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Il Disturbo da Stress Post-Romantico: Amore, sesso e crisi

Il Disturbo da Stress Post-Romantico, PRSD emerge nei matrimoni, nelle convivenze o nelle relazioni, “ritenute tali”, quando il gene romantico diminuisce e la fase del “sesso meraviglioso” giunge al termine. I litigi più banali hanno l'effetto di diminuire l'intensità della PEA/Dopamina (la molecola dell'amore): il “rifiuto” di uno dei due partner crea la “discrepanza” del desiderio sessuale che diventa uno dei problemi nei “conflitti” di coppia.

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Il libro “Amore sesso e crisi” di John Bradshaw edito dai tipi LSWR ci illumina sullo Stress Post-Romantico, ovvero quel tipo di stress che si prova alla fine dell’amore romantico, all’interno di una relazione di lunga durata a prescindere o meno se ci sia stata una convivenza o un matrimonio. Chi ha uno stile di attaccamento sano, con una sufficiente stima in sé stesso e una serie di esperienze passate abbastanza “lievi”, cioè “sufficientemente drammatiche ma che non sfiorino la tragedia”, potrà elaborare la “perdita” e il “lutto” senza riportare alcuna ferita. Ma per le coppie che hanno un livello carente di autonomia e individualità restare unite, a volte, rimane l’unico modo per far fronte alla crisi profonda, quella che “sfiora la tragedia” e che ne vorrebbe uscire spesso con diversi gradi di soddisfazione. Solo il 50% dei matrimoni resta unito, e di questo 50%, il 17% si dice deluso, insoddisfatto e infelice. L’autore ha trattato più di 700 relazioni e ha potuto rilevare che solo il 15% delle coppie è effettivamente incompatibile e che il rimanente 85% potrebbe costruire una relazione sufficiente e soddisfacente.  Il 50% dei divorziati e di coloro che sono infelicemente sposati sono soltanto vittime del Disturbo da Stress Post-Romantico.

