Evelyn Famà, provatelo a pronunciare!

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«Provatelo a pronunciare, questo bel nome tronco. Perchè mi chiamo così? I miei genitori volevano un nome che finisse per enne, e si misero a pensare: “GeraldiN, SerafiN, PatatiN, TavoliN, CarciofiN, ConfettiN, SbiruliN, SegioliN, PannoliN, LampadiN…», ma niente li convinceva, tutto sembrava banale e quotidiano. D’un tratto: «Trovato! E v e l y N!!! Ma… come si scrive?». Chiarì il loro dubbio un’amica inglese: «Si scrive EVELYN, con la Y greca!».

Riccia, occhi vispi, non si è mai risparmiata credendo nello studio e nella formazione. Laureata in Scenografia all’Accademia delle Belle Arti, si è formata come attrice frequentando la Scuola “Umberto Spadaro” allo Stabile e studiando danza alla scuola del Teatro Massimo Bellini. Durante la sua lunga carriera di giovane attrice, le hanno riconosciuto una notevole quantità di premi: come talento emergente, come cabarettista, come grande siciliana nel mondo. Premiata come co-protagonista accanto a Nino Frassica nel film “Un milione di giorni” e per il monologo nel lavoro teatrale “Morir di Fama”.

La scorsa estate, è stata impegnata nel ciclo di repliche estive per lo spettacolo “Miles Gloriosus” con Miko Magistro e Tuccio Musumeci prodotto dal Teatro della Città di Catania e nell’originale spettacolo svoltosi in cima al campanile con la regia di Manuel Giliberti andato in scena il 23 e 24 luglio con Carlo Ferreri, Debora Lentini, Giulia Valentini e Elvio La Pira (questi ultimi, due promettenti studenti dell’INDA di Siracusa). Insieme a Luigi Nicotra , è stata scelta per lo spot della Regione “Sicilia Turismo e siti Archeologici” diretto da Carlo Verdone.
Per la prossima stagione del Teatro della Città, Evelyn Famà sarà la Strega Malefica e la Fata Madrina in “la Bella Addormentata” diretta da Gianni Salvo per le scuole di Santa Teresa Riva (ME).

Evelyn si guarda allo specchio e cosa vede?

«Non mi guardo molto allo specchio la mattina, se si intende specchio nel senso reale del termine, sono un tipo acqua e sapone. Mi guardo invece molto allo specchio in palestra, in fase di allenamento, avendo un trascorso da ballerina controllo minuziosamente ogni mio movimento.
Sto inoltre molto attenta a non recitare mai davanti allo specchio perchè la mia interpretazione rischierebbe di essere solo esteriore e dunque vuota per cui per osservarmi ed auto giudicarmi in fase di ripasso o studio uso la fantasia, ovvero un’altra “Evelyn” spettatrice di se stessa, uscita dal suo corpo per sedere in poltrona ad osservarsi. Infine, parlando di specchio inteso come coscienza sono felice delle mie scelte e ripercorrerei tutte le strade imboccate rifacendo anche gli errori che mi hanno portato ad essere quella che sono».

Com’eri da piccola?

«Molto egocentrica, esuberante come solo i bambini di una volta riuscivano ad essere in quel modo spontaneo ed ingenuo che oggi sta mutando. Talvolta mi capita di trovarmi alla presenza di adulti ed adolescenti e non percepire, tra i rispettivi comportamenti in pubblico, alcuna differenza. Una volta, (ed era anche normale seppur fastidioso), la presenza dei bambini in luoghi pubblici era associata ad un immancabile disturbo sonoro e ad una costante richiesta di attenzioni nei confronti dei genitori e degli adulti in genere; oggi purtroppo il ruolo degli adulti è stato, in alcune famiglie, soppiantato dalla tecnologia, si tende a sedare a canalizzare l’energia e la affamata creatività dei più piccoli con questo ed in questo gigante in costante, rapida espansione, fornendogli dei monitor, dei telefonini, dei tablet….
Ma per mia fortuna quando ero piccina non ne esistevano (da leader, esibizionista sarei entrata in competizione persino con il tablet…); esistevano solo peluche e pupazzi davanti ai quali mi esibivo in fantasiosi spettacoli improvvisati per l’occasione, dando nel frattempo spazio alla mia creatività e nutrendo la mia voglia di emergere, di esserci! Sempre!».

Dunque, quanto c’era già della Evelyn che sei adesso?

«Per fare questo mestiere c’è bisogno di avere nel proprio Dna le cose di cui ho appena parlato: grande voglia di apparire, fiducia in se stessi, voglia di creare, di mettersi in gioco… ma talvolta c’è anche bisogno di smussare alcuni lati della propria personalità piena di straripante energia perché, per esercitare la professione senza soccombere al giudizio di tutti (intrinseco aspetto del mestiere) è necessario essere forniti di folle, incondizionata autostima, ma è anche necessario, da adulti, smussarla, contenerla per relazionarsi in modo intelligente e diplomatico con la miriade di colleghi, di addetti ai lavori, di persone valide ed ancor di più di incompetenti talvolta, che ci circondano e che spesso hanno molto da offrirci, ma altrettanto spesso hanno tanto da negarci o da sottrarci addirittura materialmente o moralmente».

