Bando periferie: il Governo annulla, Catania perde 58 milioni

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Con la decisione del Governo di annullare il Bando per le periferie, Catania perderà 58 milioni di euro, 18 per gli interventi previsti nei quartieri di San Giovanni Galermo e Trappeto nord, che riguardavano la riqualificazione di vari edifici, tra cui un plesso della scuola, e azioni mirate all’inclusione sociale e alla cura di bambini e anziani. Quaranta dei 58 milioni erano invece destinati ad opere in vari Comuni della Città metropolitana, come la riqualificazione del plesso sportivo di Camporotondo etneo (nove milioni e mezzo) e della stazione ferroviaria dismessa di San Marco, in territorio di Paternò (due milioni e mezzo), e la rifunzionalizzazione della piscina del Polivalente di San Giovanni La Punta (un milione).

Grande il disappunto dell’ex sindaco Enzo Bianco: “Catania è tra le città che ha ottenuto di più dal bando Periferie. Oltre 49 milioni di euro. Interventi nella periferia nord, a Trappeto e San Giovanni Galermo, con la realizzazione di un Parco e il completamento di Piazza Beppe Montana. A Librino con il restauro della Brancati destinata a diventare Scuola superiore. E alla Civita. E la ristrutturazione delle Ciminiere. E, inoltre, interventi a Paternò ed a Camporotondo. Oggi una scelta del Governo cancella la gran parte di essi. Incredibile. Ignobile. Dove sono finiti i proclami sulle periferie? Ma ce la faremo. C’è mobilitazione in tutte le Città. Al di fuori del colore politico. Faremo fare marcia indietro al Governo. Ma occorre far sentire la nostra voce. A Catania come a Venezia, a Palermo come a Torino”.

Furioso il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, che replica alla sottosegretaria all’economia, Laura Castelli: “Stiamo assistendo a un furto con destrezza. Siamo in presenza di un governo che straccia un contratto scritto, viene meno alla parola data. E tanti saluti alla leale collaborazione tra istituzioni. Sul bando periferie si fa confusione, mischiando sentenze, interessi politici e risorse economiche che nulla c’entrano tra loro, solo per non dire la verità: si stanno privando i Comuni di fondi necessari per rendere più sicure e vivibili quelle delle nostre città che soffrono situazioni di degrado economico e sociale”.
“Ristabiliamo la verità – sostiene Decaro –: è falso che non ci sia copertura per il miliardo e 600 milioni destinati ai 96 progetti del bando periferie. Ottocento milioni sono stati stanziati con delibere Cipe. Altri ottocento milioni attraverso il comma 140 di una legge di bilancio di due anni fa. Del resto tutte quelle convenzioni, che ora il governo vuole considerare carta straccia, avevano avuto la verifica e la registrazione della Corte dei Conti. Non un organismo politico quindi, ma il massimo organismo di validazione contabile”.
Decaro conclude invitando il governo a un ripensamento. “Non abbiamo cercato lo scontro. Non abbiamo voluto fare muro contro muro. Anzi, in queste ore tutti i sindaci hanno cercato un’interlocuzione con il governo che richiamiamo a quel patto di reciproca collaborazione che dovrebbe sempre guidare le istituzioni, con l’obiettivo di tutelare gli interessi dei cittadini. Anche per questa vicenda del bando periferie, sarebbe bastato vedersi, parlarsi. Ora una cosa deve essere chiara ai nostri interlocutori istituzionali: i sindaci non si fanno prendere in giro”.

Interviene anche il sindaco di Palermo e presidente di Anci Sicilia, Leoluca Orlando: “L’emendamento al decreto Milleproroghe, approvato in Senato, con il quale è stata prevista la sospensione fino al 2020 del Bando di riqualificazione delle periferie rappresenta, per le città del Sud, una scelta particolarmente grave che, se confermata, rischia di determinare pesanti ricadute sui territori”.
“Sono tutti interventi di riqualificazione e rigenerazione non solo nel senso strutturale del termine, ma anche in senso di sicurezza sociale e tutti in aree particolarmente degradate, sotto entrambi i profili e lo stop a queste importanti risorse – continua Orlando – comporterebbe un danno economico rilevantissimo, perché i Comuni hanno investito tempo e risorse nei progetti di rigenerazione delle periferie portati avanti negli ultimi anni e priverebbe i cittadini delle nostre città di una prospettiva di vita sostenibile all’interno di aree urbane riqualificate. Ci auguriamo, pertanto, che prevalga il buon senso e che la norma non venga confermata, a settembre, anche alla Camera”.
Il blocco, all’interno del decreto Milleproroghe approvato ieri in Senato, di circa 3,8 miliardi di euro attivati dal Piano periferie, che metterebbe a serio rischio impegni già sottoscritti da 96 comuni italiani e da un gran numero di città metropolitane e che, in Sicilia, coinvolgerebbe le città di Palermo, Catania, Enna, Caltanissetta, Agrigento, Ragusa, Siracusa e Trapani e le città metropolitane di Palermo e Catania e Messina.