La villa romana di Misterbianco

di
L’antico rudere, attestato storicamente da eminenti studiosi del passato, si trovava tra due collinette alla periferia nord della città

Mentre stavo conducendo una ricerca su una antica struttura che presentava tracce di sovrapposizioni architettoniche riferibili a più epoche (fig. 1) sita in contrada Mezzocampo a Misterbianco, mi imbattevo casualmente in una notizia, pubblicata da M. A. Platania e N. Giuffrida Condorelli, che attestava la presenza passata dei ruderi di un’antica villa romana sulla destra della strada che, dopo il bivio all’uscita di Misterbianco, conduce a Paternò e Motta Santa Anastasia.
Così gli autori: «In contrada ‘Erbe Bianche’ a destra della statale 121, dopo il bivio Motta Santa Anastasia-Paternò, un tempo erano visibili i ruderi di un’antica villa romana, situata proprio qui, nell’antico suburbio di ‘Catina’ che è il territorio odierno del comune di Misterbianco. Queste vestigia, furono ampiamente descritte da Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari, nel suo Viaggio per tutte le antichità della Sicilia pubblicato a Napoli, nel 1781. Questa sontuosa dimora doveva appartenere a qualche patrizio, o ad un ricco possidente del luogo, ed offriva per la sua struttura e per la sua posizione, le comodità di una casa cittadina, e la salubrità di aria e di luce, dell’amena campagna di Catania»(1).
La successiva verifica effettuata sul testo di Ignazio Paternò Principe di Biscari, confermava la notizia, fornendo ulteriori e specifiche indicazioni topografiche che permettevano l’esatta individuazione del sito dove doveva trovarsi la villa romana. Così il Principe di Biscari: «Seguitando la strada, che riconduce il Viaggiatore in Catania [proveniendo da Paternò], prima di arrivare a Misterbianco, sulla sinistra della medesima, e da essa circa 300.
Passi lontano, nelle Terre chiamate Erbe Bianche, tra due alte eminenze di lava si vedono gli avanzi di un Edificio quadrolungo, che dalla parte di Ponente è fatto a volta; ed il pavimento, che sopra questo esiste, e porzione di elevazione delle sue mura, mostra, che avea un second’ordine. La eminenza, che è rivolta a tramontana è formata di strati di gran pietre di lava tutti di un’altezza, in maniera che tagliati sembrano riquadrate pietre lavorate dall’arte. Di molti di questi pezzi anticamente servironsi, cavati nello spianare la sommità di questa eminenza, sulla quale si scorge ancor oggi la costruzione di fortissimo Edifizio, fabbricato di simil pietre riquadrate dalla natura, di grandezza di sei a dieci palmi»(2).
Nel mentre mi accingevo ad approfondire la ricerca bibliografica, effettuavo un sopralluogo a distanza per scattare alcune foto e per avere contezza della corrispondenza tra quanto detto dal Biscari ed i luoghi che esso indicava. Le due collinette laviche caratterizzanti il sito indicato dai predetti autori, è chiaramente identificabile nelle figg. 2 e 3.
Ottenuto un positivo riscontro tra quanto affermato dal Principe di Biscari e l’attuale stato geologico dei luoghi in questione, ho cercato ulteriori testimonianze storico-bibliografiche che si riferissero alla presenza di una villa romana tra le due collinette laviche identificate nelle foto.

Fig. 1 – Ingresso laterale della chiesa di S. Giovanni Gerosolimitano, in c.da Nunziatella a Misterbianco.

Figg. 2-3 – Le due collinette tra cui doveva sorgere la villa romana.

