Sicilia Report
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Governo: al lavoro sul programma nessuna svolta, ma si tratta sui nomi

Bilaterali sulla squadra di governo, confronto su assetti, attesa per l'incontro dei big. Severino nome gradito ai 5 Stelle, rumors su Arcuri ma c'è muro IV, Fraccaro non resterà a bocca asciutta, per lui Ambiente o Innovazione

Roma, 1 feb. – I lavori sul programma procedono a rilento, ma se stabilire priorità e tempi è un’ardua impresa, ancor più complicato è trattare sui nomi, disegnando su carta il Conte ter che verrà. Se verrà. Perché anche sul nome del presidente del Consiglio -al secondo giorno di consultazioni per l”esploratore’ Roberto Fico, domani atteso al Colle- al momento non v’è certezza, anzi. Tutti temono che all’ultima curva Matteo Renzi sferri il ‘morso dello scorpione’, mettendo fuori gioco il presidente del Consiglio dimissionario. Intanto però i lavori vanno avanti a Montecitorio e non solo. I negoziati dirimenti hanno luogo anche fuori dal Palazzo se è vero, come sostengono trasversalmente tutte le forze di maggioranza, che la partita delle caselle e dei nomi è già cominciata, al momento passa da una serie di ‘bilaterali’ in attesa di un incontro che veda al tavolo tutti i big della maggioranza, forse già in serata. Ma anche su questo, ancora, non vi è nulla di certo. C’è ancora la notte e buona parte della giornata di domani. A trattare per il Pd ci sarebbe Dario Franceschini, per Iv Ettore Rosato, per il M5S Vito Crimi, anche se in molti, nelle file parlamentari grilline, spingono affinché al tavolo delle trattative segga anche Luigi Di Maio.

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Il tutto però procede tra i sospetti. Che si concentrano sul senatore di Rignano, ovviamente. “Tutti temono giochini, rilanci infinti da parte di Renzi o proposte irricevibili sugli assetti”, si dice in ambienti parlamentari dem. Nella partita non è certo escluso Giuseppe Conte, che sulla squadra, come sul programma, vorrà e dovrà dire la sua. Alcuni ben informati raccontano di una telefonata che sarebbe intercorsa tra il premier e la presidente emerita della Corte Costituzionale Marta Cartabia, che in molti vedrebbero bene al posto dello stesso Conte nel caso il Colle ripiegasse, per cause di forza maggiore, su un governo del Presidente. Intanto, però, Cartabia viene vista come “possibile nome da spendere al ministero della Giustizia, anche per spoliticizzare una delle caselle più discusse dell’intero esecutivo”, spiega una fonte di governo all’Adnkronos. Da qui la telefonata del premier dimissionario.

Un nome, quello della Cartabia, che potrebbe convincere anche IV. Oggi Matteo Renzi, che continua a tenere ‘appesi’ gli alleati su Conte Ter sì o no, ha parlato di “governo all’altezza” e di personalità “capaci e meritevoli”. Un modo per ribadire la necessità di una discontinuità marcata rispetto al Conte 2. E mentre nella giornata si susseguono colloqui tra i ‘pontieri’, da Iv salgono leggermente le quotazioni su Conte. Se fino a ieri le probabilità erano al 50%, oggi “siamo 51 a 49” per l’avvocato, si dice in ambientiIv. Tanto che, sebbene si sia “ai preliminari”, è in corso un confronto tra le forze politiche sugli assetti. Per Iv la prima casella da liberare – “non c’è nemmeno bisogno di trattare su questo”- è appunto quella di via Arenula. Oltre a Cartabia, altro nome che circola è quello di Paola Severino, un altro tecnico di fatto molto gradito ai 5Stelle, “che così potrebbero digerire l’uscita di scena di Bonafede”, spiega una fonte di governo.

