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Aurelia Nicolosi gallerista appassionata della KoArt Unconventional Place

La scelta degli artisti è basata principalmente sul talento. Non importa che abbiano le scuole ‘alte’, accademiche, o siano degli autodidatti, l’importante è che abbiano qualcosa da dire e che lo sappiano esprimere nel migliore dei modi, con delle intuizioni che “consentono di ascoltare la voce degli dei”, come direbbe Massimo Gramellini

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“Ci sono tanti galleristi che ereditano l’attività dalla famiglia, io, invece, sto costruendo un cammino, che sicuramente è in salita. Spero che questa mia intraprendenza e perseveranza, nonostante le difficoltà di un territorio molto tradizionalista e lontano dai grandi circuiti, porti il mio ‘team’ lontano, alla ribalta internazionale”. Così si esprime Aurelia Nicolosi alla fine della nostra intervista che invece ci siamo premurati di inserire all’inizio, perché ci è sembrato entusiasmante per chi ci segue. Alla fine invece troverete un’intervista dal vivo della stessa gallerista.

Chi è Aurelia Nicolosi?

Aurelia Nicolosi è una storica dell’arte che insegna nella secondaria di secondo grado e gestisce insieme al suo compagno Antonio Fallica, la galleria KoArt Unconventional Place, a Catania, in pieno centro storico, in via San Michele 28. La via racchiude tante attività dedite all’arte, dal design alla fotografia, dalla musica all’artigianato di qualità, e lo spazio espositivo diventa sia incubatore di giovani artisti operanti sul territorio, fucina di idee per eventi culturali e percorsi espositivi, ma anche vetrina di artisti conosciuti a livello nazionale e internazionale.

Come nasce questa passione?

La passione nasce con la frequentazione, fin da piccola, di musei, mostre, spettacoli. Non ringrazierò mai abbastanza i miei genitori, la mia famiglia, compresi zii e nonni, per avermi abituata a leggere, a conoscere, a viaggiare senza avere pregiudizi e preconcetti, con la voglia di ampliare gli orizzonti culturali e creativi.

Che cos’è il management dei beni culturali?

Dopo la laurea in lettere moderne con indirizzo storico artistico, presso la Facoltà di Lettere di Catania, mi sono specializzata a Firenze in Management dei Beni Culturali, frequentando un master a Palazzo Spinelli. Tale esperienza mi ha permesso di capire quanto sia importante valorizzare, promuovere e tutelare il nostro immenso patrimonio culturale. Le tre condizioni non possono prescindere l’una dall’altra, ma sono strettamente collegate tra di loro. Direi, anzi, che la valorizzazione di un bene storico-artistico parte proprio dalla tutela (conservazione e restauro) e dalla promozione (creazione di un sistema in grado di comunicare contenuti, coinvolgere visitatori e assumere un ruolo strategico nella creazione di un indotto).

Hai vissuto e lavorato a Firenze: ci racconti la tua esperienza?

Un’esperienza meravigliosa ed esaltante, che porto sempre nel cuore. Ho conosciuto persone stupende con le quali sono rimasta molto amica. E ho lavorato con grandi personaggi del mondo dell’arte e della cultura. Sono partita con uno stage presso il Museo di Richard Ginori di Sesto Fiorentino, per poi essere assunta, in un primo momento, da Contemporanea Progetti, una società privata di organizzazione mostre e marketing culturale, e successivamente da Giunti Arte Mostre Musei, la sezione della casa editrice Giunti dedicata ai grandi eventi espositivi, dove mi sono occupata delle segreteria organizzativa e del coordinamento dei cataloghi di mostre, realizzate in collaborazione con: Palazzo Strozzi (Firenze), Palazzo Blu (Pisa), Palazzo Reale (Milano).

Grazie agli incarichi ricoperti ho imparato ad essere diplomatica, paziente, perfezionista e molto stakanovista, perché quando c’è una grande mostra da inaugurare, dove sono coinvolti tantissimi musei prestigiosi per prestiti di opere dai valori assicurativi stellari, non puoi commettere neanche il più piccolo errore. È una catena di montaggio dove sono coinvolti, curatori, funzionari della soprintendenza, architetti, grafici, editori, sponsors e ognuno svolge un ruolo fondamentale nella riuscita dell’evento.

Ci sono spazi per l’arte a Catania, per i giovani specialmente?

Ultimamente gli spazi si stanno moltiplicando grazie all’iniziativa, soprattutto, di privati. Cito, una per tutti, l’Associazione di via San Michele, San Michele Art Power, che riunisce tutte le attività artistiche, presenti nell’omonima via. Ogni spazio dà la possibilità ai giovani di mettersi in gioco, esponendo le proprie opere ed entrando a contatto con il pubblico.

Pittura, scultura, fotografia quante e quali mostre organizza Koart?

La nostra galleria abbraccia ogni tipo di disciplina artistica per dare voce ai molteplici volti dell’arte contemporanea. Organizziamo circa cinque mostre l’anno e collaboriamo con varie istituzioni (Comune di Catania, Regione Sicilia, Soprintendenza di Catania) per mostre, esterne alla galleria, in sedi pubbliche prestigiose. I progetti, su cui spaziamo sono vari: fondamentale è che alla base di tutto ci sia la qualità e la cura dei dettagli.

Qual è la sua sensibilità (parlando sempre di Koart) cioè come avviene la scelta degli artisti?

La scelta degli artisti è basata principalmente sul talento. Non importa che abbiano le scuole ‘alte’, accademiche, o siano degli autodidatti, l’importante è che abbiano qualcosa da dire e che lo sappiano esprimere nel migliore dei modi, con delle intuizioni che “consentono di ascoltare la voce degli dei”, come direbbe Massimo Gramellini.

Che cos’è l’arte?

È la sublimazione di emozioni segrete e sottaciute. Un’euritmia di istinto, passione e creazione.

 Qual è la sua funzione?

L’arte possiede molteplici funzioni: sociale (riflesso della società ad essa contemporanea, in ogni suo aspetto), pedagogico/educativa (momento di riflessione e crescita), terapeutica (catarsi dello spirito). Ognuno, nel momento della creazione o della contemplazione, può rispecchiarsi nei suoi variegati percorsi.

Si può vivere d’arte?

Tutti noi dovremmo vivere di arte: dovremmo crescere con l’arte, studiare arte, contemplare l’arte. Molti giovani la scelgono per mestiere ma non è sempre facile se alle spalle non hai una rete di curatori, mecenati/collezionisti, musei che supportano e investono con progettualità e determinazione sulle opere, dagli esordi in poi.

Ci si può improvvisare galleristi?

Assolutamente no. Se lo si vuole fare con coscienza e passione, bisogna avere, secondo me, una formazione nel campo storico-artistico e nel settore del marketing e del management perché tale tipo di professione abbraccia due aspetti: quello curatoriale (la scelta degli artisti, i contenuti di un progetto artistico) e quello del mercato (vendita delle opere).

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