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La Cooking Therapy e la psicoterapeuta Sebastiana Roccaro

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Sebastiana Roccaro è una psicologa e psicoterapeuta di formazione sistemica relazionale. Ha iniziato la professione lavorando con bambini e adolescenti e quasi per caso e poi per scelta consapevole, si sta occupando da circa un decennio anche di Psiconcologia e di Cure Palliative. Tutto questo si è integrato nel corso degli anni con il suo essere madre, moglie, figlia. Ci racconta come l’intuizione della Cooking Therapy sia nata proprio per “difendersi” da un’ipotetica sindrome di burn-out che può arrivare a tutti gli operatori del benessere medico/psicologico che si occupano di “questioni” così delicate.

Susanna Basile: Psicologa, psicoterapeuta e il tempo da dedicare alla famiglia: quando è nata la passione della cucina?

Sebastiana Roccaro: Non ricordo quando è nata la mia passione per la cucina, probabilmente è insita in me da sempre, ripercorrendo il mio genogramma ho riscoperto questa passione tra i mestieri dei nonni e degli zii, panettieri, pasticcieri, cuochi e pizzaioli. Ricordo pranzi e cene preparate e condivise con le colleghe di università, il piacere di preparare con affetto la torta di compleanno a persone care, o di regalare biscotti, conserve o altro per dire “grazie” o semplicemente per gioire dello sguardo felice di chi le ha ricevute. Ricordo le mie prime esperienze lavorative, sia da educatrice che da psicologo; in ogni progetto almeno una giornata eravamo impegnati ad impastare, cucinare e condividere la pizza, il pane, i dolci. Da tutto questo nasce l’idea di Cooking Therapy: cucinare per prendersi cura di sé stessi e degli altri.

SB: Quando è nata “realmente” cooking therapy?

SR: Nella mia mente nasce qualche anno fa, quando mi rendo conto degli effetti benefici che si possono ottenere utilizzando uno strumento antico ma quotidiano, l’atto del cucinare. Mi riscopro a dare una lettura psicologica ad ogni fase di preparazione. “Forse coniugare l’amore per la cucina con le mie competenze da psicologo è possibile” penso, e così inizia la mia ricerca scientifica; il termine Cooking Therapy viene utilizzato in altre nazioni ma in riferimento a master class gestiti da chef. Anche in Italia una giornalista parla di “cucinoterapia” ma nulla che si avvicina alla mia idea. Anche la ricerca tra la letteratura scientifica risulta vana. Così sostenuta e incoraggiata dalla mia famiglia mi adopero per concretizzare il progetto. Il 27 settembre del 2017 inauguro il primo laboratorio di Cooking Therapy per adulti, il giorno dopo con gli adolescenti e il 14 Ottobre con i bambini. In un anno di attività, che io definisco sperimentale, ho condotto 35 laboratori, coinvolgendo 37 partecipanti. Ad oggi sono attivi questi tre laboratori e un laboratorio permanente per la gestione dell’ansia e dello stress. In previsione ho collaborazioni con altre figure professionali e con servizi attenti alla salute fisica e psicologica della persona.

SB: A cosa serve la cooking therapy?

SR: L’obiettivo generale è prendersi cura di sé e degli altri, ritrovare il benessere psicofisico attraverso un nuovo strumento che va oltre l’importante atto quotidiano. Cucinare significa rievocare attraverso gli odori e i sapori le proprie origini, le tradizioni, i legami familiari; vuol dire dar spazio alla creatività, recuperare o rinforzare autostima, sviluppare le funzionalità cognitive. La Cooking Therapy ha come presupposto di base “Sto male, quindi cucino” e non “Sto male e quindi mangio”. Essa ha un valore terapeutico fisico, cognitivo, sociale e intra-personale:

  • Fisico, in quanto spalle, mani, polsi, sono impegnati nella ricerca di un equilibrio dell’energia e della forza muscolare.
  • Cognitivo, tutti i sensi sono attivati, migliora la gestione del tempo e si affinano memoria e concentrazione.
  • Il valore sociale è intuibile. Spesso si cucina per e con gli altri facilitando contatto e comunicazione.
  • Infine l’aspetto intra-personale; realizzare un piatto vuol dire esprimere la creatività, la capacità di scegliere e decidere. Significa sentirsi gratificati per quanto cucinato.

SB: Quindi potrebbe essere utile anche nei DCA, i Disturbi del comportamento alimentare?

SR: Assolutamente sì. Ricordiamo le tipiche frasi delle nostre madri, nonne, zie durante quelle cucinate infinite delle feste, “non riesco a mangiare, sto cucinando da stamattina o dal giorno prima e ho una sorta di nausea alla visione del cibo”. Lì per esempio ci potrebbe essere il nodo del genogramma familiare che potrebbe aver prodotto problematiche familiari sia per la bulimia e sia per l’anoressia. Nella Cooking Therapy possiamo scegliere di cucinare senza mangiare, ripercorrendo magari schemi che hanno bloccato la nostra concezione simbolica del cibo, prima che quella fisiologica, cognitiva, emozionale e di conseguenza comportamentale.

SB: Spieghiamo ai nostri lettori cosa non è la cooking therapy?

SR: Non è un’alternativa alla psicoterapia e non è un corso di cucina. L’obiettivo non è imparare a cucinare ma “star bene” cucinando. Comunque avendo “particolari finalità”, per esempio la gestione dello stress o di altre patologie legate a disturbi o problematiche psicologiche dovrebbe essere condotta da “addetti ai lavori”, più che altro per una questione di contenimento e di problematiche che possono scaturire dalle sessioni di lavoro, in quanto “i non addetti ai lavori” non hanno gli strumenti e la competenza per affrontarli.

SB: Come vengono svolti i “laboratori”?

SR: I laboratori si svolgono in piccolo gruppo (max 5-6 partecipanti), hanno una cadenza quindicinale e una durata di 60/90 minuti a seconda della numerosità del gruppo. Ogni laboratorio viene strutturato a seconda di alcune variabili (età, ciclo vitale, obiettivi specifici, ecc.). Ogni ricetta viene studiata e adattata all’obiettivo specifico di ogni laboratorio. Il laboratorio con i bambini comprende spesso anche l’aspetto ludico, a tal fine ci si avvale di collaboratore con adeguata formazione. Ad ogni laboratorio sottende studio e ricerca.

È possibile trovare tutte le informazioni, le modalità di iscrizione e il calendario dei laboratori sul sito www.cookingtherapy.it

 

 

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