Altri nomi vicini al premier e, stando ai rumors, in partita, sono quelli del supercommissario Domenico Arcuri, che potrebbe andare allo Sviluppo economico. Ma si troverebbe davanti il muro di Italia Viva, a cui il Mise fa gola anche per via del Nex Generation Eu, tant’è che tra i nomi che circolano in queste ore gira quello del renziano Luigi Marattin. Tra i nomi vicini a Conte, invece, c’è anche quello di MarioTurco, del M5S, ben visto per il ruolo di ministro del Sud o di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, stessa casella da rendere a Pietro Benassi, che l’ha ricoperta, con la discussa delega ai servizi, solo per pochi giorni, prima che la crisi investisse il governo come uno tsunami.

L’uscente Riccardo Fraccaro non dovrebbe restare a boccaasciutta. Seppur ridimensionato nel suo ruolo, ad attenderlo potrebbe esserci il ministero all’Ambiente o il dicastero dell’Innovazione e della digitalizzazione, possibili approdi. Ma anche Bonafede, se il ter dovesse diventare realtà, potrebbe trovare un suo spazio nel governo -forte del rapporto personale con Conte e con Di Maio- “certo non andrà a fare il capogruppo come ipotizzato da qualche suo detrattore”, spiegano i beninformati. Sebbene uno schema del genere -la permanenza di Bonafede al governo in un altro ruolo- non venga nemmeno presa in considerazione dei renziani. Una questione su cui ci si interroga in queste ore è poi quella delle cosiddette ‘quote rosa’, che potrebbe aprire le porte del ministero del Lavoro a Debora Serracchiani, visto che sempre in calo sono date le quotazioni dell’attuale titolare, Nunzia Catalfo. Per il dicastero del Lavoro circola anche il nome di Andrea Marcucci, capogruppo al Senato dei dem, considerato vicino a Renzi ma un suo upgrade al governo potrebbe ‘liberare’ la presidenza del gruppo dove -spesso- si è mosso in autonomia rispetto alla linea del Nazareno.

Intanto Nicola Zingaretti ha blindato Roberto Gualtieri a via XX Settembre. Ieri il responsabile dell’Economia ha anche incassato l’endorsment del numero uno di Confindustria, Carlo Bonomi. Ma nonostante i proclami, “con una crisi di governo ogni sedia balla, nulla è certo”, fanno notare gli addetti ai lavori. Tanto più che a minare quella di Gualtieri sarebbe Renzi in persona.

Anche qui, trattandosi di una partita tutta politica, per uscire dall’angolo si potrebbe fare ricorso a un tecnico. Tra i nomi che girano quelli di Fabio Panetta, già direttore di Bankitalia e ora nel board della Bce, di Ernesto Maria Ruffini, a capo dell’Agenzia delle Entrate, ma anche di Roberto Cingolani, nel board di Leonardo. Sulla rampa di lancio, anche per bilanciare la presenza di donne nell’esecutivo, in pole Maria Elena Boschi, che Iv vorrebbe alle Infrastrutture, mentre ai Trasporti – se il ministero venisse spacchettato – sembrerebbero in corsa il dem Graziano Delrio (sebbene il diretto interessato smentisca i rumors, deciso a restare nel suo ruolo di capogruppo alla Camera) e il grillino Stefano Buffagni. C’è poi la questione vicepremier, che molti giudicano irrinunciabile per creare una cintura di ‘costrizione’, pretesa da Iv ma non solo, seConte dovesse restare al suo posto a Palazzo Chigi. I nomi sono soltanto due, quelli di Dario Franceschini e Luigi Di Maio. O in alternativa, per i dem, quello di Andrea Orlando. Stesso ragionamento -limitare Conte- per l’indicazione di un possibile sottosegretario alla presidenza del Consiglio di ‘peso’, sulla falsariga di Giancarlo Giorgetti nel fu governo gialloverde. Tra i nomi si fa spazio quello di Goffredo Bettini, padre nobile del Pd e ‘pontiere’ numero 1 nell’accidentato percorso che potrebbe portare alla nascita del Conte ter.
(Adnkronos)

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