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L’attrice Viviana Toscano e il suo progetto di vita

Esattamente il teatro è terapia; è proprio una medicina di cui poi a lungo andare non puoi fare a meno, diventa una sorta di assuefazione, una droga, e per me è stato proprio così in un momento buio della mia vita.

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Chi è Viviana Toscano?

Viviana è una ragazza di 25 anni innamorata della vita e del proprio lavoro che è nato per puro caso dopo la maturità linguistica avvenuta nel 2013;  in seguito a diverse domande che mi ero posta su cosa fare della mia vita, se partire o rimanere qua a Catania, città natale, se lavorare come impiegata in un negozio o andare all’università iscrivendomi in psicologia…optai per una strada inconsueta, provando, a causa della troppa timidezza, a fare dei corsi di recitazione, quantomeno per “alleggerirmi” dal peso che mi portavo dietro quale la prematura scomparsa di mio fratello avvenuta nel 2005 a 26 anni per un aneurisma e, così conobbi Nicola Costa, che fu il mio maestro all’accademia d’arte drammatica Giovanni Grasso, capitanata dallo stesso e da altri attori fantastici che mi hanno lasciato dentro l’amore per tutto questo mondo, quali Egle Doria, Silvio Laviano ed altri.

 

I lavori principali

Tra i lavori principali ricordo con tanto affetto quello che mi vede sul palco tra attori professionisti, io che ero ancora allieva, nel 2014 nel P.P.P Pier Paolo Pasolini “Io so che siamo tutti in pericolo” per la regia di Nicola Costa e Giuseppe Carbone (anche egli insegnante mio all’accademia); poi una “Lunga attesa”, regia sempre del Costa;  nel corso del tempo ho avuto il privilegio di poter lavorare con Paola Abruzzo, figlia e sorella d’arte, nel “Bellavita” e “L’altro figlio” due atti unici di Pirandello; con Aldo Mangiù in un testo scritto dal padre Carlo Mangiù in “Un killer chiamato damigiana”; con la famiglia Saitta nel “Pensaci Giacomino”, “Il berretto a sonagli” e in tanti altri lavori fra cui “L’aria del continente”, per poi approdare ad Elisa Franco nella sua compagnia La carrozza degli artisti agli inizi del 2018 con lo spettacolo “Nella città l’inferno” di Dacia Maraini, che per l’occasione è venuta a Catania per applaudirci, “La casa di Bernarda Alba”, “Filumena Marturano”, “La rosa tatuata” solo per citarne alcuni. Tra i lavori mi piace ricordare una piccola parentesi cinematografica, nella realizzazione di un cortometraggio che mi vede protagonista e che sta girando i vari festival, “Human Alike, per la regia di Emanuele Milasi realizzato per Extended Cinecampus Terre di Cinema.

 

La mia mission

Indubbiamente continuare in questo mondo così bello e colorato quale lo spettacolo, il teatro e anche il cinema o fiction, poter dare ancora voce e anima a quei personaggi che sono stati interpretati da altri o mai portati su un palco, continuare io stessa a vivere e divertirmi con quello che mi piace fare, cibarmi di sorrisi, pianti, che sono gli stessi dei personaggi e perché no anche i miei. Perché c’è sempre un po’ di noi nei personaggi che si interpretano, una minima percentuale a mio aviso, c’è sempre.

Che cos’è il teatro?

Come già detto sopra per me il teatro è stato scoperto così per caso. Non avrei immaginato di potermi avvicinare e rimanere “bruciata” (nel senso buono) da questo mondo. Il mio scopo principalmente era quello di potermi sbloccare dalla timidezza causata anche da quel lutto che mi ha colpito in età troppo prematura, avevo circa 11 anni quando successe il disastro che colpì me e la mia famiglia. Quindi l’aver conosciuto questa realtà mi ha fatto vivere e dato proprio linfa vitale per potermi “liberare” da certi pesi interiori che mi portavo dietro, è stata proprio una valvola di sfogo, una medicina arrivata in tempo. Quindi il teatro per me è vita!

Il teatro come terapia

Esattamente il teatro è terapia; è proprio una medicina di cui poi a lungo andare non puoi fare a meno, diventa una sorta di assuefazione, una droga, e per me è stato proprio così in un momento buio della mia vita. Circa un anno e mezzo fa ho scoperto così per caso di essere malata di sclerosi multipla, e questo mi ha stravolto i piani e la vita. Già l’aver avuto quello che mi aveva colpito nel 2005 era tanto e poi si aggiungeva anche questa realtà con cui quotidianamente si devono fare i conti, la SM, la sola parola so che fa paura perché è una realtà strana, e sconosciuta ancora alla massa, ed è qui che il teatro è venuto proprio in mio soccorso. Ricordo ancora come se fosse ieri, che stavo per portare in scena con Elisa Franco e la compagnia, lo spettacolo di Dacia Maraini, “Nella città l’inferno” e in quel periodo di prove, ho ricevuto “la bella notizia” della patologia, che mi ha portato ad un ricovero urgente con la conseguenza di non poter riuscire a solcare il palcoscenico per due settimane a causa di un prelievo del liquido spinale. E la mia angoscia cresceva e così l’allontanamento da quel sogno, lo spettacolo, vedevo sfumare quella opportunità che avevo avuto fino a poche settimane prima tra le mie mani… avevo espressamente detto ad Elisa che per la buona riuscita dello spettacolo doveva cambiare attrice perché io non sapevo come e quando sarei uscita dall’ospedale e l’aver ricevuto come risposta: «abbiamo iniziato insieme e lo portiamo in scena insieme» è stata la frase più bella che una persona in quel momento di sconforto può sentirsi dire.  Proprio da lì parte il mio mutamento,  con la caparbietà e la testardaggine che mi contraddistinguono, studiavo in camera d’ospedale il copione e alla fine quando sono uscita, a due giorni dal debutto, sono salita su quel palco e ho portato in scena la mia adorata Fruttarola, così come se niente fosse, come se io non fossi mai mancata da quel gruppo, come se fossi stata sempre presente e questa è stata la cosa che più mi ha motivato ad andare avanti in un momento veramente buio e nero della mia vita. Fortunatamente sto bene in quanto la patologia è stata fermata in tempo.

Prossimi lavori

Tanti forse troppi che mi vedranno coinvolta sempre più in ruoli di spessore. Ne cito solo uno per fare capire il tipo di soggetto che si dovrà rappresentare: Anna dei miracoli, e credo di aver detto tutto. A parte gli scherzi i progetti sono tanti e belli e sono contenta di poter dire pubblicamente che tra questi ci sarà una cosa mia personale, scritta a quattro mani con un giovane scrittore, su un tema  delicato e a me molto sentito, quale proprio la patologia, e ringrazio di questo anche il patrocinio dell’Aism. Non è un volersi piangere addosso e cercare la commiserazione da parte della gente, no assolutamente; è invece un inno alla speranza e all’ andare avanti sempre nonostante le avversità che la vita pone nel proprio cammino, un continuare a vivere nonostante una patologia possa cambiare i piani. Ecco questo è il mio progetto di vita, l’andare sempre avanti per la mia strada sapendo che di strada con questa “cara” amica ne ho tanta da dover fare, ma ognuno però va per i fatti suoi, ci sentiamo perché ci si sente, ci si capisce, e quando inizia ad invadere il tuo campo allora si cerca di capirne il momento e respirare profondamente e poi di nuovo proseguire per la tua strada che è quella della vittoria.

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