InvestiaCatania, il liquidatore spiega alla Commissione consiliare

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Audizione del Commissario liquidatore di InvestiaCatania, Francesco Marano, da parte della Commissione consiliare Bilancio del Comune di Catania. L’atto era stato esplicitamente richiesto nei giorni scorsi dalla consigliera Paola Parisi che, a causa di notizie apprese attraverso la stampa locale, aveva richiesto un chiarimento sulla gestione della partecipata del Comune di Catania. L’attenzione della consigliera Parisi era stata particolarmente posta sul fatto che InvestiaCatania, pur trovandosi in stato di liquidazione, aveva visto il suo bilancio passare da un attivo di circa 150 mila euro nel 2013 ad un passivo di oltre 700 mila nel 2018. Marano, oltre ad avere spiegato le motivazioni per cui il percorso della liquidazione della partecipata non fosse stato completato, ha sottolineato il fatto che una parte di questo disavanzo accertato è stato causato da una somma pari a 284.191 euro, erogati da aprile 2011 ad aprile 2012, per il pagamento di alcuni Consulenti esterni quando la società era già in Liquidazione.
Marano ha poi prodotto un promemoria sull’attività di InvestiaCatania che riportiamo integralmente.

STORIA DI INVESTIACATANIA E ATTIVITÀ IN SVOLGIMENTO

Investiacatania è stata posta in liquidazione il 28 dicembre 2011, nonostante seguisse e segua tuttora due attività che ne hanno impedito di fatto la conclusione: la realizzazione, portata avanti da AMT, del centro direzionale di Pantano d’Arci e la rendicontazione dei fondi del Ministero del Lavoro ex legge n. 236/1993. Le spese negli ultimi quattro anni sono esclusivamente quelle obbligatorie e relative a queste attività.
Per il primo punto AMT ha svolto i lavori (costo totale dell’opera 3.944.546 euro) e, in questi anni, Investiacatania ha provveduto al pagamento dei vari SAL, secondo quanto certificato dal Rup (un dirigente della stessa Amt). Tali lavori, secondo un accordo ed un cronoprogramma del marzo 2011, si sarebbero dovuti svolgere in 36 mesi, cioè fino ad aprile 2014, ma la stima non era corretta. Il prolungamento dell’attività non era stato contemplato dalla messa in liquidazione della Società, fatta nel 2011, per quanto riguarda i costi di gestione (organi societari, spese bancarie, ecc), peraltro dilatati nel tempo rispetto al cronoprogramma iniziale.
La seconda attività di Investiacatania è la rendicontazione dei fondi del Ministero del Lavoro. Tramite la legge 236/1993, Investiacatania presentò richiesta al Ministero per un importo definitivo di € 6.551.185 (iter avviato con protocollo del 30/7/2001). In pratica Investicatania finanziava attività di reindustrializzazione, creazione di nuove iniziative produttive e di riconversione, sviluppo a livello locale.
Diverse sono le anomalie in questo ambito.
1) La Società, per garantire al Ministero del Lavoro il regolare espletamento del programma, ha stipulato con il Credito Siciliano, più di 10 anni fa, due polizze fideiussorie tuttora attive per € 4.908.355, il cui canone rappresenta una spesa annuale di ben 85mila euro. Allora, dunque, fu scelta una modalità troppo costosa.
2) I progetti scelti e finanziati ormai più di dieci anni fa da Investiacatania sono risultati anomali o addirittura illegittimi: nel corso degli anni, infatti, i controlli effettuati dagli Enti preposti hanno fatto emergere delle irregolarità da parte di alcuni beneficiari dei contributi erogati in quegli anni. Sulla scorta delle informative della Guardia di Finanza e del Nucleo della Polizia Tributaria di Catania, la Procura della Repubblica e il Tribunale di Catania ha rinviato a giudizio i rappresentanti legali delle società beneficiarie dei contributi che hanno effettuato le irregolarità e il processo è tuttora in corso.
3) Tali irregolarità hanno determinato per Investiacatania l’impossibilità di svincolare le dette polizze fideiussorie e di incassare il credito vantato verso il Ministero del Lavoro per le somme anticipate dalla Società (1.635.817€, ancora previsti in bilancio).
4) I vari iter dei progetti finanziati non sono mai stati completati o rendicontati dal soggetto controllore (l’ex Credito Siciliano oggi Creval) e non sono mai state effettuate neanche le concessioni definitive. Il ruolo di Creval di controllore ed esecutore delle polizze risulta dunque non funzionale: questa procedura scelta a quel tempo non ha agevolato la conclusione del procedimento, infatti in questi anni ogni tentativo, da parte di Investiacatania ma anche dell’Amministrazione comunale, di discutere con la banca, circa la possibilità di chiudere le fideiussioni o diminuire il costo delle polizze, è stato fermamente respinto creando un costo assai alto alla società.

