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Vinitaly: Francesco Cambria, il presidente del Consorzio Tutela Vini denominazione in piena salute, massima qualità e politiche di contenimento gli imperativi Etna Doc

“L’Etna sta indubbiamente vivendo una stagione di crescita, con valori che sovraperformano le medie regionali e nazionali. Bisogna insistere su quanto seminato sia sotto il profilo privatistico che consortile. Sul fronte dei produttori, è necessario mantenere alta l’asticella della qualità e garantire il ruolo di salvaguardia del territorio, a partire dal prezioso patrimonio paesaggistico. Al Consorzio invece il compito di massimizzare il risultato dei produttori, anche perseguendo politiche di contenimento produttivo e approfittando di tutte le occasioni per la promozione”.

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È questo il commento di Francesco Cambria, il presidente del Consorzio Tutela Vini Etna Doc, oggi a Vinitaly alla presentazione di “Se tu togli il vino all’Italia. Un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto”. L’indagine è stata realizzata dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly e Prometeia per valutare l’impatto in termini socioeconomici di un’eventuale scomparsa del vino del Belpaese e ha preso in esame tre territori particolarmente vocati: Barolo, Etna e Montalcino.

 

Secondo l’analisi – che ha misurato l’impatto prodotto dal vino sull’economia locale – il contributo sul territorio della Doc siciliana vale fino a 10 volte più del valore del vino (franco cantina). Ogni bottiglia prodotta e consumata in loco è infatti capace di generare un impatto (diretto, indiretto e indotto) sul territorio quantificabile in 82 euro. Un vigneto piccolo, composto da 1.550 ettari e con appezzamenti medi inferiori all’ettaro per la metà dei 440 produttori, in grado però di esprimere grande valore e opportunità occupazionali, anche al di fuori della filiera vino. Sono 250 mila – evidenzia il focus – le giornate lavoro richieste per gli ettari terrazzati coltivati ad alberello, con circa 2.500 persone coinvolte direttamente nella produzione di uva e vino (circa 50 milioni di euro di valore, di cui il 60% esportato). Un’economia a trazione enologica che vive un momento d’oro, testimoniato anche dalla nuova generazione che sempre più sta riprendendo il lavoro sui campi dei nonni e da un valore fondiario del vigneto di 5 volte superiore alla media regionale. Anche il turismo, attratto dal vulcano, grazie al vino sta contando su una domanda soprattutto estera (66%) più alto-spendente. L’Osservatorio Uiv-Vinitaly rileva che oggi circa il 60% delle 150 aziende di filiera organizza tour e degustazioni guidate. Il valore complessivo generato dal turismo del vino alle pendici dell’Etna è stimato in 123 milioni di euro l’anno.

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