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La movida catanese è un problema di tutti

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I tanti campanellini d’allarme e le richieste d’aiuto dei cittadini, non hanno sortito effetti concreti, se non quello di fare i Comitati di Sicurezza Pubblica e passare la palla alle forze dell’ordine che, già oberate di lavoro, possono immettere poche risorse in campo, creando di conseguenza un effetto inevitabilmente contrapposto, alle aspettative di ogni cittadino. Quest’ultimi, consapevoli del problema, si trovano ad affrontare questioni di cui nella maggior parte dei casi, sono rappresentati da privati dissidi non determinati da reati, o atti di inciviltà che difficilmente la “divisa” potrà risolvere, aggiungendo che la maggior parte sono commessi da minori. Altra questione, è l’inattività dell’ente locale che non ha approntato nessuna risorsa concreta per controllare la zona interessata, lasciando ai comitati e ai singoli residenti, l’onere di risolversi la problematica, con epiteti quali: “ chiamate la Polizia è una questione di ordine pubblico”. Nessuna telecamera è presente nell’area che ricordiamo, si estende anche nelle vie limitrofe ( e sono tante, buie e strette) ove regna l’assoluta ingovernabilità prodotta da flotte di giovani di cui molti animati da un modello di divertimento finalizzato a disturbare gli altri o a compiere prepotenze o, come in questo caso, commettere il reato più odioso che esista nel mondo civile. Poi c’è la questione spaccio ormai passata in secondo piano che vede la fioritura proprio in questo luogo, difficile da individuare a causa della moltitudine di persone che spesso spalleggiano gli spacciatori. Ma come e cosa fare ?? Sicuramente la presenza delle forze dell’Ordine è necessaria, ma con attività programmate- interforze, dedicate al fenomeno e soprattutto con l’aiuto di supporti informatici e visivi, necessari a compiere immediati interventi di accertamento e poi perché i locali non si attrezzano con guardie giurate. Inoltre, se si metteranno le telecamere e poi nessuno può intervenire tempestivamente, queste non servono per le attività conseguenti, ma semmai solo per gli accertamenti successivi, se si sporge denuncia. La giovane turista americana, trasportata in altro luogo, poi aggredita e violentata, ovviamente scatena una indignazione generale con espressioni colorite e a tratti anche violente che se poi dette oltretutto sui social, da chi deve tutelare i cittadini, queste assumono un significato forte e svalutano e complicano il vero dibattito politico istituzionale. I poliziotti, unici attori chiamati a risolvere la situazione, hanno strumenti legali e pratici spuntati, non adeguati e assolutamente inadatti al fenomeno che oltretutto non tutelano l’operatore di polizia obbligato ad intervenire su richiesta del cittadino, anche se non è in presenza di un palese reato, ma che in alcune circostanze può addirittura essere chiamato davanti la magistratura a rispondere delle proprie azioni per il vuoto normativo o per il distorto uso degli strumenti social. Il Siap, fa appello al sig. Prefetto, affinché nella valutazione complessiva degli interventi da fare, si dia voce a chi tutela i poliziotti magari per sentire la valutazione propositiva attraverso il sindacato.

Il Segretario Provinciale SIAP
Tommaso Vendemmia

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