L’esperienza del sesso “meraviglioso” che si ha durante l’inizio romantico e la cessazione di quest’ultimo è spesso molto traumatica per entrambi i partner. Quando l’amante domanda all’amato se “ci sia qualcosa che non va”, si sta sperimentando una “frattura sessuale” soprattutto se si risponde “che tutto va bene”. Infatti spesso “il tutto va bene” è una espressione di “rabbia” dovuta al “venire meno” del “piacere intenso” che coincide con l’inizio della relazione. Se la rabbia del partner respinto non viene trattata si risolverà in comportamenti passivo-aggressivi verso il partner respingente. Ci saranno comportamenti intesi come “punizioni” che possono essere “non intenzionali” come presentarsi in ritardo ad un “pranzo importante” o “intenzionali” come “rompere oggetti importanti” o “ferire” l’amato in pubblico. Il Disturbo da Stress Post-Romantico, PRSD emerge nei matrimoni, nelle relazioni a lungo termine, quando il gene romantico diminuisce e la fase del “sesso meraviglioso” giunge al termine. I litigi più banali hanno l’effetto di diminuire l’intensità della PEA/Dopamina (la molecola dell’amore) il “rifiuto” tra i coniugi, tra la “coppia” occasionale e in generale, crea la discrepanza del “desiderio sessuale” che diventa uno dei problemi nei conflitti. Si iniziano vite separate nei week-end da parte di “lui” e serate con le amiche da parte di “lei”. In qualche occasione si sperimenta ancora quel “sesso bellissimo” ma in qualche modo, dopo quel litigio iniziale, “mai sanato, mai spiegato”, si ha difficoltà nell’eccitamento… funziona così: quando la fase di “trance dell’infatuazione” finisce, ognuno riprende la sua vita precedente, come se fosse un’esigenza insopprimibile. Si chiama “differenziazione”: un corpo della “coppia” si differenzia dal corpo dell’altro. La “coppia” che non aveva mai affrontato un litigio si trova a “ragionare” sui propri spazi e sulla mancanza di spontaneità, “differenziazione” dei propri corpi anime e speranze, all’interno del proprio rapporto. Dopo mesi di inusuale e bellissimo sesso è molto facile concludere che non si “ama” più quella persona perché la “passione sessuale” diminuisce o stenta ad esprimersi. La nostra cultura insiste nell’equiparare il “desiderio sessuale” all’amore con i miti prodotti dalla letteratura, dalle favole, dalle canzoni e dalla produzione cinematografica. È chiaro che da un punto di vista scientifico come questa credenza non corrisponde al vero, poiché da un punto di vista fisiologico, il “programma innamoramento” termina nel corso di dodici-diciotto mesi: dopo di che i partner ritornano alla produzione normale livelli di testosterone: che è l’ormone che riguarda “l’eccitazione” che lasciato “in sospeso” diventa PEA/dopamina, che è l’ormone che riguarda “l’affetto”. Molti uomini e donne che si sono lasciati prima che scoccassero i famosi 12/18 mesi hanno dichiarato di essere ancora innamorati di un loro precedente partner di corteggiamento. Questo è successo perché quel partner ha deciso che la “loro” relazione, si arrestasse prima del picco del “testosterone”, l’ormone eccitante iniziale per entrambi i partner. Chi aveva gli ormoni a “18 mesi” è costretto a lasciarli prima perché la relazione non portava da nessuna parte, poiché loro erano pronti a sposarsi e avere dei figli e il partner invece non era pronto. Il punto è che un partner corteggiato può ancora sentire il potere ormonale del cocktail PEA/dopamina e che i partner che ne sono a conoscenza possono mantenere vivide le “fiamme sessuali”. Quando i partner emotivamente disturbati, trovano terreno fertile nei loro conflitti innominati, si parla di Developmental Dependency Needs, “bisogni che non sono stati soddisfatti nell’infanzia”. Le “fiamme sessuali” si bruciano ricorrendo: a stalking, violenze e abuso, nei confronti di ex-mogli o di ex-fidanzate. Senza ricevere alcun aiuto nell’abito terapeutico si continuano infelicemente relazioni, ci si distrae, ci si interfaccia con un’altra persona, con un’altra passione e si fanno scelte azzardate. In gergo psicologico si chiama “triangolazione” che significa rivolgere il proprio interesse verso un’altra persona o attività capace di facilitare conflitti irrisolti con il coniuge, i figli, la chiesa, una qualche dipendenza, una relazione extraconiugale. Le relazioni extraconiugali, specialmente quelle a lungo termine, rimettono in moto il “programma-innamoramento” facendo sembrare quello che “si prova” vero “amore”. In realtà questo programma del “vero amore” ha la piena possibilità di esprimersi  attraverso “la clandestinità”:  così “l’altro amore” diventa quello “giusto”.

La “trasgressione della triangolazione” rappresenta “l’eccitantissima” violazione di un “divieto”.  La trasgressione del patto della diade instaurata dalla “coppia”.

Ma spesso il conflitto della diade-coppia non è che un segno di arresto della propria crescita personale, l’espressione di bisogni non soddisfatti di attaccamento e il significato profondo di amore proiettando sull’altro l’incapacità di andare oltre il proprio bagaglio di esperienze del passato. Se una coppia sta “insieme” ma non lavora sull’arricchimento del proprio “matrimonio” della propria convivenza e del proprio senso del sé si trova spesso di fronte alla lenta degenerazione della propria relazione: è solo la trasformazione “in due compagni di letto uniti soltanto dal terrore della solitudine”. Il Disturbo da Stress Post-Romantico è l’ombra aleatoria dell’amore appagante: le oscure sembianze dello stalking, le violenze, il “suicidio d’amore”, l’omicidio domestico, l’angoscia emotiva, l’amore ripudiato, sono disturbi che precedono la morte fisica stessa nella sua collisione passionale. Per questo motivo alcuni “innamorati” che non trasformano il proprio rapporto in “amore”  “utilizzando uno il corpo dell’altro”, trovano la morte più desiderabile e uccidono sé stessi, il coniuge o entrambi.

 

 

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