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“Solo l’amore conta” intervista al regista, attore, drammaturgo Nicola Costa

Dal 3 al 7 luglio, al teatro Chaplin, porterò in scena "Solo l'amore conta", il mio omaggio a Pier Paolo Pasolini

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Nicola Costa, attore, regista, drammaturgo, insegnante di recitazione ed analisi del testo, è considerato uno tra i più attivi e poliedrici teatranti siciliani; dal 1998 scrive per il teatro ed i suoi testi, tutti rappresentati, sono stati insigniti con prestigiosi riconoscimenti in ambito nazionale ed europeo e recensiti su importanti riviste, quotidiani, giornali specializzati, siti e redazioni web.

Il suo stile drammaturgico è una miscela variegata ed elegante dove inedito, ricerca e letteratura si fondono, abbracciano tematiche sociali, quotidiane, introspettive ed assumono spesso i toni di denuncia contro sistemi sordi e discutibili organismi di potere.

I suoi versi -talvolta integrati da precise citazioni letterarie- raccontano sentimenti colmi di poesia, storie confezionate nell’intimità della riflessione e raccontate attraverso il “teatro di parola”, aneddoti che corrono sui binari della fantasia, passioni ed emozioni che si intrecciano a metafore precise, esilaranti, ma anche mirate, astute, sottili e coraggiose, senza mai scadere nella volgarità o nell’ermetismo.

 

Chi è Nicola Costa?

Nicola Costa è un servitore, perché a mio parere non c’è altro modo per definire un attore. Ogni teatrante è (o dovrebbe) prima di tutto considerarsi un ricercatore, uno studioso, un appassionato-innamorato del proprio lavoro e poi, eventualmente, dimostrare con i fatti la propria artisticità, il proprio contributo. Il teatro, oggi più che mai, ha bisogno di sinergie tra servitori, non di lobbies.

I lavori principali

Sono tanti i lavori a cui sono affezionato per svariate ragioni; certamente “Dear Ludwig” sta in cima alla lista. È uno spettacolo che racconta la vita, gli amori, le passioni e le sofferenze di Beethoven, il suo rapporto con la musica, con le donne amate, con Goethe, con la sordità e tanti altri aspetti dell’uomo e del genio che la letteratura conosce poco. Lo rappresento da 12 anni e per me è sempre una grandissima emozione. E poi tutti gli spettacoli in cui ho affrontato tematiche delicate, dalla lotta alla mafia (Terra mia, Ritratto di un’Isola) all’immigrazione (Il viaggio), passando per i miei tributi alla straordinaria opera letteraria, poetica e filosofica di Pier Paolo Pasolini.

La sua mission

Mi interessa il metodo con cui andare incontro alla dimensione artistica, il lavoro orientato prevalentemente al senso del vero.  Il teatro contributivo, di denuncia, quello che suscita reazioni, emozioni, critiche, talvolta indignazioni.

Che cos’è il teatro?

Il teatro è per me un mezzo e non il fine. Una dimensione che ti assorbe integralmente e che se non sei capace di reggerla tecnicamente ed emotivamente ti schiaccia senza alcuna pietà. È un po’ come la solitudine nella descrizione di Pasolini: bisogna essere molto forti per amarla.

Si può fare l’attore e il regista contemporaneamente?

Si può se sei capace, se hai le idee chiare ma non nello stesso spettacolo. È molto difficile recitare senza un occhio esterno.

Si può fare l’attore e il regista contemporaneamente?

L’attore deve sempre trovare il modo migliore per allinearsi al metodo e all’idea di un regista. I registi devono a loro volta individuare la strada per far arrivare le loro idee alla sensibilità degli attori. Sono entrambi dei servitori.

Attori e regista come metterli d’accordo?

Non lo so. Forse dall’animalità, dal più banale degli istinti. L’arte in tal senso, se è vissuta con purezza e passionalità, è una dimensione che tende a liberare lo spirito.

Prossimi lavori

Dal 3 al 7 luglio, al teatro Chaplin, porterò in scena “Solo l’amore conta”, il mio omaggio a Pier Paolo Pasolini con il gruppo del Centro Studi Teatro e Legalità che dirigo da anni. Sto valutando una proposta estiva di cui al momento non posso parlare e poi, a novembre, sempre al Chaplin, riporterò in scena il mio “Dear Ludwig”.

la foto di copertina è di Dino Stornello

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