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Formfilm: l’uso dei film nella formazione psicologica

Nasce Formfilm format che riguarda l’uso della formazione in ambito psicologico dei film in contesti aziendali, scolastici e sindacali. Nella visione psicologica dei film due sono i meccanismi di difesa che utilizziamo: identificazione del personaggio e proiezione nel personaggio: qual è la differenza? Quali sono le conseguenze dello spettatore coinvolto? Perché occorre uno psicologo formatore accreditato a tale formazione?

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Nella società fluida e complessa di cui facciamo parte, la formazione nell’ambito aziendale, sindacale e scolastico con i film, sta diventando sempre più importante. Sia che siano film trasmessi per intero con relativa discussione finale, sia che siano spezzoni scelti allo scopo di sensibilizzare su certi aspetti che riguardano i comportamenti, gli atteggiamenti e infine l’apprendimento tutto passa per le immagini, i suoni e le emozioni che le storie ci trasmettono.  Siamo influenzati sia consciamente che inconsciamente dai film.  Prova ne siano i critici cinematografici, i festival i premi e tutto l’indotto “commentario” che passa attraverso la visione di un film, anche quello che non abbiamo compreso, recepito o gustato come prima impressione, può essere trasformato, riciclato e riutilizzato per uno scopo formativo: e quì di formazione alla “vita” si parla! Scagli una pietra chi non ha mai utilizzato una frase, un’azione, un concetto visto in un film! E per film ormai si intendono anche le gloriose e meravigliose serie-tv che le piattaforme a pagamento ci permettono di vedere ad oltranza, che ci perseguono nelle nostre serate attanagliando le nostre emozioni, i nostri pensieri e le nostre azioni nella vita quotidiana. Non bisogna mai dimenticare che l’essere umano prima di imparare a parlare e scrivere “ragiona” e si esprime per “visioni”. Attraverso le narrazioni il film usa dei codici propri per creare senso e dare forma ad una storia. Sfrutta la potenza delle immagini, l’oggettiva visione degli eventi e il coinvolgimento emotivo per stimolare una riflessione su quanto viene narrato. Occorre però che il conduttore di questa formazione attraverso i film, abbia una preparazione tecnica e accademicamente supportata da studi specifici, soprattutto se si tratta di mettere in luce aspetti psicologici della formazione. Infatti anche la terminologia che ne scaturisce, al momento in cui si deve formulare una progettazione, fa riferimento ad una serie di concetti tipici della psicologia dinamica che gli spettatori “pazienti” non devono necessariamente sapere se non è richiesta un’interazione finale. Per quanto mi riguarda nell’esperienza di formatore/psicologo “raccontare” prima agli spettatori/pazienti cosa chiederò alla fine, mi permette di farli focalizzare su aspetti che altrimenti sfuggirebbero: in pratica diventano essi stessi indagatori dell’inconscio per dirla alla Dylan Dog, ma del “caso clinico” di un altro! Vuoi mettere la deresponsabilizzazione di non essere gli “indagati”? Tecnicamente parlando si fa uso del film secondo la Metacognizione che è la consapevolezza e insieme la capacità di riflettere sui propri stati interni: affettivi, cognitivi ed emotivi. Tale capacità è strettamente legata alla Teoria della mente che invece è l’abilità di comprendere la mente altrui, evitando così di confondere il proprio mondo interno con quello delle altre persone. Queste due funzioni rappresentano un sistema di monitoraggio che regola il comportamento sociale e affettivo. All’interno della narrazione ci sono diversi episodi, cioè gli avvenimenti che accadono al protagonista o alla protagonista. La storia nel suo insieme prevede una sequenza di eventi: un evento iniziale, i tentativi per risolverlo, le conseguenze delle azioni e le reazioni che ci portano al finale della storia. Se le immagini smuovono dei significati, questi devono essere poi esplicitati in modo tale da renderne i partecipanti consapevoli attraverso un Debriefing (un intervento psicologico-clinico strutturato), condotto da uno psicologo formatore esperto per offrire ai partecipanti una prospettiva di analisi e per chiarire quali significati sono emersi. Spesso infatti la visione del film “sollecita” due costrutti psicologici: l’Identificazione e la Proiezione, meglio noti come Meccanismi di difesa, che sono una funzione propria dell’Io attraverso la quale questo si protegge da esperienze di pulsioni troppo intense che non è in grado di fronteggiare direttamente. Perché ci identifichiamo in un personaggio o giudichiamo e critichiamo quel personaggio? Perché ridiamo o piangiamo con loro? Per esempio l’identificazione non sempre avviene nei confronti del protagonista ma anche in altri personaggi che ci risuonano in maniera più intima e profonda. L’identificazione permette di identificarci con personaggi che consentono la soddisfazione di impulsi che in realtà non potremo mai fare. Nella proiezione lo spettatore attribuisce molto spesso ai personaggi emozioni e sentimenti che più o meno consciamente gli appartengono. La proiezione è quello che noi utilizziamo quando dobbiamo definire la qualità dei personaggi e il loro comportamento: il bello, l’affascinante, la brava, il cattivo, la perfida, l’eroe, la missionaria, l’assassina, il killer seriale e via dicendo. Proiezione e identificazione agiscono contemporaneamente: l’identificazione fa essere allo spettatore tutti i personaggi, la proiezione fa che tutti i personaggi siano lo spettatore, come diceva Pirandello, Uno nessuno Centomila. L’identificazione facilita la proiezione e la proiezione rafforza l’identificazione: attraverso questi meccanismi lo spettatore soddisfa in modo parziale le sue pulsioni che vengono represse all’interno della società. Per questo motivo anche di fronte a temi potenti come tradimenti, omicidi, intrighi, violenza, sesso, si è molto più tolleranti di quanto non accade nella vita. Ma queste forti emozioni dove vanno a finire? Ufficialmente, la mente sistema tutto in un auspicabile lieto fine, cosa che lo spettatore cerca quasi sempre, in quanto gli serve per tornare con un atteggiamento positivo alla sua realtà. Ma se si tratta di “utilizzare” i film come formazione, come riflessione e apprendimento in gruppo, onde evitare spiacevoli conseguenze, rivolgetevi ad un professionista specializzato in tal senso: psicologo e formatore di suffragata esperienza, affinché i “temi forti” di una fiction non diventino realtà, che non tutti sono in grado di fronteggiare. A questo proposito nasce Formfilm che è un format che riguarda l’uso della formazione in ambito psicologico dei film in contesti aziendali, scolastici e sindacali. Prossimamente verrà presentato. Vi terremo aggiornati. Intanto buona identificazione e proiezione nelle vostre storie preferite. Il prossimo articolo vi racconteremo come e perché scegliamo un genere di film piuttosto che un altro.

 

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