La pianta magica di Kaneh-Bosm

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Trentasei anni fa moriva l’antropologa polacca Sula Benet. Non troppo conosciuta, forse volutamente, per le sue ricerche sulla parola ebraica Kaneh – bosm che, com’è deducibile anche senza affrontare ricerche approfondite, indica proprio la Cannabis. Infatti, la scoperta non sussiste nella sua traduzione, ma nella sua collocazione letteraria: l’Antico Testamento.

Vi sono riferimenti in Geremia 6:20, Isaia 43:24, Ezechiele 27:19 e nel Libro dell’Esodo 30: 22-33:

 

Il Signore disse a Mosè: “Prendi le spezie seguenti: […] 250 sicli di Qaneh – bosm […]. Effettuare queste operazioni assieme all’olio della sacra unzione”.

 

Insomma: secondo le ricerche della Benet, la cannabis era di utilizzo medicinale e rituale. In opposizione a questa tesi intervenne la traduzione della Bibbia di Re Giacomo, dove kaneh – bosm è tradotto “canna di calamo”. Per dimostrare la sua intuizione, l’antropologa si cimentò nell’analisi di testi ebraici pre-semitici e condusse una ricerca etimologica comparativa, finché la Hebrew University di Israele non approvò la sua traduzione nel 1980.

A prescindere dalla storicità dell’Esodo e attenendosi alla tesi approvata e poco divulgata della Benet, è facile credere che durante una lunga traversata nel deserto si ricorresse a un unguento per alleviare i dolori e le difficoltà motorie.

Soffermandosi sull’uso terapeutico della cannabis, è possibile speculare sul cap.9, vv.17-29 del Vangelo secondo Matteo:

 

“Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto. Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti”. […] Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava spumando.

 

Se in questo episodio di possessione, molto simile nella descrizione ad un attacco epilettico, Gesù interviene somministrando al “posseduto” della cannabis, si spiegherebbe la guarigione. Nello stesso passo, Gesù sostiene che questo male è guaribile solo con la preghiera; quindi, solo con lo strumento d’accesso alla sacralità e al rito in cui veniva adoperata, appunto, la kaneh – bosm.

Assodando il forte legame tra la ritualità e la kaneh – bosm, buona parte dei prodigi a beneficio del popolo narrati nella Bibbia sarebbero spiegati, e non solo: com’è narrato, Giovanni di Zaccaria era denominato il Battista poiché “battezzava”, ossia immergeva nell’acqua delle piscine battesimali rinvenute in Betania di Transgiordania. Se è certo che le piscine venissero riempite dalla stessa acqua del Giordano, non può essere chiaro il motivo di tali costruzioni: perché non battezzare sulla riva del fiume? Così come Giovanni era il Battista per via del suo ruolo, Gesù era il Cristo in quanto portatore del “crisma”, ossia l’unguento sacro costituito dall’olio e dalla kaneh – bosm. Qualora occorresse iniziare alla nuova corrente religiosa con acqua e crisma, sarebbe spiegata la funzione delle piscine battesimali.

La motivazione dell’utilizzo di questa sostanza può essere spiegata anche dall’unione materiale, alchemica e simbolica del cielo e della terra, del Divino e dell’Uomo, rappresentati rispettivamente e cabalisticamente dall’olio e dall’acqua. Com’è noto, i due elementi non possono chimicamente mescolarsi senza l’intervento di un terzo elemento emulsionante, proprio come la cannabis. Simbolicamente, la concezione dualistica può essere superata e i due piani possono essere uniti solo con la venuta del profeta, il portatore di Luce; di fatto, la kaneh – bosm è già unita all’olio quando viene mescolata nell’acqua affinché avvenga l’unione chimica, le “nozze”, e termine non poteva essere più adatto di quest’ultimo.

Il rinomato episodio delle “Nozze di Cana”, che tanto ha stimolato la fantasia di autori come Dan Brown e le opinioni da Teoria del Complotto inerenti al legame tra Gesù e la Maddalena, poco avrebbe a che fare con un matrimonio reale. L’unico riferimento circa l’identità degli sposi, tra l’altro, è attribuito da Eusebio di Cesarea nel suo Storia Ecclesiastica, dove attesta che lo sposo sarebbe Giuda Taddeo, l’apostolo la cui omonimia con l’Iscariota gli ha causato lo stesso destino della Benet, cioè non troppo conosciuto. Tralasciando quindi l’identità degli sposi e riportando quanto narrato dal Vangelo secondo Giovanni 2,1-11:

 

Tre giorni dopo, ci fu una festa nuziale in Cana di Galilea, e c’era la madre di Gesù. E Gesù pure fu invitato con i suoi discepoli alle nozze. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. Gesù le disse: “Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta”. Sua madre disse ai servitori: “Fate tutto quel che vi dirà”. C’erano là sei recipienti di pietra, del tipo adoperato per la purificazione dei Giudei, i quali contenevano ciascuno due o tre misure. Gesù disse loro: “Riempite d’acqua i recipienti”. Ed essi li riempirono fino all’orlo. Poi disse loro: “Adesso attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. Quando il maestro di tavola ebbe assaggiato l’acqua che era diventata vino – egli non ne conosceva la provenienza, ma la sapevano bene i servitori che avevano attinto l’acqua – Chiamò lo sposo e gli disse: “Ognuno serve prima vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora”. Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui.

 

Attenzione: la madre di Gesù era già presente quindi, Gesù e i suoi discepoli vennero invitati, come se la figura della madre rappresentasse l’umanità che invoca chi porta la Luce. La madre di Gesù solleva il problema e Gesù risponde che non è ancora il suo momento, come se si trattasse del tempo per risolvere il problema. Infine, il maestro di tavola non poteva sapere com’era avvenuta la tramutazione. Se l’uso della kaneh – bosm fosse stata per scopi religiosi e in quest’episodio furono utilizzati recipienti adoperati per la purificazione dei Giudei, è immaginabile il contenuto degli stessi. E se la kaneh – bosm utilizzata appartenesse alla categoria violacea dell’ibrido indica Afghan o Pakistan Kush, mescolata all’olio e all’acqua, avrebbe potuto assumere una colorazione molto simile a quella del vino. D’altronde, Gesù disse a sua madre: “Che c’è fra me e te, o donna?”, interpretabile: “Cosa unisce il divino e l’umano?”, ed ecco una delle opere alchemiche più antiche della Storia.

Questa tesi è difficilmente avvalorata per ovvie ragioni e, per questo, è destinata a trovare sempre il suo riferimento cristiano sotto la protezione del presunto sposo delle Nozze di Cana, San Giuda Taddeo, patrono delle cause perse. Anche se Gesù, stando a questa tesi, veste il ruolo di un rivoluzionario divulgatore e dispensatore sull’uso della cannabis a scopo farmaceutico e a beneficio del popolo, è però opportuno tenere presente che non vi è alcuna fonte che documenti la reazione di Gesù alla vista di Maria ai piedi della croce e, pertanto, non è possibile accertarsi se prese a cantare No woman, no cry.