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Istituto Pio IX

“No, l’Istituto Pio IX non deve chiudere!”

La lettera aperta del docente, pedagogista ed educatore Emanuele Mario Spitaleri

Egregio Direttore,
mi presento: sono Emanuele Mario Spitaleri, pedagogista ed educatore presso l’Istituto Pio IX che ospita, a seguito di provvedimenti particolari del Tribunale per i Minorenni di Catania, due comunità alloggio per minori.
Le scrivo poiché, sembrerebbe che, a causa dei continui ritardi nei pagamenti da parte del Comune di Catania, dovuti non a cattiva volontà ma a lungaggini burocratiche esasperate dal periodo di pandemia che stiamo vivendo ormai da più di un anno, la struttura a breve potrebbe essere costretta a chiudere.
Lavoro in questa struttura da dodici anni ormai e davvero posso dire di averne viste tante…ma la cosa più bella che ho visto è vedere rinascere la speranza in bambini a cui non era rimasta neanche quella.

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Potete dunque capire la mia necessità di chiedere il vostro aiuto, il suo, direttore, e quello dei suoi lettori, per capire come possa succedere davvero una cosa simile.
È giusto quindi, per banali motivi burocratici, togliere nuovamente quell’unica cosa rimasta a quei bambini, ossia la speranza?
Io non lo credo! E sono assolutamente certo che le madri, i padri, i figli di questa Catania non lo credono neanche. Perché quei bambini sono anche i nostri bambini e nessuna madre lascerebbe i propri figli senza una casa e senza la speranza. Dunque quello che vi chiedo è solo un semplice gesto, una voce, un unico coro che insieme a me dica “No, l’Istituto Pio IX non deve chiudere!

Condividete questa lettera sui social, coi vostri amici, uniamo altre voci a questo coro, affinché il buon senso smuova le carte, l’amore le riordini, e la volontà di agire salvi la speranza e il sorriso di quei bambini, salvando l’Istituto dalla sua chiusura.
Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini
Dante Alighieri
Emanuele Mario Spitaleri

Gent.mo dott. Spitaleri
dopo la sua emozionante lettera, non ho potuto fare a meno di telefonarle e quello che ho ascoltato non è la paura di perdere un lavoro, una stabilità economica, ma tutt’altro, quella di perdere la “missione” nella profondità della coscienza. Perché oggi più che mai, in un momento così difficile per tutto il genere umano, perdere le fondamenta della nostra umanità vuol dire perdere tutto. Non si tratta di valori morali, ma di valori etici e personali che all’interno di un nucleo sociale diventano importanti, fondamentali.
E allora le nostre professioni, tutte le convinzioni non diventano solo causa di vita ma spunto per il rinnovamento. E come lei sente l’obbligo di dover aiutare questi fanciulli a ritrovare una formazione adeguata nella speranza di un futuro migliore, io sento il dovere di salvaguardare la voce delle minoranze e degli esseri umani in nome di una nuova opportunità di vita, nel nome della Democrazia e della Libertà.
Mi auguro che questo possa servire a recuperare la nostra umanità e a cogliere le sfumature dell’esistenza.
I miei auguri.
Il direttore Paolo Zerbo

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