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Montecitorio

Draghi chiude primo giro alla Camera, i sì e i no dei partiti

Via libera da Salvini e Grillo, la maggioranza va da Leu (con distinguo) a Lega, il niet di Meloni. Lo storico Cardini: "Meloni fa bene ad opporsi"

Roma, 6 feb – Con il sì del Movimento 5 stelle e quello, per molti versi sorprendente, di Matteo Salvini, Mario Draghi ha chiuso il primo giro di consultazioni di tutte le forze politiche. Il premier incaricato potrebbe convocare un secondo giro di confronti, ma intanto può ragionare finalmente con le chiare posizioni assunte dai partiti in questi tre giorni di faccia a faccia. Con il presidente incaricato si è chiarito Matteo Salvini: “Abbiamo detto a Draghi che siamo a disposizione”. Il leader della Lega per molti versi è andato oltre le previsioni della vigilia: “Non poniamo condizioni né su persone né su idee o movimenti”, ha detto dopo l’incontro a Montecitorio ripetendo più volte: “Con Draghi c’è condivisione su molti temi”. Un sì è arrivato anche dal Movimento 5 stelle, ma solo dopo un lungo vertice con Beppe Grillo, arrivato a Roma appositamente per riunire i Big del Movimento: “Se si formerà esecutivo ci saremo con lealtà”, ha detto Viti Crimi. Il capo politico grillino è rimasto un po’ sul vago nel merito, parlando della necessità di una “maggioranza politica solida” e scandendo: “Al Pese serve esecutivo prima possibile”.

Ieri a spingere sull’acceleratore del governo Draghi era stato per primo Matteo Renzi: “Iv sosterrà il governo indipendentemente dal nome dei ministri, da quanti tecnici e politici” avrà, ha esordito il leader di Iv dopo il faccia a faccia con il premier incaricato. A favore del nuovo esecutivo, nella prima fase delle consultazioni, si erano detti anche tutti i gruppi ‘minori’ presenti in Parlamento, con toni anche decisi. Come quelli usati da Giovanni Toti, leader di Cambiamo (“auspico che tutto il centrodestra sostenga Draghi”) e Vittorio Sgardi (“esorto il centrodestra a sostenere Draghi, è una persona di qualità”). Con le consultazioni di Leu, invece, erano emerse le prime crepe nell’ampia maggioranza che si stava delineando intorno all’ex governatore della Bce. “L’alleanza Pd-M5S-Leu è uno spartiacque, è evidente che ci sono ono confini che rendono incompatibili i nostri temi con la presenza di forze come la Lega”, ha detto la capogruppo al Senato Loredana De Petris. Ma l’unica a pronunciare un no secco davanti al premier incaricato resta Giorgia Meloni: “Abbiamo ribadito a Draghi che Fdi non voterà la fiducia al suo governo”, ha detto la Meloni sottolineando: “Fdi non andrà mai al governo con Pd, M5S e Matteo Renzi”.

Nessun “pregiudizio” nei confronti di Draghi, tanto che “se ci fosse un governo che mette in sicurezza Recovery e consenta il piano vaccinale, che duri al massimo fino a settembre, lo valuterei”, ma “non posso certo votare un governo di legislatura”, ha chiarito Meloni. Fiducia al premier incaricato dal Pd: “Abbiamo espresso a Draghi piena disponibilità a concorrere al tentativo per un governo del Paese”, ha detto Nicola Zingaretti dopo le consultazioni. I dem non hanno posto veti su nomi e sigle, ma hanno circoscritto il perimetro del governo su temi e contenuti: “Il governo dovrà avere un forte ancoraggio all’Unione europea, alla sua politica di superamento dell’austerità, di spinta a investimenti con rischio comune, alla solidarietà” e un “ancoraggio importante alla nostra storica amicizia euro-atlantica, aiutata dall’elezione di Biden”, ha spiegato il segretario del Pd chiedendo poi un esecutivo “forte e di lunga durata”. Annunciato telefonicamente a Draghi direttamente da Silvio Berlusconi, Forza Italia era arrivato ieri il sì: ”Abbiamo confermato al premier incaricato il pieno appoggio di Forza Italia”, ha detto dopo le consultazioni Antonio Tajani, che nel merito ha parlato di un governo di ”alto profilo”, che coinvolga ”tutte le risorse della politica, dell’economia e della cultura” e ha detto no alla ”nascita di una nuova maggioranza politica”.

“Credo che Giorgia Meloni faccia bene ad opporsi ad un governo Draghi. Ho massima stima di Draghi e della sua grandissima competenza ma Draghi è uomo di potere, molto legato a forme di governo sovranazionale, come Unione Europea e Nato”. Così lo storico Franco Cardini all’Adnkronos, commentando gli sviluppi della crisi di governo e il mancato appoggio della Leader di Fratelli d’Italia ad un possibile governo di larghe intese guidato da Mario Draghi. “Il problema – aggiunge Cardini – è che oggi la politica non ha più primato: il primato ce l’hanno economia, finanza, tecnocrazia. E mentre Draghi farà il gioco di questi ultimi tre poteri, Giorgia Meloni è l’unica che incarna un ritorno al primato della politica. Fra i leader politici di oggi è una delle più interessanti ed è libera. Ma questa libertà la paga con il sempre corrente rischio di essere emarginata dalle altre forze di centrodestra, più sensibili alle lusinghe dell’interesse contingente, come per esempio aderire al progetto del governo Draghi”. “A mio avviso Meloni ha fatto bene a dire per prima che lei con Draghi non ci sta. Ed ha ragione quando dice che Draghi è espressione della grande finanza internazionale. Poi qualcosa per l’Italia farà, per carità, visto che avrà un enorme potere”, afferma lo storico.
(Adnkronos)

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