Sicilia Report
Notizie e media attraverso l'uso del fact-checking e data journalism

Dipendenza da informazioni: come “coronare” cibo, alcol e droghe per il tuo cervello

Per il cervello dipendente, l'informazione è la sua ricompensa, al di là della sua utilità. Avviene così che si acquisiscono informazioni basate non solo sul loro effettivo beneficio, ma anche sull'anticipazione del beneficio, indipendentemente dal fatto che venga o meno utilizzato. Ad esempio divulgando tutti i media la stessa notizia su un avvenimento catastrofico, si riceve da 50 fonti diverse su ogni dispositivo elettronico con cui si è collegati, tonnellate di cibo “spazzatura” di cui il cervello, secondo il circuito della dopamina, è ghiotto e si nutre avidamente. Allora scegli di diventare tu informatore di te stesso, sulla base della tua capacità di discernimento, visto che sei diventato un “professionista” dell’informazione. Noi ti spieghiamo come

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Sei colui o colei che sa sempre tutto e il contrario di tutto di fronte a qualsiasi evento? Esprimi le tue considerazioni sulle notizie dell’ultima ora, mezz’ora, dieci minuti e non riesci più a prendere una decisione come uscire di casa facendoti prendere dal panico per tutto quello che succede nel mondo? Hai un disturbo recentemente diagnosticato: la dipendenza da eccesso di informazioni. Fai di tutto per essere il primo ad apprendere le ultime notizie? Il bisogno urgente di tenersi al corrente di ciò che accade nel mondo mette molta pressione e può condizionare il comportamento. Seguendo costantemente le notizie, si ha l’impressione di essere in contatto con il mondo, ma in realtà si è meno coinvolti nella vita reale. E poi non è detto che il racconto fatto da giornali e notiziari offra una rappresentazione accurata degli avvenimenti, anzi è facile, che venga strutturato in modo da attrarre gli spettatori per aumentare i guadagni pubblicitari e alimentare il catastrofismo. Un nuovo studio condotto da ricercatori della Haas School of Business della UC Berkeley ha scoperto che le informazioni agiscono sul sistema di ricompensa che produce la dopamina nel cervello allo stesso modo del denaro o del cibo. “Per il cervello, l’informazione è la sua ricompensa, al di là della sua utilità”. Prof. Ming Hsu, un neuroeconomista la cui ricerca utilizza l’imaging magnetico funzionale (fMRI), la teoria psicologica, la modellizzazione economica e l’apprendimento automatico.

“E proprio come ai nostri cervelli piacciono le calorie vuote dal cibo spazzatura, possono sopravvalutare le informazioni, che ci fanno sentire bene, ma potrebbero non essere utili, ciò che alcuni potrebbero chiamare “curiosità inattiva”. Le persone hanno acquisito informazioni basate non solo sul suo effettivo beneficio, ma anche sull’anticipazione del suo beneficio, indipendentemente dal fatto che ne venisse o meno utilizzato. L’anticipazione serve ad amplificare quanto qualcosa di buono o cattivo sembri, e l’anticipazione di una ricompensa più piacevole rende le informazioni ancora più preziose”.

Come accorgersi se siamo dipendenti da informazioni? Ricordiamo che le dipendenze sia da sostanze che da comportamento per essere considerate tali, aldilà dei manuali psichiatrici, hanno in comune una sola cosa: la disfunzione della vita psicosociale e fisiologica del soggetto che ce l’ha! Ovvero fino a quando riusciamo a gestire in maniera funzionale, la nostra vita, il lavoro, le passioni gli affetti e la legalità, tutto ciò che riguarda le nostre abitudini e le nostre gratificazioni, sono affare nostro. Diversamente se la dipendenza, in questo caso da informazioni, ci mette nelle condizioni di “vivere” una vita affetta da paranoie, paure, fobie, (nel caso ad esempio del “coronavirus”), per eccessive preoccupazioni rispetto alla situazione in corso e si verifica ogni volta che stiamo più di tre ore al giorno appresso notiziari internet, che siamo irritabili, che i nostri argomenti ormai sono diventati monotematici, cerchiamo aiuto in famiglia e presso gli amici. Con un aiuto esterno che ti permetta di tenere fede a questo obiettivo, avrai meno difficoltà a gestirti, soprattutto se la tua ossessione infastidisce chi ti sta accanto o interferisce nei vostri rapporti. Puoi spiegare quali sono i segnali precursori che indicano un sovraccarico cognitivo dovuto all’eccessiva ricerca di informazioni, come agitazione, paranoia, il fatto di non rispondere al telefono, attacchi di panico e irrequietezza. Bisognerebbe stabilire un determinato periodo di tempo da dedicare alle notizie. Mezz’ora è sufficiente per tenersi al corrente sugli avvenimenti accaduti; di più diventa ridondante. Elimina la tua sottoscrizione dai social media che pubblicano continuamente informazioni.

Divulgando tutti la stessa notizia su un avvenimento catastrofico, la riceverai da 50 fonti diverse su ogni dispositivo elettronico con cui sei collegato. Tieni un’agenda “reale” in cui ordinare le tue azioni quotidiane. Includendo la lettura delle notizie, la visione o l’ascolto di una parte dei notiziari e niente più. Imposta dei limiti e tieni sotto controllo il tempo da dedicare alla ricerca delle notizie così riuscirai a rispettare il tuo obiettivo.  Se da qualcosa devi dipendere, dipendi dalla libertà che ti concedi per navigare e, quindi, dalla tua determinazione nel bloccare i siti che hai individuato, come inutili se non dannosi pieni di informazioni inattendibili. Diventa tu informatore di te stesso, sulla base della tua capacità di discernimento, visto che sei diventato un “professionista” dell’informazione. Stabilisci quanto tempo intendi consultare i siti che ti piacciono e seleziona i primi tre.  Magari trovare un nuovo passatempo o una nuova passione, da cui farsi ossessionare, per esempio aprendoti un blog sulle notizie “vere” rispetto alle fake news.  Se non riesci a staccarti dall’informazione tout court ti “informiamo” che dovresti andare da uno specialista, psicologo, terapeuta che ti possa aiutare a capire il perché di questo “sintomo”, le cause soggiacenti la tua dipendenza, prima che la corroborante e roboante informazione sul coronavirus, possa compromettere aree già compromesse della tua corteccia prefrontale.

 

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