“La scatola di cioccolatini”. Recensione dell’esordio letterario di Mariacristina Di Pietro

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Il 24 Ottobre 2018 alla Feltrinelli Libri e Musica (via Etnea 285 – Catania), la giovanissima Maria Cristina Di Pietro (classe 1999) ha presentato il suo romanzo d’esordio “La scatola di cioccolatini”, edito da Vertigo Edizioni.

La diciottenne ex studentessa del Liceo Scientifico A. Russo Giusti di Belpasso (CT) e matricola del corso di Biotecnologie dell’Università degli Studi di Catania, affronta abilmente il passaggio da appassionata amante del mondo di carta -per ammissione della stessa, piuttosto che un hobby, un rifugio nel quale costruirsi e ritrovarsi- a cultrice delle parole. La giovane ci consegna gli esiti della sua personale sfida alla timidezza, ingaggiata calandosi nel ruolo di scrittrice.

Il coinvolgente romanzo d’esordio della diciottenne, tradisce la giovane età dell’autrice con la capacità di attirare il lettore entro la complessa trama di enigmi e rivelazioni, scandita da riflessioni e metafore. Lo stile delicato e sinuoso di Mariacristina riesce ad appassionare il lettore alla trama dall’inizio alla fine. Un originale intreccio tra passato e presente, nel quale si riflette uno spaccato del percorso verso l’età adulta. Questo è un viaggio, volutamente breve, entro il quale, tra difficili scelte e sconvolgenti verità, si ha occasione di ritrovare i “cioccolatini già scartati”. Cosicché tanto il giovane impegnato nello stesso percorso di scoperta della protagonista quanto il lettore reduce dal medesimo transito esistenziale, ora ritrova occasione per voltarsi indietro, ora si riscopre osservatore spesso distratto dei tratti che il percorso di maturazione assume nella contemporaneità.

“La vita è una scatola di cioccolatini. Un appariscente fiocco rosso la decora esteriormente e la rende così accattivante da spingerci a fare qualsiasi cosa pur di entrarne in possesso”. L’ormai celeberrima citazione ci introduce all’interno delle vicende della protagonista assumendo i toni di un preludio che definisce il contesto del viaggio di scoperta che si andrà ad affrontare. Il viaggio – formalmente non autobiografico – della protagonista poco più che sedicenne, impegnata nella ricostruzione del proprio passato, mentre cerca di ambientarsi in un presente a lei estraneo. Il percorso di scoperta della giovane verrà affrontato come una seconda possibilità di ricostruire i pezzi della propria vita. Un collage condotto attraverso una doppia opera di ricomposizione: del proprio passato e della propria identità, verso il mondo adulto, nel presente. La trama diviene sempre più intricata, tra personaggi enigmatici, metafore, scoperte, scelte, sconvolgenti verità e inganni, che trasformano il percorso in un puzzle, il ritrovamento di alcune delle cui tessere mancanti è lasciato al lettore.

Mariacristina -che sembra non condividere con la protagonista solamente i profondi occhi castani – “ingolosisce” il lettore. Lo fa invitandolo a scartare insieme a lei ognuno dei gusti estremamente variegati della scatola di cioccolatini, ma lo fa anche stuzzicando l’empatia di chi con lei, condivida quella sana bulimia letteraria che permea tra le righe del racconto. Un’ottima tentazione dunque, quella dell’esordiente autrice al pubblico. In un’epoca contrassegnata dagli appelli alla lettura, l’invito di Mariacristina risulta tanto efficace quanto naturale; veicolato dall’immagine della biblioteca, metafora ispirata da C. R. Zafón, oltre che scenario, offre lo stimolo ad affidarsi ad un libro come ad un saggio profeta rivelatore, come ad uno specchio in grado di riflettere la propria immagine interiore, un consigliere prezioso… – “Per quale motivo accontentarsi di ciò che esiste se possiedi gli strumenti per varcare i confini della realtà e vivere altre mille vite?”. – L’invito è quello a far entrare nella propria vita molte più idee, persone e luoghi di quelli che è possibile conoscere nella realtà, “affogare in capitoli e capitoli per riscoprire chi sei davvero. Se non vuoi più sentirti oppressa dalla noiosa quotidianità devi diventare parte di una nuova dimensione del tutto inverosimile, correndo il rischio di essere trasformata in vampiro o licantropo”, consiglia la protagonista.

Rifugiarsi nelle parole di altri mentre si è alla ricerca delle proprie, per sentirsi compresi. I personaggi ci raccontano, infatti, di praline già scartate e di involucri colorati e invitanti che inducono alla curiosità di scoprirne il contenuto. Lo fanno le figure adulte che osservando i resti di quegli incarti sul palmo delle loro mani, con l’involontaria ma inevitabile ambiguità che il loro ruolo di guida assume verso coloro i quali si affacciano sul viale della vita adulta: ombre che si estendono sui giovani così come la luce del faro della saggezza attraverso il quale tentano di illuminargli il cammino. Ognuno dei personaggi posti al ruolo di custode, guida o controllore della protagonista, mostra tratti non banali della maturità, che spingono a riflettere su come la costruzione di se stessi venga fortemente condizionata dalle contingenze, dalle scelte operate rispetto a queste, dalle decisioni, rendendo ogni personaggio ciò che ci viene consegnato alla fine della storia. Una riflessione non banale sull’evoluzione personale che conduce a ciò che si è e che si trasmette agli altri. “Il percorso vale più di ogni altra cosa, anche se non ha gli esiti sperati e ti rende semplicemente agnostico”.

