio molto piccolo per fare teatro, un Jazz Club a Catania (la Cartiera) e sono già passati sette anni. Ho proposto decine di spettacoli e credo che Catania oggi sappia cosa significa partecipare alla mia rassegna. Quest’anno siamo anche cresciuti, siamo in tre teatri di dimensioni diverse, perché alcuni spettacoli hanno bisogno di più ampi spazi di palco, mentre altri si possono fare in spazi piccoli come abbiamo fatto finora.

D – Sappiamo che gli spettacoli che propone Palco Off Catania sono tutte produzioni che vengono da fuori, a parte qualche produzione siciliana. Come scegli gli spettacoli da inserire in rassegna?

R – Ne vedo molti, a volte anche troppi. Alcuni assolutamente a caso, altri perché leggo delle cose che mi convincono ad andare, altre volte mi invitano a teatro direttamente gli artisti. Normalmente è amore a prima vista con gli spettacoli che decido di ospitare nella rassegna. Di prodotti di qualità ce ne sono davvero tanti, basta avere molta curiosità.

D – Oltre a Palco Off Catania, conosciamo anche Palco Off Milano; quest’anno sarà la quarta stagione. In cosa si differisce da quella catanese?

R – Milano è tematica. Si riferisce alla Sicilia. “Attori, autori, storie di Sicilia” titola la rassegna. Ho pensato che a Milano una rassegna generalista come a Catania non avrebbe detto nulla di nuovo al pubblico. Milano offre tantissimo teatro e per tutti i gusti. La rassegna dedicata alla Sicilia era qualcosa che mancava. Valorizzare il Teatro che parte dalla Sicilia per conquistare i palcoscenici nazionali era un mio desiderio. Abbiamo tanto da dire, artisticamente e culturalmente…..Di Sicilia parlo in senso ampio durante le serate milanesi, perché oltre allo spettacolo offriamo al pubblico degustazioni di vini e di specialità siciliane e presentiamo anche artisti figurativi o autori di libri. Tenterò anche di sensibilizzare le istituzioni siciliane a partecipare a questo progetto, per renderlo ancora più bello.

D – La settima stagione sta per essere inaugurata, per essere precisi si aprirà il 25 ottobre con lo spettacolo Sugnu o non sugnu 2.0, dove ti vedremo come protagonista insieme a Francesco Foti. Qual è “le fil rouge” che accumuna i lavori di quest’anno?

R – Come sempre, non c’è un fil rouge che non sia la presenza di attori – autori di talento e con una progettualità valida e contemporanea. Quanto a “Sugnu o non sugnu”, lo spettacolo di apertura, è una novità, anche se si presenta come ripresa. Mi ha divertito molto giocare sulla leggenda di Shakespeare nato a Messina e con una moglie inglese purosangue. Toccherà poi al pubblico il verdetto finale.

D – La settima stagione prevede anche dei grandi e attesi ritorni, come il giullare Matthias Martelli, che l’anno scorso ha conquistato il cuore di tutti; quest’anno porterà il suo ultimo lavoro Mistero Buffo, per la regia di Eugenio Allegri, cosa dobbiamo aspettarci?

R – Matthias è un autentico fuoriclasse, aspettarsi tanto è lecito. Lo spettacolo è già stato applaudito all’estero ed ha ricevuto plausi di critica molto alti. Abbiamo deciso di averlo pur facendo un sacrificio economico per noi grande. Lo spettacolo è co-prodotto da un Teatro Stabile ed ha un costo abbastanza sostenuto. Ma il pubblico mi ha convinto con il suo entusiasmo, la scorsa stagione “il mercante di monologhi” ha registrato una presenza assolutamente da record per “Palco OFF”.

D – Oltre ad essere il direttore artistico di Palco Off, sei anche attrice e autrice. Da dove nasce il tuo amore per il teatro?

R – Molto indietro nel tempo, forse sui banchi di scuola. Del teatro credo di avere imparato quasi tutto. Dalle leggi che conosco perché fa anche parte del mio mestiere di avvocato dello spettacolo, all’organizzazione, alla direzione. Amo il teatro in toto. Anche se prediligo, come tutti ormai sanno, l’OFF, ovvero il teatro che si afferma negli spazi piccoli, si afferma come idea più che come allestimento, come atto creativo più che come impiego di risorse che bisogna inventare. La mia comunque è una preferenza assolutamente soggettiva. Ma è ovvio che vedo anche tanti spettacoli “IN” nei teatri istituzionali, anche quelli danno spesso emozioni altissime, soprattutto quando l’impiego di risorse è a servizio di una grande valenza artistica.

Legenda: D=domanda; R=Risposta