Sicilia Report
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Successo al Museo MacS di Catania per il vernissage di “Anthropocene”

Giuseppina Napoli: «L'arte di Deli è un’ipotesi d’infinito», la personale sarà visitabile al prossimo 16 luglio

Catania – Successo e grande partecipazione ieri pomeriggio, al MacS (Museo di Arte Contemporanea Sicilia) di Catania, diretto da Giuseppina Napoli, per il vernissage della mostra personale “Anthropocene” di Alessio Deli.
Quest’ultimo, lo ricordiamo, indaga la dimensione temporale dell’arte attraverso le possibilità espressive che scaturiscono dal reimpiego di oggetti scartati. Il recupero di materiali poveri per la creazione di opere nuove gli permette di sottrarre gli stessi dall’oblio per reinserirli nel flusso incessante del tempo.
Ieri, l’inaugurazione di una mostra ma soprattutto un momento di grande vigore simbolico, di fiduciosa apertura per l’intera città che ha scelto di esserci. Per l’occasione successo e visibili apprezzamenti anche per le raffinate e originali videoproiezioni a cura di Vladimir Di Prima e Alfio Vecchio (Filmkam) che hanno permesso ai numerosi partecipanti di prolungare la visita vivendo all’aperto (e in assoluta sicurezza) le suggestioni interne del Museo MacS.

“È stata un’ulteriore occasione per stare insieme, per socializzare dichiara la Napoli per riflettere sulle proposte artistiche di Deli anche all’aperto come si fosse all’interno della struttura museale. La nuova opera di Deli che arricchisce la collezione MacS, è una scultura straordinaria, abbagliante (nasce da un connubio tra resina e marmo di travertino romano), e, potremmo dire, profetica – prosegue la Napoli -.  Anthropocene restituisce l’immagine dello spirito del nostro tempo con il candore e la lucentezza del marmo, la bellezza dei tratti, la gravità e il dramma di una maschera che vorrebbe proteggerci dalla morte. Anthropocene, respira e si rigenera incessantemente proprio come la materia plasmata da Deli che ci dona un inno compassionevole, struggente, alla vita che non muore. La decadenza, la sofferenza e la solitudine sono l’istantanea di oggi, “Non c’è arte senza coscienza di sé, e la coscienza di sé e lo spirito critico sono tutt’uno”. L’arte può ricucire lo strappo di errori reiterati dal e nel tempo. L’arte è e rimane l’emblema di bellezza salvifica. Il viaggio di Deli tra lacerazioni e visioni, annoda e rintreccia la trama del tempo, ricuce lo strappo, risveglia dall’oblio. L’arte di Deli è un’ipotesi d’infinito”.

Entusiasta Deli presente pur nella distanza con diversi video-collegamenti telefonici, ha ringraziato i presenti e ha dichiarato: «L’aspetto affascinante di quello che faccio con i materiali di recupero che ho adottato come medium della mia espressività è proprio quello di rendere immortale quella che è la sintesi della nostra civiltà quindi il rifiuto, quel qualcosa che viene abbandonato dall’essere umano, si nobilita attraverso l’assemblaggio, la forgiatura del materiale stesso e attraverso poi la costruzione di una figura umana o vegetale o animale. È come se qualcosa si rigenera dalle proprie macerie, dalle proprie ceneri, un po’ come l’araba fenice, e diventa poi un qualcosa di immortale o che resterà a generazioni future».

Entusiasti anche i due curatori della mostra, Adriano Pricoco (Accademia di Belle Arti di Catania) e Daniele Raneri (Storico dell’arte), che hanno ribadito all’unisono l’alto valore della scultura quando, come nel caso di Deli, si prefigge l’obiettivo di “nobilitare l’esistenza e perseguire l’aumento del livello di consapevolezza dell’umanità”.

 

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