Sicilia Report
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Funerali di Roberta a Caccamo: lancio palloncini e canzone “Vestita di lividi”

Anche l'Arcivescovo in lacrime. Gli amici: "Ti chiediamo scusa per non aver capito", "ciao dolcissimo Angelo"

Caccamo (Pa), 4 feb. – Un lancio di palloncini rosa e Bianchi ha salutato l’uscita del feretro di Roberta Siragusa dalla Chiesa di Caccamo (Palermo) dove sono stati celebrati i funerali della ragazza uccisa e gettata in un burrone. Ad accompagnare l’uscita della bara in sottofondo la canzone ‘Vestita di lividi’ di Gionny Scandal. Che recita così: ”Se lei non ti ama più, non è perché è una troia. Infondo sei stato tu a far finire questa storia (già). Anch’io sono geloso di ogni tipa. Ma se mi molla butto via l’anello, non la mia vita”.

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“Ti chiediamo scusa per non avere capito fino in fondo”. Lo scrivono in una lettera letta durante i funerali, gli amici di Roberta Siragusa, la ragazza di 17 anni uccisa a Caccamo (Palermo) e poi gettata in un burrone. “Chiediamo giustizia per te, Roberta”, dice l’amica Denise.

“Da quel giorno abbiamo il cuore a pezzi e l’anima distrutta. Sei stata strappata troppo presto da questo mondo, dalla Tua famiglia, non vedremo più la dolcezza del tuo sorriso. Vivi e vivrai in eterno in noi”. Sono le parole degli amici di Roberta Siragusa, la ragazza di 17 anni uccisa a Caccamo (Palermo) durante i funerali della giovane. “Non ci sarà giorno in cui non ci ricorderemo di te”, dice un’amica leggendo una lettera. E conclude: “ciao dolcissimo Angelo”.

L’arcivescovo di Palermo, monsignor Corredo Lorefice, durante la celebrazione dei funerali di Roberta Siragusa, la ragazza di 17 anni uccisa e gettata in un burronea Caccamo (Palermo), si è commosso fino alle lacrime. Si è più volte rivolto ai genitori a giovane seduti in prima fila con il fratello di Roberta. La chiesa Santissima Annunziata è stracolma di gente, tra cui parenti e amici della giovane.

“Scegliamo il sogno di Cristo.Il sogno dell’amore. Lo dobbiamo a Roberta e a tutte le vittime dell’odio e della violenza, alle nuove generazioni. Contribuiamo insieme a costruire una città umana che, come ci ricorda papa Francesco, ‘rispetta la vita e offre speranze di vita [&], che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo. [&] che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto. [&] dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo’”. Lo ha detto l’arcivescovo di Palermo monsignor Corrado Lorefice durante le esequie di Roberta Siragusa, la ragazza di 17 anni uccisa a Caccamo (Palermo) e gettata in un burrone. “Dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile. [&] che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti”, dice.

“Una vita distrutta e rubata troppo presto, in modo oltremodo crudele. L’uomo – dice la Parola di Dio – ha due strade: quella della relazione e quella della violenza. E oggi vediamo come la violenza abbia distrutto la bellezza di Roberta, la bellezza delle sue relazioni, la bellezza che lei aveva il compito di far crescere nel mondo”. Così monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo ai funerali di Roberta Siragusa, la ragazza di 17 anni uccisa e gettata in un burrone a Caccamo (Palermo). “Senza parole. In certi momenti si vorrebbe solo stare in silenzio e piangere sommessamente un dolore indicibile, inaudito- dice – Un corpo che aveva il fuoco della vita e si apriva al fuoco dell’amore è davanti noi, sfigurato dalle fiamme della violenza. Se il cuore non arde di amore divampa il fuoco devastante della violenza”.
Noi qui, stamattina, anzitutto la consegniamo ad un Corpo che è stato anch’esso martoriato e ucciso: il Corpo crocifisso di Gesù di Nazareth. Ucciso con violenza da uomini che non sapevano quello che facevano. Perché chiunque è violento non sa che la violenza ha la forza distruttiva di una bomba all’idrogeno: provoca una deflagrazione a cascata”. Sono le parole di monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, durante le esequie di Roberta Siragusa, la ragazza di 17 anni uccisa e gettata in un burrone. “Nel costato di Cristo, aperto e trafitto con violenza, entrano tutti i cuori lacerati dalla violenza. I cuori lacerati dei familiari di Roberta. I cuori di noi tutti. Non abbiamo parole da darvi, sorelle e fratelli; solo un Corpo, un Cuore, dentro il quale piangere il dolore senza fine della vostra e nostra “piccola” Roberta così martoriata- dice – Ma il cuore di Cristo attende anche il dolore – che deve essere dilaniante – e il pentimento, a caro prezzo certamente, di coloro che provocano violenza. La nostra ribellione, la nostra condanna si ferma. Pensiamo a quel verso, citato da Francesco Carnelutti, che fu scritto per placare dei cuori distrutti dal dolore, di fronte ai loro carnefici: “Vedo nei tuoi occhi tutta lamia possibilità di male”. Anche il dolore di chi è colpevole ha diritto ad entrare nel cuore di Cristo. Gesù nel Vangelo dice agli affaticati e agli oppressi: «Venite a me!» (Mt 11, 28). Io oggi ripeto il suo invito: “Venite nel riposo di Cristo”. Vieni Roberta nel suo cuore”.

“La tua bellezza insanguinata e sfigurata, nel Crocifisso Risorto splenderà per l’eternità. Venite a Lui, al suo amore, alla sua misericordia, voi a cui Roberta è stata strappata: tu mamma Iana, tu papà Filippo, tu Dario suo amato fratello. Voi suoi amici. Solo nostroSignore, che è morto sfigurato nell’abbandono della croce, dopo aver squarciato con un grido il silenzio del Padre, solo Lui sa come starvi vicini- dice monsignor Lorefice- Senza parole. Accogliendo il vostro silenzio e il vostro grido, la vostra ribellione e la vostra disperazione. Il vostro desiderio di riabbracciare per sempre Roberta.Di comunione eterna. Che solo Dio può dare”.
(Adnkronos)

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