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La funzione sociale dell’Avvocato e il riconoscimento in Costituzione

In riferimento alle dichiarazioni del ministro della Giustizia a esaminare la legge costituzionale che sancisce l’imprescindibilità e l’indipendenza dell’avvocato

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Leggo le dichiarazioni con cui lo scorso 9 gennaio il guardasigilli Alfonso Bonafede ha invitato le Camere, e in particolare Palazzo Madama, a esaminare la legge costituzionale che sancisce l’imprescindibilità e l’indipendenza dell’avvocato e la sua funzione sociale prima che giuridica.
Effettivamente, pur essendo corretta l’individuazione dei principi connotativi del mestiere di avvocato mi chiedo stropicciandomi gli occhi mentre leggo: “Ma il Ministro dice sul serio”?
E già perché che dell’avvocato non se ne possa fare a meno è una dichiarazione che contrasta apertamente con le scelte ed i nuovi orientamenti del mercato delle professioni.
L’avvocatura è sempre più una professione di pochi grandi studi associati presenti nelle città più importanti d’Italia cui vengono assegnati incarichi massivi sul presupposto fattuale che l’avvocato affermato, con la collaborazione di una decina di avvocati segretari, porti a compimento il mandato. Per l’assolvimento del quale, stante la ripetitività della casistica affrontata, si richiede solo tempestività nell’invio telematico degli atti e controllo delle fasi del processo.
Ma non il sacro processo civile o penale si badi bene, semmai le fasi del processo telematico: invio, accettazione, consegna, deposito dell’atto.
E a far questo l’avvocato affermato chiama perciò a collaborare giovani segretari – avvocati (neo laureati e non ancora abilitati), che tra un invio telematico e l’altro si scapicollano in udienza cercando la sostituzione per l’avvocato capo, nel frattempo perennemente in riunione (se è ligio al dovere e tiene famiglia e informa la moglie) o altrove a fare impresa (improvvisandosi manager senza esserlo) o con la fidanzata-amante.
No, di questo avvocato multitasking credo che se ne possa fare a meno e dunque il Ministro adoperi se possibile espressioni meno roboanti.
L’Avvocato poi è indipendente solo sulla carta perché la sua funzione politica è ormai evidente.
La Camera ed il Senato della Repubblica brulicano di avvocati militanti in formazioni politiche la cui indipendenza all’atto della votazione delle leggi che riguardano la gestione e l’andamento della cosa pubblica è una dolce chimera, come la famosa “Illusione” canzone di Aurelio Fierro, assai cara al mio papà novantenne, avvocato anche lui ma d’altri tempi e pensionato. Per cui anche questo richiamo del Ministro mi sembra tanto roboante quanto inopportuno.
Ed allora credo che la mia professione vada seriamente ripensata e dotata di risorse essenziali e tempi certi e non appena declamata di inesistenti funzioni come sembra oggi a fare il Ministro, promettendo riconoscimento costituzionale ad un mestiere cui lo Stato riserva di certo costi esorbitanti e improponibili balzelli per il cliente che se ne serve o per chi come me seguita a farlo, arrancando.

Ogni Ministro compreso l’attuale che si occupi del riordino del sistema giustizia pare assecondi l’interesse della consorteria di turno introducendo nuovi organismi e procedure che sostituiscono o si aggiungono a quelli già esistenti che non fanno a tempo neanche a consolidarsi nella pratica.
Poche funzioni e regole certe ma condivise e promosse dall’uso quotidiano e dalla professione sul campo; il resto è “noia” e per dirla con Califano (Sanremo è alle porte).

Per informazioni e contatti: studiolegalebasile@yahoo.it

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