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Sciamanesimo schizofrenia e antipsichiatria

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Mentre era ancora a Chicago, Laing fu invitato da alcuni medici per esaminare una ragazza diagnosticata come schizofrenica. La ragazza era rinchiusa in una cella imbottita in un ospedale speciale, dove stava seduta nuda, trascorrendo l’intera giornata a dondolarsi avanti e indietro. I medici chiesero a Laing la sua opinione. Che cosa avrebbe fatto con lei? Inaspettatamente, Laing si denudò lui stesso ed entrò nella sua cella, le si sedette accanto, dondolando al suo ritmo. Dopo circa venti minuti la ragazza cominciò a parlare, cosa che non aveva fatto da diversi mesi. I medici erano stupiti. “Forse non vi è mai venuto in mente di fare questo?” Laing commentò in un secondo momento, con finta ingenuità.

Ronald David Laing, psichiatra scozzese (1927- 1989) fu un importante e coraggioso esponente di ciò che venne definito “movimento anti-psichiatrico”. Non riusciva a condividere l’assunto che la schizofrenia dipendesse esclusivamente da un’origine biologica, ma la considerava una risposta disperata dell’individuo per far fronte a situazioni percepite come ingestibili e quindi ne sottolineava anche aspetti sociali, intellettuali e culturali. Non contestava del tutto l’approccio psichiatrico classico, riconoscendo il bisogno di cure, ma non quelle prospettate dagli psichiatri dei tempi (lobotomia, ETC, istituzioni manicomiacali in cui essere rinchiusi). Probabilmente ripensando ai periodi in cui si utilizzava l’elettroshock, si potrebbe immaginare che per risolvere la situazione in maniera semplice e immediata fosse indispensabile spegnere la persona in toto e poi riaccenderla sperando che si risvegliasse più o meno sana o comunque senza troppe paranoie.

Non è mai stato semplice, in effetti, sfidare e andare contro le ‘correnti scientifiche’ di un determinato periodo storico. Basti ricordare, ad esempio, Giordano Bruno bruciato vivo per non aver abiurato alle sue idee.

La storia, anche se sottoforma di un sostrato inconscio, ci ha lasciato dunque intendere che avere idee differenti dalla massa è sbagliato! Per fortuna, ai tempi d’oggi, non rischiamo più di essere torturati, ma quando le nostre voci differiscono dal coro, la maggior parte delle persone tenderà più o meno consapevolmente a sintonizzarsi di nuovo al gregge.

Resta il fatto che ancora non esistono cure conclamate per la schizofrenia. Si può tentare di immedesimarsi nella psiche schizofrenica attraverso le nostre esperienze: ma non sarà che un tentativo; non si deve mai dimenticare che rimarrà sempre un testo inaccessibile, inconoscibile, ciò che il linguaggio comune chiama appunto “la follia” (Karl Jaspers – Genio e Follia, 1922).

Ma cosa accadrebbe se invece avessimo una concezione differente della schizofrenia?

Potrebbe cambiare qualcosa?

Non credo che si possa dare una risposta definitiva a questa domanda, possiamo però farci un’idea di cosa accade e come viene vissuta rispetto ad altre culture.

Se prendiamo in considerazione gli sciamani, potremmo stupirci che nelle loro credenze profonde viene al mondo un guaritore, in grado di portare dei messaggi dal regno dello spirito al mondo materiale e non un folle. In una interessante ricerca sugli sciamani di tutto il mondo condotta da Mircea Eliade, un esperto di religioni tra i più influenti del Novecento, si scopre come molti sciamani malati mentali siano riusciti a guarire grazie a qualche esperienza mistica. Può esser vero?

Secondo un’inconsueta antropologa di Stanford, Thanya Luhrmann, che ha deciso di sondare il territorio delle ‘voci’ ha poi pubblicato sul British Journal of Psychiatry ciò che ha scoperto, intervistando sessanta pazienti in cura negli Stati Uniti, a Chennai e ad Accra. I risultati dello studio confermano che la tipologia di voci cambia al cambiare della nazionalità, infatti, mentre per gli americani le voci erano cattive e spesso moleste gli indiani e africani riferivano esperienze molto più serene e positive. Desta particolare interesse, quindi, che la malattia verrà vissuta in termini di qualità di vita completamente differente in base al luogo in cui ci si nasce alle credenze di fondo sia del paziente che della cultura e non di meno quelle del terapista.

“Se la razza umana sopravvive, ho il sospetto che gli uomini del futuro guarderanno indietro alla nostra epoca illuminata come un periodo di Age of Darkness (Era dell’oscurità). Si vedrà che quello che era considerato malattia era una delle forme in cui, attraverso le gente comune, la luce ha iniziato a irrompere nelle nostre fin troppo chiuse menti” (R.D. Laing).

Ad oggi credo sia necessario allargare i nostri sguardi, oltre le paure i pregiudizi e i condizionamenti esiste una mente più libera che riesce a vedere verità e soluzioni che, al momento sono ‘oltre’ aprendo un nuovo ventaglio di possibilità sia in termini di cura che di guarigione.

Articolo proposto alla redazione da Viviana Palumbo

 

 

 

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