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Storia del preservativo maschile – Seconda parte

Tempo di lettura: 2 minuti

Come abbiamo già visto nella prima parte, il preservativo è stato usato nei tempi che furono per evitare gravidanze non volute. Le malattie sessualmente trasmissibili non erano ancora conosciute.
Dopo la caduta dell’impero romano, nel Medioevo il Clero pose l’attenzione alla regolamentazione delle nascite, ponendo l’accento al fatto che il sesso fosse possibile solamente fatto con intenti riproduttivi, escludendo il piacere. Furono soprattutto le donne, chiaramente direttamente interessate alla prevenzione, a muoversi in cerca di soluzioni.
Interessante leggere le proposte:
Tisane di lavanda, prezzemolo, maggiorana, te fermentato, tisana di corteccia di salice, addirittura canfora inalata (in grado di castrare gli uomini. In realtà ora sappiamo che la canfora è un afrodisiaco naturale). Chi si diede da fare nel cercare un metodo contraccettivo fu Papa Giovanni XXI, studioso di medicina. Raccomandò un condom preparato con una pasta di corteccia e di foglie dell’albero della cicuta. Bravo medico ma con poche cognizioni anatomiche, visto che il suo condom ricopriva i testicoli e non il pene!!!
Sempre nello stesso periodo una dama italiana, la prima ginecologa della storia, Trotula de Ruggiero, diede consigli alle donne: usare la melagrana come “tappo vaginale”. Come già si usava in Egitto, alle donne veniva consigliato di tagliare il frutto a metà, rendere cava una metà e inserirla in vagina. ???????
Ad ogni modo, furono sempre le donne a preoccuparsi di prevenzione anche con l’aiuto delle streghe, donne medicina, che le aiutavano nella prevenzione ed anche nella scelta di abortire. Ed a pagare le conseguenze delle loro scelte.
Nel periodo seguente, quello Rinascimentale, ricco di invenzioni e di apertura, i guantai trassero dai macellai l’arte di produrre condom di pelle fatti dalle vesciche, fabbricandoli prima solo per uso personale, poi commerciandoli. Alcuni di loro potevano produrre guanti fatti di lino o di lana e spesso con lo stesso materiale facevano i condom.
Agli inizi del XVI secolo ci fu la grande pestilenza che gli italiani chiamarono “spagnola”, gli inglesi “mal francese” gli spagnoli “malattia castigliana”, i polacchi “russa”. In realtà era la sifilide. Sembra che al ritorno da Haiti i marinai di Colombo ne fossero affetti e senza rendersi conto della gravità, avessero contagiato a macchia d’olio nel 1495 la città di Napoli prima l’Europa poi. La malattia, che decimò centinaia di migliaia di umani, avviò studi nei quali Falloppio – sì quello delle tube – si diede da fare e divenne famoso anche quale scopritore del preservativo (anche se come abbiamo visto già altri si erano dati da fare nella stessa ricerca). La prima versione del preservativo di Falloppio non fu di certo confortevole essendo un pezzo di lino cucito in modo sa adattarsi solo al glande ed al pene.
Secondo lui “ ogni volta che un uomo ha un rapporto sessuale, si deve lavare i genitali o pulirli con un panno, poi dovrebbe utilizzare un piccolo panno di lino avvolto al glande, e trarre in avanti il prepuzio sul glande, se può farlo è bene bagnarlo con la saliva o con una lozione…Ho provato l’esperimento su mille e cento uomini e chiamo dio immortale a testimoniare che nessuno di loro è stato infettato.” Fallopio raccomanda anche di inserire il suo preservativo nell’uretra…. Mmmmmm….
In attesa della parte terza…

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