Cosa ti aspetti dal Teatro come attrice e come spettatore?

«Se devo essere sincera il teatro da spettatrice mi annoia molto. Mi fa piacere andare a trovare i colleghi, ma se fossi una spettatrice senza un “background artistico” senz’altro sceglierei il cinema più spesso ed il teatro davvero poche volte.
Come attrice mi aspetto ancora molto, mi aspetto qualcosa che forse attualmente non è più possibile, mi aspetto con fiducia di tornare alle tournée che duravano mesi, anni… alle compagnie numerose composte da validi professionisti da cui e con cui apprendere e crescere, alle regole ferree, a volte difficoltose da seguire ma grazie alle quali vi era una selezione naturale di professionisti realmente motivati e preparati».

Il Teatro, oggi, è un meccanismo inceppato o sbloccato rispetto ai problemi che lo affliggono da tempo?

«Credo che sia, più che inceppato o sbloccato, contaminato irreparabilmente».

Insieme a Carlo Ferreri, hai portato in scena “Morir di Fama”, un monologo dove dai ampia prova della tua bravura da performer perchè balli, canti, reciti, instancabilmente per 80 minuti; un lavoro premiato e proposto al pubblico per dieci anni senza subire cali di attenzione: ce ne vuoi parlare?

«Un monologo che mi ha dato un sacco di successo e che mi ha davvero stupito ancora una volta con 2 pienoni a maggio scorso, quantità di spettatori inaspettata!! Si, sia perché in scena mi trovo sola, per cui non posso contare su una quantità di amici o un bacino d’utenza motivato a venire a teatro per semplice affetto o parentela nei miei confronti o nei confronti di allievi o altri attori o simil tali inseriti ad hoc nello show, sia per il fatto che era praticamente la sesta volta che proponevo un ciclo di repliche, e nonostante tutto, sono riuscita a riempire il teatro per entrambe le sere e a divertire la gente, con un testo diretto con grande esperienza da Carlo Ferreri, che mette in mostra tutte le mie qualità anche a 10 anni dal debutto, quando ancora i Talent non si erano radicati fortemente nell’animo degli spettatori e della società che ormai si reputa adatta ed in grado di giudicare il professionista, sia esso cuoco, sia esso cantante, sia esso attore, sia esso… qualsiasi mestiere esista al mondo, scimmiottando gli inesperti giudici proposti per i Talent e distorcendo totalmente i parametri di giudizio che una volta si acquisivano studiando, e che oggi si acquisiscono osservando rapidi montaggi di micro esibizioni stupidamente criticate e derise in TV».

Attuali impegni e progetti futuri?

«Siamo raggianti di felicità, con Carlo Ferreri, Alessandro Di Robilant, Alessandro Marinaro e con la “095 mm” e con e tutti quelli che hanno partecipato al film commedia amara, “Mauro c’ha da fare”, per il grande successo ottenuto a livello mondiale. Il film che è stato molto apprezzato dalla critica italiana e dal pubblico nelle sale, è stato assorbito da una distribuzione internazionale con sede in Los Angeles “Adler & Associates” e da quel momento ha spiccato il volo, distribuito in tutto il mondo anche grazie ad un’importante azienda che è riuscita a soddisfare, in soli dieci giorni, cinquemila spettatori che hanno scelto il film soltanto per l’argomento trattato, la bravura degli attori ed il passaparola mediatico».

Un sogno in un cassetto di riserva?

«I sogni non finiscono mai perché purtroppo l’essere umano nella nostra società occidentale tende sempre ad avere di più; pertanto sogno un ruolo da protagonista in un film diretto da Almodovar».

E perché no? Una cosa che ti fa arrabbiare ed una che ti fa sorridere…

«Mi fa arrabbiare moltissimo il disordine soprattutto nei documenti e nelle archiviazioni, mi fa sorridere il cane, vedere un qualunque cane adorare il suo padrone con semplicità o osservarlo aspettando che finisca di mangiare un cornetto al bar o poggiare il suo dolce muso sulla gamba un po’ annoiato in attesa che il suo padrone decida qualcosa di nuovo da fare».

Tacco 12′ o ballerina?

«Sono un tipo da scarpa da tennis perché mi sporco le mani sul lavoro e faccio molta fatica fisica, intellettiva ogni giorno per un motivo o per un altro mi dò sempre da fare ma, quando voglio, un tacco 12 me lo concedo e lo “reggo” se posso permettermi un attimo di megalomania… DA DIO!!!».

Cane o gatto?

«Il cane e, se docile e subisce le mie e ripetute carezze, Il gatto… qualsiasi animale in verità, ma devo entrare in un rapporto fisico per affezionarmi ed amarlo».