LE AZIONI DI LEGALITA’ E TRASPARENZA INTRAPRESE

A seguito delle indagini e del processo in corso sopracitato, l’attuale liquidatore di Investiacatania ha provveduto alla costituzione di Parte Civile e ha messo in atto la procedura di revoca dei contributi erogati a sette beneficiari, avviando, ove necessario le azioni risarcitorie, e informando, oltre che il comune di Catania, anche il Ministero del Lavoro e la Procura di Catania. Con tali revoche è oggi possibile finalmente eliminare le spese fideiussorie a loro garanzia, che altrimenti sarebbero proseguite senza soluzione di continuità con un danno per la società, e rientrare in possesso dei finanziamenti erogati in passato.

I COSTI E IL BILANCIO DELLA SOCIETÀ

Le spese della società di questi anni sono state esclusivamente quelle obbligatorie: si tratta delle sopracitate spese bancarie e fideiussorie, avviate, come detto, più di dieci anni fa, che incidono per 84.864 l’anno e delle spese per gli organi societari e il funzionamento società pari a 62.671 euro l’anno (il liquidatore prende meno delle precedenti gestioni e meno della metà dei presidenti delle Partecipate del Comune di Catania e la presenza del Collegio sindacale è obbligatoria, come conferma anche la Legge Madia). A queste spese, poiché Investiacatania non ha alcun dipendente, vanno aggiunte le spese per l’unico consulente (opera da quando è nata la società), che gestisce gli aspetti contabili e fiscali e incide per 10.027 euro l’anno. Tutte queste spese, ovviamente, sono lorde e comprendono Iva e oneri previdenziali.
In totale quindi le spese obbligatorie in questi 4 anni sono state 590.140 euro. A queste vanno aggiunte le spese legali per revoche e Costituzione Parte Civile di 14.574 euro.
Infine sono state considerate anche delle spese legali relative a procedimenti del passato, affidate delle vecchie gestioni, per 39.714 €.
Ai costi di gestione delle spese societarie e delle onerosissime clausole fideiussorie, vanno aggiunti anche dei crediti risalenti a molti anni fa verso il Comune di Catania di € 264.289, che nel 2015 sono stati azzerati su richiesta del socio di riconciliare crediti e debiti verso il Comune stesso, anche per un’azione di trasparenza del bilancio.
Il totale di queste spese necessarie per l’andamento della società è dunque 908.146 €: ecco spiegata la cifra di circa 700mila euro di passività cui si è parlato in questi giorni.
Nella gestione di questi 4 anni e mezzo non è stata dunque effettuata alcuna nuova spesa o non obbligatoria. Di contro, per quanto riguarda eventuali spese anomale o inopportune, si registra quella relativa ad “Assistenza tecnica all’amministrazione comunale e alle sue partecipate per progetti di sviluppo”, di 367.737,76 €. Tale spesa riguarda ben 284.191 euro di pagamento per “Consulenti esterni” erogati da aprile 2011 ad aprile 2012, quando la società era già in Liquidazione.

FUTURO DELLA SOCIETÀ

Ci sono i margini per ripianare questa passività, valutando in bilancio la rivalsa delle spese di gestione di questi anni. Di tutto ciò stiamo discutendo in modo serio ed approfondito con il Comune di Catania, anche con tre incontri avuti con l’Assessore al Bilancio, e nei prossimi giorni ci sarà una risposta formale alla lettera del Comune del 15 ottobre 2018, di cui sarà data notizia in tempo reale anche alla Commissione e al Consiglio comunale.