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Teatro Brancati da martedì 29 novembre ‘Que serà’, inno al valore dell’amicizia

Cosa si è disposti a fare per un amico? È questa, tra ironia ed emozioni, la domanda che emerge dalla pièce Que serà di Roberta Skerl

Cosa si è disposti a fare per un amico? È questa, tra ironia ed emozioni, la domanda che emerge dalla pièce Que serà di Roberta Skerl. Lo spettacolo, con la regia di Paolo Triestino, approda al Teatro Brancati di Catania da martedì 29 novembre, ore 21 (in scena fino a domenica 4 dicembre) nell’ambito della stagione del Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale). Prodotto da Diaghilev srl, lo spettacolo vede in scena tre attori – lo stesso Paolo Triestino, Edy Angelillo, Emanuele Barresi – che interpretano tre amici di vecchia data alle prese con le sfide ordinarie e straordinarie delle loro vite, ma sempre legati da un rapporto d’amicizia indissolubile.
Metti tre amici, da sempre e per sempre. Metti una cena d’estate tra profumi e note brasiliane, perché l’allegria non manchi. Condisci il tutto in un giardino ad accogliere le parole, le risate ed i pensieri di Filippo, Ninni e Giovanni. Aggiungi infine che improvvisamente tutto cambi perché qualcosa di imprevisto, di molto imprevisto, accada e che ci si chieda cosa siamo disposti a fare per il nostro migliore amico. Ecco così servito Que serà, uno straordinario racconto di amicizia e, soprattutto, di vita in cui Roberta Skerl affronta con ironia, poesia e leggerezza, temi scomodi ma di grandissima attualità.
«Avevo letto il testo di Roberta Skerl, il cui titolo originale è Malagueña, tanti anni fa – racconta Paolo Triestino. Qualche tempo fa, ritrovandomi a pensare a un progetto mio, mi è tornato in mente all’improvviso e ne sono stato travolto. È un testo in cui tutti si possono ritrovare perché racconta della grande fortuna di avere amici veri su cui poter contare davvero per tutta la vita e mette ognuno di noi di fronte a un quesito non banale, ovvero “fin dove ci si può spingere per amicizia?”. Insomma, è un inno a questo sentimento unico».

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Una pièce in cui si sorride, si piange e ci si interroga, avvolti dall’atmosfera evocata tra note e profumi brasiliani. «C’è tanto Brasile nello spettacolo perché, d’accordo con l’autrice, il cui
appoggio è stato sin dall’inizio preziosissimo, ho sostituito gli elementi spagnoli presenti
nell’originale con quelli di un Paese che conosco bene perché ci ha vissuto mio figlio. L’esigenza era quella di parlare di vita reale. Roberta, infatti, sin da subito mi ha detto, intervieni come ritieni opportuno, l’importante è che il testo restituisca sempre l’idea di vita vissuta».

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