Cosmogonia o Cosmo-agonia?

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All’inizio era il Verbo. La parola, il suono, una frequenza. L’OM. Tutto era Uno e dentro questo Uno vi era il potenziale sconfinato, esattamente come la cellula uovo fecondata, dentro alla quale iniziano tutti i fenomeni necessari alla suddivisione e moltiplicazione per far sì che quello che da Due si era fuso per qualche istante in Uno, torni ad essere prima due e poi molti, con una differenza sostanziale dalla prima fase. Questi molti sono copie identiche dell’Uno originale, perlomeno in questa fase. Dal due ha origina la Vescica Piscis e vi è una disarmante somiglianza tra la moltiplicazione dei cerchi che porta al Frutto della Vita e la morula. Cosmo Agonia. L’universo continua a crescere, pulsando. Con un ritmo che lo farebbe sembrare vivo. E se fossero i pianeti gli organi di questo corpo probabilmente definito, per quanto immenso. E se noi fossimo le sue cellule. Del resto, anche tra noi esistono meiosi, mitosi, necrosi e soprattutto apoptosi, per non parlare poi delle “cellule tumorali”. Un ignoto, identificato come Thot e/o Ermete Trismegisto scrisse: “È vero senza menzogna, certo e verissimo, che ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli di una sola cosa. E poiché tutte le cose sono e provengono da una sola, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento. Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre, il Vento l’ha portata nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice. Il padre di tutto, il fine di tutto il mondo è qui. La sua forza o potenza è intera se essa è convertita in terra. Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso dolcemente e con grande ingegno. Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori. Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo e per mezzo di ciò l’oscurità fuggirà da te. Questa è la forte fortezza di ogni forza: perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida. Così è stato creato il mondo. Da ciò deriveranno meravigliosi adattamenti, il cui metodo è qui. È perciò che sono stato chiamato Ermete Trismegisto, avendo le tre parti della filosofia di tutto il mondo. Completo è quello che ho detto dell’operazione del Sole.” Se il Verbo crea e con esso il suono ciò implica che è doveroso, su tutti i piani, attenzionare non solo ciò che esprimo ma anche ciò che celo. Ciò che penso e verbalizzo con intenzione diviene reale. Sarà forse questo il significato recondito dell’essere stati fatti a sua immagine e somiglianza? Sarebbe molto interessante se la gente iniziasse a pensare di essere parte di un unico organismo. E se è vero, secondo Andrew Taylor Still, che: “La struttura Governa la Funzione”, prendere consapevolezza di una unicità individuale e globale permetterebbe forse una modificazione della funzione uomo. Mantra, formule magiche, preghiere e forse anche il riverbero che gli scienziati captano ai confini conosciuti dell’Universo, non fanno altro che testimoniarci la presenza di questa capacità creativa che ci rende simili ma non uguali al Principio che, senza alcuno sforzo, ma solo acquisendo consapevolezza, ha prodotto i molteplici mondi. In questo spazio probabilmente infinito tutto appare armonico, ordinato, e anche i Pianeti hanno una loro vita. Immersi in un finto silenzio e nel vuoto. Che sia un vuoto pensante? Che sia davvero vuoto? E se questo vuoto avesse la medesima funzione delle cellule gliali? In tutte le scienze esoteriche esiste lo zero ed ha una sua identità specifica che non lo fa essere l’assenza di tutto. Stesso dicasi per il vuoto, che appare essere più pieno di ciò che potrebbe mai immaginare una mente profana non solo ai percorsi iniziatici ma anche alle più ardimentose speculazioni della fisica, della filosofia e della matematica. Sciocco è chi crede che codeste materie siano separate. La frammentazione e la noia scolastica a cui siamo abituati ci allontanano dalla creazione di un intelletto superiore capace di capire che, anche in questo caso, tutto è uno, e che ai più alti livelli ogni cosa si tocca fino a fondersi. Il diviso torna ad essere uno. Il punto, l’uovo cosmico, pieno di vuoto e vuoto nel pieno. Risulta concettualmente interessante la definizione che la geometria da, del punto. Pensare che tutto sia partito, e parte ancora dentro noi, da qualcosa di così infinitamente piccolo dovrebbe portarci ad una inversione di tendenza, a considerare il grande come il piccolo. Del resto, esiste un Macrocosmo ed un Microcosmo. E fin troppe volte non sappiamo dove cercare, se nel globale o nel particolare. Ma i frattali ci insegnano che “ciò che è in alto è come ciò che è in basso”.