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Il mobbing: rapsodia di una morte annunciata prima parte

La "sindrome della scrivania vuota" e la "sindrome della scrivania piena": come riuscire a neutralizzare e punire il "mobster" capo o collega che esso sia senza cambiare lavoro? Comprendere gli aspetti informativi, formativi, divulgativi, clinico-diagnostici, terapeutici, riabilitativi, medico-legali, legali e preventivi, di questo fenomeno è già il primo passo importante

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Il mobbing indica una forma di abuso ovvero un insieme di comportamenti aggressivi di natura psicofisica e/o verbale, esercitati da una persona o da un gruppo di persone nei confronti di uno o più soggetti. Viene dall’inglese [to] mob «assalire, molestare»; quindi «molestia, angheria». Negli anni ’80 lo psicologo svedese Heinz Leymann, definì il mobbing nell’accezione attuale: “una comunicazione ostile, non etica, diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo individuo”. Nei paesi anglofoni, si utilizzano parole più specifiche: harassment (utilizzato anche per molestie domestiche), abuse (maltrattamento), intimidation (intimidazione), workplace bullying (bullismo sul lavoro).  Quindi in maniera  più dettagliata: che cos’è il mobbing? Sono comportamenti e azioni che possono sfociare in vera e propria violenza e aggressione fisica, perpetrati da parte di uno o più individui nei confronti di un altro individuo, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso. Esempi tipici potrebbero essere angherie, vessazioni, demansionamento lavorativo, emarginazione, umiliazioni, insulti, maldicenze, aggressioni fisiche e verbali, ostracizzazione. A questi vanno aggiunte anche situazioni suscettibili di creare imbarazzo. Essere ripetutamente e volutamente messi in tali situazioni potrebbe creare stati psicologici simili a quelli dovuti ad aggressione, favorendo degli atteggiamenti di colpevolizzazione della vittima. I singoli atteggiamenti molesti non è detto che possano raggiungere la soglia di reato, né eventualmente essere di per sé illegittimi, ma nell’insieme possono suscettibili di produrre danni (essenzialmente a livello biologico ed esistenziale), con gravi conseguenze quindi sulla salute della vittima, sulla sua esistenza, e anche sul patrimonio, convincendola di cose non veritiere inerenti alla propria persona. Il mobbing può essere orizzontale, quando viene effettuato tra pari o verticale in questo caso viene chiamato bossing. Il bossing è un atteggiamento ancora più condannabile considerando l’asimmetria del rapporto di potere favorisce: ritorsioni, ricatti e molestie sessuali. La persona del lavoratore viene continuamente umiliata, offesa, isolata e ridicolizzata anche per quanto riguarda la vita privata. Il suo lavoro viene deprezzato, continuamente criticato o addirittura sabotato, svuotato di contenuti; il soggetto viene privato degli strumenti necessari a svolgere l’attività (sindrome della scrivania vuota) o, viceversa, sovraccaricato di lavoro e di compiti impossibili da portare materialmente a termine o inutili, ma tali da provocare o acuire i sentimenti di frustrazione e di impotenza (sindrome della scrivania piena). Il suo ruolo viene declassato, le sue capacità personali e professionali messe in discussione, o comunque fortemente in dubbio. Infine, vengono esercitate nei suoi confronti continue azioni sanzionatorie, spesso pretestuose, mediante un uso eccessivo di strumenti quali visite fiscali o di idoneità, contestazioni disciplinari, trasferimenti in sedi lontane (sotto forma di minaccia, o anche materialmente effettuati), rifiuto di permessi, di ferie e/o di trasferimenti. Fra gli elevati costi, individuali, aziendali e sociali, di particolare rilevanza sono le conseguenze sulla salute riscontrate dopo un periodo variabile di esposizione alla condizione mobbizzante. Queste conseguenze possono manifestarsi inizialmente a carico della sfera neuropsichica, e successivamente con importanti ricadute psicosomatiche e fisiche, che comportano non solo una riduzione della capacità lavorativa fino a stati invalidanti, ma possono definire altresì un quadro di rilevante danno biologico, con risvolti di tipo esistenziale, sociale e relazionale. È pertanto quanto mai opportuno un accordo tra gli organi competenti che, oltre al riconoscimento della rilevanza del fenomeno, sviluppi linee guida per la gestione complessiva del fenomeno mobbing, comprendente gli aspetti informativi, formativi, divulgativi, clinico-diagnostici, terapeutici, riabilitativi, medico-legali, legali e preventivi.

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