Ancora più esplicito circa i resti che si trovavano nel sito di cui stiamo trattando, il Principe di Biscari lo era stato nella relazione (il Plano) inviata al Re, datata 10 aprile 1779, nella sua qualità di Regio Custode delle Antichità esistenti nelle due Valli di Demona, e di Noto. Così relazionava il Principe di Biscari: «Erbe Bianche. Prima di arrivare a Misterbianco sulla sinistra della strada circa trecento passi entro le terre che chiamano Erbe Bianche trà due alte eminenze di lava si vede un residuo di fabbrica di forma quadrolunga, che dalla parte di Ponente hà una volta, che forma il pian Terreno di essa, e che mostra aver avuto l’ordine superiore, che ancora si vede sebbene gran parte diroccato. Sopra l’altura che guarda la Tramontana si scorgono i fondamenti di robbusta fabbrica, che davano ingresso ad un piano formato sopra la rocca, ed ad altro capo del piano suddetto si osservano le fabbriche di grossissime pietre quadrate poste senza calcina, e senza essere state lavorate, così prodotte dalla natura nel luogo medesimo; di tal genere di pietre essendo formata la rocca, locchè potria dare, che pensare ai Naturalisti»(3).
Della presenza di un’antico edificio nel luogo indicato dal Principe di Biscari, ancora esistente all’inizio dell’Ottocento, parla Antonio Nybbi: «Seguitando la via, che riconduce a Catania, prima di giungere a Misterbianco si vede a sinistra nell’interno delle terre circa 300 passi distante un antico edificio quadrolungo di incerto uso, posto fra due alte eminenze di lava. Di queste l’eminenza a settentrione è formata di strati di lava di eguale altezza che, tagliati, sembrano pietra quadrate. Di questa lava è formato un antico rudere, che ivi si osserva, le cui pietre hanno da se a dieci palmi di grandezza»(4).
Il sito dove insistono le due collinette laviche appartiene, oggi, al territorio del comune di Misterbianco; in passato, dal XII secolo a.C. al 21 a.C., questa porzione di territorio apparteneva alla città di Inessa-Aitna (l’odierna Motta Santa Anastasia)(4), per essere inglobata successivamente, dal 21 a.C., alla Chora di Catina, divenendo nel tempo territorio di uno dei tanti Casali di Catania; riscattata dal sorgente comune di Misterbianco nel XVII secolo(5).
Anche Jean Houel nel suo viaggio in Sicilia aveva ritratto una delle collinette laviche fuori le porte di Misterbianco, come si può vedere nella fig. n. 4.
Nelle figg. 5, 6, 7, tratte da Google Earth, sembrano intravedersi linee, nello spazio tra le due collinette, che potrebbero essere compatibili con il profilo di una costruzione che, come indicato precedentemente, attestano la presenza di una villa romana ed i cui ruderi erano visibili almeno fin all’800.
La posizione della villa permetteva una magnifica vista sull’Etna e su tutto il circondario. Sulla sua eventuale datazione si potrebbero ottenere probabili risposte solo se fossero effettuati saggi archeologici dalla locale Sovrintendenza; così come potrebbe accertarsi la tipologia e la datazione dei ruderi della costruzione che si trova sulla cima della collinetta che guarda a Tramontana.


Fig. 4 – Stampa di Jean Houel raffigurante una delle due collinette nei dintorni di Misterbianco.

L’autorevolezza delle notizie e dei dati che ho raccolto e citato non sembrano lasciare dubbio alcuno circa l’effettiva esistenza di una villa romana la cui costruzione, in teoria, protrebbe appartenere al periodo anteriore al 36 a.C. od al periodo posteriore al 36 a.C. La linea di demarcazione tra i due periodi è costituita dalla conquista della Sicilia da parte di Ottaviano, dopo la sconfitta di Sesto Pompeo Magno, che porterà una certa stabilizzazione delle proprietà romane nell’isola. Nell’eventualità che la costruzione della villa romana di contrada Erbe Bianche a Misterbianco sia posteriore al 36 a.C., vi sarebbe una certa probabilità che tale villa appartenesse a M. Vipsanio Agrippa, eventualmente costruita da costui non oltre il 12 a.C., anno della sua morte.

Figg. 5-6-7 – Foto tratte da Google Earth, dove tra le due collinette sembrano intravedersi linee compatibili con una costruzione.

