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Ambasciatore russo a Roma presenta querela per articolo de “La Stampa”

Domenico Quirico (La Stampa) "Prendano un traduttore migliore, nel pezzo ho scritto chiaramente che uccidere Putin era immorale e privo di senso". Il direttore Massimo Giannini (La Stampa) "No a lezioni da Russia, continueremo a difendere libertà nonostante le minacce e intimidazioni"

Roma, (Adnkronos) – ”Penso che avete fatto caso che il 22 marzo sul quotidiano La Stampa e’ stato pubblicato un articolo in cui si considerava la possibilità dell’uccisione del presidente della Russia: non c’e’ bisogno di dire che questo e’ fuori dall’etica e dalla morale e dalle regole del giornalismo”. Lo ha detto l’ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov, uscendo dal tribunale di Roma a piazzale Clodio.
”Nel codice penale della Repubblica italiana si prevede la responsabilità per l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato. In precisa conformità alla legislazione italiana oggi mi sono recato in Procura per presentare una querela con la richiesta alle autorità italiane di esaminare obiettivamente questo caso. Confido della giustizia italiana”.

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“Provo molto rammarico” per le vittime civili in Ucraina, ma per “otto anni ho visto quello che hanno passatoi civili nel Donbass: ci sono stati  oltre 14mila morti, tra cui molti bambini”. “Non ho visto nessuna minaccia in questa dichiarazione, soltanto una riflessione di scenari possibili in caso di minacce per la sicurezza nazionale russa”. “Negli ultimi tempi ogni dichiarazione russa viene considerata una minaccia”.
L’intervento militare in Ucraina “finirà quando saranno compiuti i compiti indicati dal presidente Putin prima dell’inizio dell’operazione speciale. Prima è meglio è”.

Sulla situazione a Mariupol e nelle altre città ucraine sarebbe opportuno “sentire le due parti e non solo la propaganda ucraina”. “Ogni giorno leggo  la stampa italiana e vedo foto sulla cui provenienza ci sono dubbi”, ha proseguito l’ambasciatore, ricordando che il presidente Putin ha ordinato di colpire solo “siti militari” e “per quel che riguarda la popolazione civile, i militari russi propongono sempre di aprire corridoi verdi per permettere le evacuazioni”.
“Sono in corso trattative e noi auspichiamo un esito positivo”. Lo ha dichiarato l’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov, incontrando la stampa davanti al tribunale di Roma, a proposito dei negoziati tra Mosca e Kiev.

“Suggerirei all’ambasciatore russo di leggere una migliore traduzione del pezzo, dove io sottolineavo che l’idea ahimè abbastanza corrente che l’unico modo di risolvere il problema sia che qualche russo ammazzi Putin fosse priva di senso e immorale, e questo c’era scritto bene in evidenza, e in secondo luogo che non porterebbe a niente e anzi porterebbe ad un caos maggiore”. Ad dirlo all’Adnkronos è il giornalista Domenico Quirico de La Stampa, commentando a caldo la notizia che l’ambasciatore russo ha deciso di querelarlo per il suo articolo del 22 marzo dal titolo ‘Se uccidere il tiranno è l’unica via d’uscita’.    “Evidentemente qualcuno gliel’ha tradotto male -sottolinea Quirico – Gli suggerirei di rileggerlo con attenzione e farselo tradurre bene, perché il senso è stato totalmente travisato, basta leggerlo”. Nel pezzo di analisi, spiega il giornalista de La Stampa, “c’è scritto che il piano di sperare che Putin venga eliminato in una congiura di palazzo è prima di tutto difficilmente realizzabile e poi un piano totalmente idiota, perché ogniqualvolta c’è stato un tirannicidio nella storia il risultato è stato di complicare le cose invece che di risolverle”.
In conclusione, “ognuno la può leggere come vuole, mi interessa in modo relativo -chiosa il cronista – Ma si prendano un traduttore dall’italiano al russo migliore di quello che hanno”.

“Solo nel mondo alla rovescia di ‘santa madre Russia’, quella che piace tanto a Putin, può accadere che un ambasciatore di un Paese che ha decretato la più sporca guerra contro una democrazia liberale come l’Ucraina possa intentare una causa contro un giornale responsabile solo di raccontare quello che sta succedendo in quel Paese”. Comincia così il video, diffuso sui social de La Stampa, con il quale il direttore del quotidiano, Massimo Gianinini, replica alle accuse dell’ambasciatore russo Sergey Razov, che oggi ha presentato querela per l’articolo del 22 marzo dal titolo ‘Se uccidere il tiranno è l’unica via d’uscita’.      “L’ambasciatore russo Razov ci ha attaccato per istigazione a delinquere”, ha detto Giannini, che ha ricostruito la vicenda. “In uno splendido articolo del forse più grande inviato di guerra in Italia, Domenico Quirico, che raccontava una tesi ricorrente, che alberga addirittura in molte cancellerie, secondo la quale a questo punto della guerra forse la cosa migliore da fare sarebbe uccidere il tiranno”, ha spiegato il direttore de La Stampa. “Nel suo articolo Quirico articolava la tesi, la descriveva in tutti i suoi aspetti e concludeva dicendo che chi questa tesi sostiene, si illude, perché se anche si potesse arrivare a uccidere il tiranno le cose poi peggiorerebbero ancora”.
Giannini incalza: “Questa è la Russia di oggi, guidata da un autocrate che sul suo territorio fa chiudere giornali, non possiamo dire che uccida, ma forse anche questo succede, uccide giornalisti contrari al regime, arriva ad imprigionare oligarchi o dissidenti invisi al regime, come Navalniy”. Oggi “non dobbiamo prendere lezioni da quel paese”, dice Giannini. Una lezione “che respingiamo con forza, perché siamo sereni su quello che facciamo e scriviamo, perché siamo un giornale libero, che cerca di raccontare i fatti ma che ha anche le sue tesi e le difende, le sue idee e le propugna”. Il direttore della Stampa, citando nel finale la giornalista Anna Politikovskaja, conclude: “Amiamo la libertà e continueremo a difenderla nonostante tutte le minacce e le intimidazioni, perché sappiamo di stare dalla parte giusta della storia”.

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