Le innumerevoli differenze che tracciano i contorni di ogni personalità, forgiano comportamenti, opinioni, timori… L’identità di una persona non è una giustapposizione di appartenenze e l’ardua impresa di degustare il sapore dolce e amaro del contenuto non ancora esplorato della scatola, spetta invece ai personaggi più giovani, attraverso i quali Mariacristina offre un interessante scorcio sul tema della costruzione identitaria e sulle difficoltà che caratterizzano la fase adolescenziale nella contemporaneità. Tappa inevitabile del percorso di vita che ritroviamo con rifermenti che riportano alla memoria la trasmutazione narrata da Collodi in Pinocchio o le avventure dell’Alice di Carroll, finanche al dantesco viaggio tra l’inferno e il paradiso.

Il racconto si rivela uno spiraglio sul mondo dei millennial, narrato attraverso gli occhi e dalla voce una di essi, restituendoci una prospettiva importante di temi aggrediti da più fronti, oggetti d’analisi incessante da parte delle scienze socio-psico-pedagogiche. La generazione dell’euro e della cittadinanza europea, la “generazione delle reti”, costituita da quanti sono nati e cresciuti nel pieno del processo di globalizzazione, coloro i quali hanno compiuto buona parte del loro processo di socializzazione e dell’iter formativo nell’era di internet, padroneggiandone a pieno, dunque, nuovi comportamenti, nuove modalità di creare ed interagire, di gestire con flessibilità il proprio ambiente materiale e relazionale; profili dai risvolti non irrilevanti nel processo di costruzione di sé.

La perdita di memoria assume così i connotati di fuga dissociativa, una forma di amnesia selettiva alla base della costruzione della propria identità. Nell’interrogarsi sulla propria identità la protagonista ci induce a riflettere sulla problematicità assunta dalla questione identitaria nella contemporaneità: chi sono io? L’interrogativo base dell’esistenza umana, diviene dilemma contemporaneo che incontra immediatamente ancoraggio, per la formulazione di una possibile risposta, negli elementi alla base di identificazioni ed appartenenze. La perdita di presa di Pesciolina sulla propria identità appare la medesima dell’individuo contemporaneo rispetto alla costruzione della propria: lo spaesamento tra la molteplicità di appartenenze, riferimenti e l’instabilità degli stessi. L’esasperazione dell’attaccamento o, all’inverso, il tentativo di distacco ad una dimensione identitaria auto e/o etero imposta, laddove per l’adolescente “offuscare la propria volontà preferendo quella altrui, [diviene] l’unico passe-partout per la confort zone”. Lungo questo sentiero il problema dell’identità viene proposto attraverso le avventure della protagonista, entro la continua oscillazione tra, la messa in discussione della definizione del sé e la contemporanea capacità di narrare il proprio posizionamento all’interno di uno spazio di interrogativi, nel quale l’identità si esprime nel racconto ad altri ed a se stessi.

Nella contemporaneità i giovani sono, probabilmente, le figure sociali più sensibili ed esposte alle instabili dinamiche socio-relazionali, che si traducono nelle forme di identificazione. Il mondo dei giovani si presenta così, attraverso gli occhi della protagonista, come un limbo terreno: da un lato rispecchia le contraddizioni della società degli adulti, dall’altro attraverso anticonformismo e ribellione cerca di imporre l’avanzare del futuro sul presente a passi incerti. “Superare l’infanzia significa ricevere automaticamente un mucchio di responsabilità. Tutti si aspettano che rinunci ai tuoi divertimenti per impegnarti finalmente in qualcosa di concreto […] non sentirti in dovere di rinunciare alla tua immaginazione, non te ne pentiresti in tempo”. Timidezza, senso di inadeguatezza, ribellione, ricerca di sé ma non solo… Il racconto mostra l’eterogenia e la complessità del mondo giovanile: quel sentirsi sommersi, quel guardare la realtà contemporanea come un pesce fuor d’acqua che accomuna molti degli adolescenti contemporanei, ancor più quando a caratterizzarli è il senso di estraneità perfino verso i propri coetanei, all’interno di un universo giovanile connotato, tanto quanto quello degli adulti, da profonde differenze e disparità.

La necessità di abbandonare i propri porti sicuri per rafforzare le proprie ali, pur mantenendo le proprie radici. A tal proposito non mancano nel racconto i riferimenti alle origini di Mariacristina, il simbolismo che richiama elementi legati al mare sin dalla scelta del soprannome della protagonista, Pesciolina, si estendono a chiari richiami alla terra d’origine della scrittrice, segnando ogni incognita o colpo di scena dall’inizio alla fine del racconto.

Se l’identità concerne una problematicità endemica che dipana sin dal momento definitorio, la contemporaneità ne ripropone amplificato il dilemma. Come definire l’identità entro un ampio spettro di possibilità di costruzione della stessa? Come articolare l’agire soggettivo verso l’equilibrio di cui sostanzia l’unicità dell’identità, entro un orizzonte in cui si profila la perdita di fiducia rispetto alla validità dei propri riferimenti? Il lettore maturo si ritrova ad interrogarsi insieme a Pesciolina alla ricerca di se stessa.

La scatola di cioccolatini, “un oggetto apparentemente insignificante e banale cela in cuor suo un bene talmente prezioso che dovremmo preservarlo più a lungo possibile al fine di assaporarne il contenuto con moderazione e saggezza” scrive Mariacristina alla quale, in attesa dei suoi prossimi lavori, rivolgiamo il medesimo augurio, rinviandole il messaggio contenuto tra le sue pagine, ossia l’invito a coltivare uno sguardo sul mondo scevro da preconcetti.