Dissesto, i sindacati: “Si facciano atti concreti per la città”

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Mentre il Comune di Catania è ormai destinato alla dichiarazione di dissesto economico, dalle sigle sindacali Cgil, Cisl, Uil e Ugl, sull’onda del successo ottenuto dal corteo di giorno 12 nato per sensibilizzare la politica opinione pubblica sul dramma che sta vivendo la città, arriva un ulteriore appello all’amministrazione comunale affinché non si faccia trovare impreparata alla gestione del post default.
“Immaginare, non pochi mesi fa, una catastrofe di simili proporzioni non era all’ordine del giorno, anche se era facilmente intuibile una condizione parecchio difficile delle finanze comunali, ma non irreversibile – commentano Giacomo Rota, Maurizio Attanasio, Enza Meli e Giovanni Musumeci. I numeri, individuati dalla Corte dei Conti sono molto chiari ed inequivocabili, poiché raccontano ciò che nell’ultimo ventennio è accaduto in relazione alla tenuta dei conti comunali e non possono essere più celati dietro il triste balletto di accuse reciproche tra le parti politiche, a cui i cittadini catanesi stanno assistendo basiti da settimane. Basta leggere le deliberazioni dei giudici contabili per capire quali sono e di chi sono le responsabilità del fallimento della Catania comunale, cosa nel tempo è accaduto in fatto di gestione del debito pregresso a partire dall’occultamento di debiti e dall’attivazione di nuova spesa nonostante una procedura di riequilibrio già attivata. Una grave condizione che nessun emendamento, nessuna “manina legislativa” avrebbe potuto trasformare – aggiungono i leader sindacali – ma solo postdatarlo. La dichiarazione di dissesto, dunque, è la pietra tombale sul recente passato che consentirà di aprire una fase non voluta, ma necessaria, in cui la buona amministrazione deve essere obbligatoriamente al primo posto. Ci appelliamo, quindi, al sindaco ed all’intera amministrazione comunale, affinché non si perda un solo minuto nel portare in consiglio la proposta di delibera di dissesto e successivamente il consuntivo 2017, poiché questo è il momento in cui il senso di una maggiore responsabilità deve prevalere su ogni altra cosa. Oggi, la scelta d’amore per Catania, fatta pur nella consapevolezza di trovarsi a gestire una situazione complicata, non basta affatto perché dovrà essere accompagnata da una insindacabile dimostrazione di capacità nel rendere virtuosa questa città. Ai processi ed alle sentenze ci penserà la magistratura, sulla quale continuiamo a riporre estrema fiducia, a questa compagine amministrativa toccherà ripartire da zero e, speriamo, che non venga lasciata sola dalla Regione e dallo Stato centrale, in questo processo di rinascita. L’impegno principale – incalzano Rota, Attanasio, Meli e Musumeci – per chi è stato chiamato ad amministrare Catania (e ci auguriamo in tal senso il primo cittadino prenda in considerazione l’impellenza di effettuare una revisione della sua giunta, con la sostituzione degli assessori non più compatibili per storia personale e responsabilità passate) dovrà essere quello profondere ogni sforzo possibile per non perdere un solo posto di lavoro, in un contesto dove già la disoccupazione è al 20%, nonché di attivare tutte le iniziative possibili a costo zero per assicurare più servizi alla cittadinanza ed i lavoratori. Quanto agli interventi economici da parte della Regione e del Governo nazionale, almeno per consentire al Comune di ripartire, se da una parte non possiamo che apprezzare la disponibilità concreta mostrata cifre alla mano dal presidente della Regione Nello Musumeci, dall’altra non possiamo che esprimere preoccupazione per le mancate risposte concrete da parte di Roma. Catania non ha bisogno di passerelle, promesse, vertici a vuoto solo con il tentativo di allungare il brodo, ma di atti fattivi e tangibili. Lo diciamo a chiare lettere – concludono i vertici etnei di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, che intanto domani chiederanno al Prefetto la convocazione di un tavolo di crisi permanente – perchè tutti, a partire dai dipendenti comunali e dal personale delle società partecipate, per finire con tutti quei creditori che forse non vedranno il compenso loro dovuto, chiedono soluzioni nette e non chiacchiere”.