Infatti il sito ove insistono i ruderi della villa appartengono a quel territorio che fu donato da Ottaviano a M. Vipsanio Agrippa quale ricompensa per la vittoria navale a Mylae ( nel 36 a.C.) e per la successiva vittoria a Naulochus. La notizia circa i possedimenti di M. Vipsania Agrippa viene fornita dal Casagrandi che utilizza una lettera di Orazio all’amico Iccio (Procurator Agrippae est constitutus, cui agrum ei commendavit) che si trova in Sicilia ed a cui scrive: «Fructibus Agrippae Siculis quod colligis, Icci Si recte fueris non est ut copia maior Ab Iove donari possit tibi […]»(6).
Circa gli indizi che inducono il Casagrandi ad affermare la localizzazione dei possedimenti di M. Vipsanio Agrippa in Sicilia, così si esprime: «La presenza in Catania di un Vipsanio Attico con la famiglia (sib et suis), fa ritenere che i terreni dati in ricompensa a M. Vipsanio Agrippa fossero di quelli per cui l’isola in ogni tempo andò famosa per il ricchissimo prodotto, terreni cioè, della Piana di Catania e delle falde boschive dell’Etna. In quel Vipsanio Attico noi vediamo pertanto un altro degli amministratori del patrimonio di M. Vipsanio Agrippa nell’isola, e di quello in particolare posto nel territorio catanese»(7).
Naturalmente la villa di contrada Erbe Bianche a Misterbianco potrebbe appartenere al periodo successivo al 1° secolo a.C.; vediamo infatti che in epoche successive la Sicilia, ed in particolare le zone alle falde dell’Etna, fu privilegiata dalle più importanti famiglie senatoriali romane per costruirvi le proprie ville anche al fine di risiedervi. Così Lellia Cracco Ruggini descrive la Sicilia in epoca imperiale: «I clarissimi cominciarono pertanto a frequentare l’isola curandovi Res e Negotia, direttamente oppure tramite uomini di loro fiducia, che erano inviati di tanto in tanto nella capitale (come l’intendente Euscius, di cui si valse Q. Aurelio Simmaco in diverse occasioni); si abituarono a trascorrere in Sicilia periodi di Otium e Secessio, dedicandosi alla caccia, alla pesca, al nuoto, alla filosofia, alla Emendatio di testi antichi e alla traduzione in latino di opere greche, alla vita contemplativa. Talvolta, addirittura, a detta della Historia Augusta, intrecciano parentele con alcune fra le poche famiglie senatorie localmente emergenti e radicate nell’isola sin dal II-III secolo, finendo spesso col riassorbirne beni, interessi, influenze e patrocinii; ed accade che in Sicilia trovassero anche sepoltura»(8).
Non possiamo tralasciare di ricordare che i beni siciliani di M. Vipsanio Agrippa vengono ereditati dall’imperatore Augusto, dopo la morte del vincitore della battaglia di Mylae(9).
Ed ancora sull’argomento Giardina: «La presenza di Gentes Senatorie le cui origini e le cui vicende connettono Italia, Sicilia e Africa s’associa a un vasto processo di concentrazione fondiaria, che la documentazione mostra maturo nel IV secolo. Le grandi villae tardoantiche esprimono il radicamento – in Sicilia come in altre regioni dell’impero – di novi rapporti di produzione fondati sul colonato, in un quadro complessivo che ‘porta il segno della vitalità, non della decadenza’»(10).

BIBLIOGRAFIA

1) Marco Antonio Platania, Nino Giuffrida Condorelli, Comune di Misterbianco, saggio storico illustrato sul comune, sulle industrie, sui soprannomi, sui poeti, e sui pittori di Misterbianco, Catania 1968, p. 6.
2) Ignazio Paternò Principe di Biscari, Viaggio per tutte le antichità della Sicilia, Nella Stamperia Simoniana, Napoli 1781, p. 61.
3) Relazione delle Antichità de Regno di Sicilia esistenti nelle due Valli di Demona, e di Noto scritta Per Sovrano Real Comando da Ignazio Vincenzo Paternò Caspello Principe di Biscari, in Giuseppe Pagnano, “Le Antichità del Regno di Sicilia 1779 – I Plani del Biscari e Torremuzza per la Regia Custodia”, Arnaldo Lombardi Editore, Siracusa, Palermo 2001, p. 150.
4) Antonio Nybbi, Itinerario delle antichità della Sicilia, presso Vincenzo Poggioli Stampator Camerale, Roma 1819, (da Google).
5) https://dl.dropboxusercontent.com/u/69278505/Motta%20Santa%20Anastasia%2C%20testo.pdf- Santi Maria Randazzo, Storia di Motta Santa Anastasia.
6) Casagrandi Orsini Vincenzo, Raccolta di studi di storia antica, Tipografia Editrice dell’Etna,Catania 1983, p. 131.
7) Casagrandi Orsini Vincenzo, cit., p. 133.
8) Lellia Cracco Ruggini, Sicilia, III/IV secolo: il volto della non città, Kokalos nn. 28-29, 1982-1983, p. 483.
9) Lellia Cracco Ruggini, cit., p. 507.
10) A. Giardina, Storia e storiografia della Sicilia Romana, Kokalos XXXIV-XXXV, 1988-1989, 1, p. 441.

Articolo tratto dalla rivista AGORÀ nn. 61-62/2017 – Per gentile concessione dell’autore