Quando il terremoto innesca il Disturbo Post-Traumatico da Stress

di
“le passioni umane agiscono magneticamente sul fuoco interno della Terra e il terremoto distrugge l’egoismo e fa evolvere spiritualmente l’umanità”. Rudolph Steiner

Il terremoto produce nelle persone uno choc emozionale, scatenando ansia, paura e attacchi di panico. L’ansia è generalmente un’emozione con due facce: da un lato spinge l’individuo a dare il massimo mediante una serie di processi dinamici neurali, fisiologici, comportamentali e cognitivi che portano all’adattamento; dall’altro limita l’esistenza dell’individuo stesso inducendo alterazioni neurali, fisiologiche, comportamentali e cognitive che aumentano la vulnerabilità a manifestare patologie. In situazioni drammatiche come sopravvivere ad un terremoto, le vittime possono sperimentare emozioni positive, altrettanto intense e persistenti di quelle negative. È noto infatti che l’esposizione ad eventi avversi provoca una vasta gamma di reazioni psicopatologiche; tuttavia, non è così chiaro come l’esistenza di emozioni positive possa in qualche modo ridurre o mediare l’impatto del trauma. Studi specifici sull’adattamento allo stress hanno dimostrato come i fattori di personalità relativamente stabili, ad esempio la felicità e l’ottimismo, possano mediare gli effetti negativi dello stress. Coloro che in precedenza avevano avuto esperienze positive, attingevano da questo “bagaglio emotivo” esibendo una minor vulnerabilità a sviluppare le classiche patologie stress-correlate.

Simbolicamente la terra è vista come la madre a cui è associata sicurezza e stabilità. Quando trema, quando tutto crolla, viene minata anche la fiducia, il senso di protezione e la terra si trasforma in un nemico da temere, che attenta alla nostra sopravvivenza provocando paure ed emozioni profondissime: paura della morte, paura di perdere il controllo della propria vita che provoca un senso di impotenza e di allerta continua. Il terremoto, risveglia a livello inconscio, traumi della nascita legati al parto che, di fatto, è un passaggio da un mondo protetto a un mondo esterno sconosciuto e incerto. Ma come si esprimono queste paure? L’esposizione a un episodio imprevedibile come il terremoto è un vero e proprio trauma che può portare come sintomi: disturbi d’ansia, vertigini, disturbi neurovegetativi, disturbi del comportamento, disturbi dell’alimentazione, insonnia, depressione. Questi sintomi dovrebbero risolversi da soli nell’arco di un mese. Se invece persistono, si può arrivare ad un disturbo vero e proprio denominato Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS) riconoscibile dalle tre principali caratteristiche: intrusione, evitamento, hyperarousal. Intrusione: la mente rimugina continuamente su quanto accaduto, lo rivive attraverso flashback, senza riuscire a venirne fuori. Evitamento: la persona inizia ad evitare luoghi, parole, immagini e conversazioni che ricordano il fatto per cercare una tranquillità emotiva fino ad arrivare ad un isolamento fisico, emotivo e sociale e sviluppando una sorta di anestesia emotiva per cui perde l’interesse anche per quelle attività una volta ritenute piacevoli. Hyperarousal: I sintomi non sono più passeggeri e isolati ma si trasformano in una sindrome, cioè un insieme di disturbi psicologici e comportamentali: insonnia, improvvisi risvegli, incubi, allucinazioni (si vedono gli oggetti muoversi anche quando sono fermi), angoscia, senso di allarme continuo, irritabilità e aggressività. Inoltre non si riesce più a rientrare a casa o si continua a dormire sul divano semivestiti anche molto tempo dopo il fatto, creando a catena disagi in ambito sociale e lavorativo.

Cosa fare, quindi, per alleggerire questa tensione costante? Aiutarsi con i fiori di Bach (Pronto soccorso o Rescue Remedy, 4 gocce sotto la lingua nei momenti più difficili); condividere con gli altri le proprie esperienze e paure, tenendo sempre presente che lo scopo è quello di rassicurarsi reciprocamente o scambiarsi informazioni utili a gestire e rielaborare razionalmente il trauma. Tuttavia, dobbiamo considerare anche il fatto che la condivisione può trasformarsi in un contagio sociale dell’ansia, per cui le persone alimentano continuamente le angosce dell’altro caricandolo delle proprie paure. Un effetto che  è reso ancora più coinvolgente dalla diffusione, sui social network, di notizie e informazioni più o meno attendibili. Il consiglio, quindi, è quello di fare attenzione, verificando l’attendibilità delle fonti e, in generale, evitando una sovraesposizione alle notizie di questo genere; distrarsi attraverso attività fisica e manuale; non rimanere soli, soprattutto durante le ore notturne; evitare di tenere accesa la televisione durante i pasti perché insieme al cibo si digeriscono anche le immagini e le emozioni stressanti; prepararsi alla notte con una lettura non impegnativa, l’ascolto di musica rilassante o esercizi di rilassamento.

La società, dovrebbe intervenire “in tempi di pace”, fuori dall’emergenza, per introdurre una cultura della prevenzione psicologica, come strumento per affrontare le instabilità della vita, agendo su due livelli:

una forma di educazione emotiva, favorendo una cultura di conoscenza personale in modo da insegnare a riconoscere le proprie emozioni, gestirle e controllarne gli effetti; informazione sociale sulle tecniche e gli strumenti a cui si può ricorrere per affrontare gli effetti psicologici dei traumi in modo efficace.

Il terremoto porta alla luce paure profonde e la consapevolezza della transitorietà dell’esistenza, con effetti psicologici angoscianti. Paradossalmente può essere l’occasione per riflettere sul senso della nostra vita, sulla qualità dei rapporti umani, sui valori che fino ad oggi abbiamo seguito, su ciò che è veramente importante per noi.  Il filosofo Rudolf Steiner: “le passioni umane agiscono magneticamente sul fuoco interno della Terra e il terremoto distrugge l’egoismo e fa evolvere spiritualmente l’umanità”.