spot_imgspot_img
HomeRubricheL'EditorialeIl telefono allunga la vita

Il telefono allunga la vita

Quello che oggi acquistiamo non è più il telefono tanto caro ai ‘boomers’; piuttosto lo si dovrebbe chiamare uno strumento di connessione. Quando Meucci, una sorta di Archimede Pitagorico, avventuriero, mazziniano, esule, inventò il telefono aveva così pochi mezzi che lo scozzese Bell allo scadere del brevetto se ne impossessò, tanto che fu il primo a brevettare un telefono funzionale

Negli ultimi giorni Zuckerberg ha annunciato licenziamenti di massa a Meta, che hanno coinvolto anche l’Italia: 11mila persone in tutto, che corrispondono a circa il 13 per cento della società e sono quasi il triplo del numero di persone lasciate a casa da Twitter, che il 4 novembre ha licenziato il 50 per cento della sua forza lavoro. L’origine della situazione attuale andrebbe fatta risalire all’ossessione di Zuckerberg per il metaverso. Un ex dipendente di Meta sostiene che sono queste distrazioni dal proprio core business che stanno danneggiando l’azienda e hanno portato ai licenziamenti di questi giorni.
Ma il punto vero è che quello che oggi acquistiamo non è più il telefono tanto caro ai ‘boomers’; piuttosto lo si dovrebbe chiamare uno strumento di connessione.
Quando Meucci, una sorta di Archimede Pitagorico, avventuriero, mazziniano, esule, inventò il telefono aveva così pochi mezzi che lo scozzese Bell allo scadere del brevetto se ne impossessò, tanto che fu il primo a brevettare un telefono funzionale.
Ma l’epoca storica di Meucci generò il telefono, una diavoleria ben diversa dall’attuale che solo successivamente accostò alla funzione della comunicazione emotiva del telefono la comunicazione da business.
Oggi la telefonata è diventata una post-telefonata nella quale l’individuo si sposta dall’obiettivo della comunicazione reale, che in primo tempo ha raggiunto col telefono, al testo che oggi ha soppiantato del tutto la funzione della telefonata e che ha canoni completamente diversi dal telefono.
Ecco proprio il testo tanto caro a Zuckerberg ha creato Meta, una realtà alternativa generata dall’intelligenza artificiale che ha determinato lo spartiacque tra ‘boomers’, millennials e generazione Z.
Il telefono in origine mezzo generatore di una sorta di elettroterapia che serviva a collegare persone fra loro distanti è divenuto oggi un dispositivo di connessione di persone irrimediabilmente vicine. Il dispositivo ci ha immesso in una gigantesca riunione di condominio alla quale non siamo pronti. In passato la comunicazione telefonica ti consentiva di interrompere l’interlocutore oggi la comunicazione per w.a. è paradossalmente più lenta; è fatta di scrittura e risposta a tempi lievemente sfalsati in cui non puoi interrompere tanto che la ‘genialata’ del vocale è uno ‘sfogatoio’ che ti consente di parlare di getto senza interruzione e anche se ne accelleri la velocità obbliga l’interlocutore ad ascoltarti fino alla fine.
La pubblicità di Tim degli anni 90 secondo cui ‘Una telefonata ti allunga la vita’ era una promessa i cui canoni oggi sono completamente rovesciati: la telefonata non serve a collegare persone distanti perché gli individui se vogliono con la ‘video call’ sono assolutamente vicini, febbrilmente in attesa della spunta del messaggio in cui non sappiamo più trattare lo sconosciuto telefonico che peraltro è un risponditore il più delle volte automatico.
Il dispositivo è talmente una propaggine del nostro corpo che accettiamo di liberarcene in due casi: quando si scarica la batteria o quando lo dimentichiamo a casa.
Da Meucci a ZucKerberg il dispositivo di connessione (un tempo telefono) è diventato un prolungamento del nostro corpo in cui la conversazione non ha perso di significato solo perché questo nuovo dispositivo è una parte del nostro corpo e non vi rinunciamo tanto facilmente (al telefono e al nostro corpo intendo).
E non serve apocalitticamente sostenere che un tempo i rapporti gestiti dal telefono erano diversi e migliori perché gli stati d’animo delle persone al telefono io non li ricordo particolarmente brillanti a meno che il telefono non trasferisse autentici stati emotivi di persone distanti o non servisse appunto ad ‘allungare la vita’. Ma in questo caso parliamo di una fortunata strategia di marketing di TIM.
Non riesco ad immaginare che cosa consegnerà il metaverso alla generazione Z che non è evidentemente la mia.
Le riflessioni e le suggestioni che mi ha generato il saggio che ho appena letto di Bruno Mastroianni (Storia sentimentale del telefono: da Meucci all’homo smartphonicus) servono forse appena a preparare una nuova stagione di scelte imprenditoriali in cui i potenti della comunicazione probabilmente arriveranno, con il metaverso, a trasferirci in ambienti virtuali in cui studieremo, lavoreremo, danzeremo e faremo anche l’amore.
Dal 21 settembre di quest’anno è fruibile un’applicazione pratica di questa nuova esperienza.
Infatti a Palermo La Fondazione Federico II ha fatto dell’innovazione e della salvaguardia del nostro patrimonio artistico il suo principale impegno nella gestione culturale di Palazzo Reale; per questa ragione con “μετα experience” ha voluto allestire uno luogo futuristico, in cui lo spettatore potrà immergersi nella dimensione dell’Infinity Room e conoscere più da vicino i capolavori dell’arte italiana. Uno spazio esperienziale permanente in cui tecnologia e innovazione sono totalmente al servizio dell’arte; qui, in una vera e propria simbiosi con i capolavori dell’arte, lo spettatore potrà scoprire fino in fondo il processo creativo che porta alla realizzazione di un oggetto artistico, grazie alla smaterializzazione e la materializzazione delle opere dinanzi agli originali, e portando infine a casa il risultato di questo processo, ovvero le stesse opere d’arte in materiali ecosostenibili.
il fruitore è letteralmente proiettato in una dimensione parallela, in cui le opere d’arte sono protette nel tempo, illese in eterno da qualsiasi agente che potrebbe danneggiarle, ma soprattutto esse sono consegnate alla memoria per sempre: per un secolo e mezzo la fotografia ha protetto la memoria delle opere d’arte, trasmettendo ai posteri quantomeno una loro immagine, oggi è l’era dello smartphone e delle tecnologie digitali.

Pubblicità

 

‘L’homo smartphonicus’ in questo nuovo contesto si ritiene moderno, aggiornato e culturalmente avanzato. E probabilmente lo è anche se intimamente non coglie il reale mutamento in cui è immerso.
Si sveglierà, forse di soprassalto e troverà cambiato il suo rapporto con le persone e con la natura. E il telefono non gli avrà allungato la vita anzi…

Copyright SICILIAREPORT.IT ©Riproduzione riservata

Clicca per una donazione

Claudio Basile
Claudio Basile
Avvocato Claudio Basile Per info e contatti: studiolegalebasile@yahoo.it
Articoli correlati

Iscriviti alla newsletter

Per essere aggiornato con tutte le ultime notizie, le novità dalla Sicilia.

Le Novità di Naos

Il mensile di cultura e attualità con articoli inediti

- Advertisment -

La vignetta di SR.it

Sicilia Report TV

Ultimissime

Dona per un'informazione libera

Scannerizza QR code

Oppure vai a questo link

Eventi

Le Rubriche di SR.it

Vedi tutti gli articoli